L’ATTESA DELLA FELICITA’

“Se si costruisse la casa della felicità, la stanza più grande sarebbe la sala d’attesa.”
Jules Renard

L’esperienza mi ha insegnato che esistono veramente due tipi di attesa. Una che amo, una che odio.

sognareL’attesa che amo è quella di un evento felice, previsto, sognato, immaginato. Godere dei momenti in cui semplicemente mi prefiguro la felicità, la gioia che ne verrà, sono momenti di pura gioia in se stessa. Ho imparato a godermi l’impazienza, la speranza, il cuore che trema, persino la paura che qualcosa vada male. Perché quelle emozioni sono quelle che mi mancheranno dopo, quando l’evento sarà avvenuto e sarà un bel ricordo (si spera!). Quando questo mi accade, provo a concentrarmi sull’attimo presente, provo a vivere col massimo dell’intensità il momento, a bloccarlo nella mia testa, fissando intensamente tutte le emozioni che sto sentendo. Quest’attesa, a mio parere, è parte integrante dell’evento che sta per succedere.

Poi esiste un’attesa che odio. guardare la pioggia

E’ l’attesa passiva che “qualcosa accada”, quella dell’inattività, della paura che blocca ad agire, dello stand by che può durare poco o tanto, ma è sempre inutile. In quei momenti, quando non si agisce ora, ma si rimanda, ci si costruisce un alibi, più o meno convincente, ma pur sempre un alibi.

“in questo momento non ci sono le condizioni migliori”, “Sicuramente domani troverò la determinazione giusta”, “c’è la crisi, meglio evitare”, “magari non ho considerato tutti gli aspetti”.

Quando si ha chiaro, dentro il proprio cuore, cosa è giusto e cosa è sbagliato, attendere significa solo sprecare vita. Per questo motivo, l’attesa di qualcosa che dipende solo da noi, ma si porta fuori da noi, è un’attesa che odio.

Io vivo quotidianamente tutte e due le attese, come tutti. Ma ho imparato ad essere forte ed impietosa con me stessa. Cercando di sfuggire gli alibi, ridendo di me stessa quando provo a costruirmene. Questo è il frutto di un lavoro di conoscenza e crescita che non si ferma, ma che continua, giorno dopo giorno. Ma saperlo riconoscere, credo sia già un bel traguardo.

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1 commento su “L’ATTESA DELLA FELICITA’”

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