Un difficile ritorno

“Scrivere la storia è un modo per sbarazzarsi del passato”.
Johann Wolfgang von Goethe

passato

Quando qualche evento della nostra vita ci ha fatti male, ci ha delusi, tendiamo a metterlo, nei nostri cuori, nelle nostre menti in una scatola. La chiudiamo per bene e speriamo che non ci troveremo più a fare i conti con quei brutti pensieri.

Ma non è esattamente così che vanno le cose. Prima o poi quegli eventi ritornano, sotto le forme più strane. Ma ritornano.

Allora molto meglio guardare in faccia quell’evento, farci i conti, scriverne persino, come ci consiglia il grande Goethe, per lasciare che si assorba sotto la nostra pelle, che smetta di essere un dolore sotteso, e diventi un malinconico, ma circoscritto e ben definito riflesso del nostro sguardo.

Nella mia, di vita, ho avuto molti di questi passaggi dolorosi. Non so se più o meno di tante altre persone. Quelli però sono stati i miei. E mi hanno connotata. Mi hanno fatta diventare quella che sono. Con le mie paure, i miei dubbi, le mie aspettative e le mie reazioni. Con alcuni di questi eventi ancora faccio fatica a fare i conti.

Ma se c’è qualcosa che voglio imparare a fare è smettere di nascondermi  da loro. Smettere di far finta che non ci siano stati. Accettare, profondamente accettare, che se sono così, nel bene e nel male, è anche per merito e per colpa di quegli aventi. Ed accettare significa anche qualcosa di molto importante per il mio futuro. Significa non vivere più di reazione. Significa non fare le prossime scelte in recupero di quelle sbagliate o, ancora peggio, in evitamento, di ulteriori sbagli e dolori.

Perchè vivere di reazione, significa non avere consapevolezza. Significa esser come un oggetto, senza una coscienza, senza una memoria e senza una speranza.

Un caro maestro e collega mi ha, da pochissimo, insegnato, che uno dei dolori più grandi da un punto di vista relazionale, soprattutto per una donna, è il disconoscimento da parte di chi si ama. Ecco io l’ho vissuto, e rivissuto spesso. Questo mi ha fatto male, tanto. Ma non si può chiedere a qualcuno di amarti come e quanto lo ami. Che sia un compagno, un genitore, un amico, o comunque un altro da te.

Si può lavorare su se stessi per non inaridirsi per questo. Per non smettere di credere che possa essere differente. Questo si deve fare. Per non smettere di credere nel prossimo. Per non disconoscerlo a nostra volta.

Ecco l’ho fatto… ne ho scritto… e devo dire che mi sento un po’ meglio. Grazie Goethe! 🙂

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