Cambiamento

Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa soprattutto avere l’intelligenza di saperle distinguere.

San Tommaso Moro

cambio

“Cambiare”: questa parola nella maggior parte della mia vita ha significato tanto. Cambiare per non accontentarsi, cambiare per tendere al meglio, cambiare per rimettersi in gioco, cambiare per provare al mondo, ma soprattutto a me stessa, che lo potevo fare.

Cambiamento, quindi, inteso soprattutto nel senso di “tensione al miglioramento”, vero o presunto che il senno di poi abbia rivelato.

Ogni volta ho sfidato me stessa per uscire un po’ di più dalla mia calda ed accogliente zona di comfort, con l’unica speranza di crescere e diventare ogni giorno un po’ migliore del giorno prima.

Ma non mi è bastato apportare il cambiamento a me stessa. Alla mia vita. Cambiando città, amori, lavori, amicizie, contesti, sfide e materie.

Ho creduto di poter indurre il cambiamento, inteso davvero come miglioramento, come accrescimento di valore, anche nei contesti lavorativi vissuti e così ho sviluppato ed accresciuto le mie competenze nella gestione Qualità aziendale. Mi sembrava una scelta coerente al mio modo di essere e di interpretare la vita.

Qualità in un buon processo produttivo, riducendo per esempio gli scarti di produzione e contribuendo ad irrobustire i processi di controllo. Qualità di prodotto, per garantire un  prodotto in linea con le aspettative di chi lo comprerà. Qualità nei rapporti di fornitura o nelle relazioni all’interno delle organizzazioni, mediante la diffusione di una leadership positiva e costruttiva, e mai arrogante e mandataria.

Il passaggio dalla Qualità in un’azienda, alla qualità intesa come corrispondenza del vissuto ai valori intrinseci e profondi delle persone è stato quasi naturale. Vivere secondo i reali bisogni, mettendo in atto le proprie potenzialità migliori, coltivando i propri talenti. Cosa ci poteva essere di più bello e giusto, che promuovere nelle persone questo tipo di cambiamento?

Ho commesso un errore che San Tommaso Moro, attribuirebbe all’intelligenza. Non ho tenuto conto che niente cambia, che non chieda di cambiare.
Non si porta Qualità in un’azienda che non decida per un profondo cambiamento culturale. Nemmeno se apparentemente lo richiede ad un manager ben pagato.

Non si crea auto-realizzazione in una persona che non sente di voler realizzarsi, ma che si fà solo affascinare da idee probabilmente alternative.

E’ tutto li!

Viviamo in un paese assuefatto al malcostume, vittima della sua stessa arte di arrangiarsi, incapace di una visione pulita e veramente libera verso il futuro, debole nella difesa dei suoi valori storici e delle sue credenze più antiche, incapace di guardare con creatività ed apertura ai cambiamenti che velocemente stanno sopraggiungendo.

E siamo vittime di un sistema di comunicazione che ci indirizza ad una felicità fatta di splendidi ed accoglienti compensativi, cibo, strutture turistiche, centri benessere, trasmissioni televisive avvilenti e sesso a buon mercato.

Desiderare il cambiamento su me stessa è stato facile. Conseguirlo più impegnativo, ma è dipeso solo da me. Io ho ricominciato da me stessa con le forze che avevo.

Auspicarlo per tutto quanto mi circonda, forse, utopistico, quanto meno se sono la sola a volerlo, in un mondo che non ne sente il vero ed effettivo bisogno.

Allenerò dunque, San Tommaso docet, la mia pazienza ad accettarlo…  non credo ci sia altro da fare.

Elena

 

 

 

 

 

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