La pecora nera

È più facile trarre in inganno una moltitudine che un uomo solo.
(Erodoto)

pecora nera

Proviamo a pensare ad una pecora nera nello stereotipo che ci viene in mente. Una pecora nera è una povera bestiola, che per sua sfortuna essendo nata nera si distingue dal gregge. Quanto imbarazzo, senso di inadeguatezza e insicurezza deve sentire questo povero quadrupede nel guardare le sue sorelle che felici, candide ed omologate pascolano nei verdi prati!

Il mondo ci invita a sperare di nascere o, quanto meno, diventare bianche e confonderci nella massa.

“Il nero in fondo è un colore triste!”

“Il lupo sicuramente vedrebbe prima te e poi le altre.”

“Quell’aria di esser caduta li per sbaglio sicuramente ti rende ridicola!

Essere goccia nel mare è un’esigenza che è fuori di noi. Ma che facciamo diventare nostra.

Ma perchè il mondo ci vuole cosi?

Perchè le masse sono gestibili, influenzabili, indirizzabili verso quanto fa comodo ai pochi. E quali sono i canali attraverso cui ci vediamo piovere addosso lo slogan “omologati e sarai felice”?

Tantissimi! Tutti i media per esempio guardano al mondo come una massa informe da studiare e guidare. Le mode. La politica. Il cosiddetto “welfare”.

La storia dell’ultimo secolo mi fa pensare a due casi eclatanti di addottrinamento della massa. Uno con conseguenze apocalittiche:

la politica nazista che aveva preparato ed inculcato l’odio verso gli ebrei anche nelle persone più lontane dagli interessi economici che gli ebrei rappresentavano per pochi regnanti. Un lavoro durato pochi anni, ma permeato nel tessuto sociale anche più basso e nelle forme più subdole, tanto da trasformare un intero popolo in un unico, feroce, assassino.

L’altro con l’introduzione della televisione che in mezzo secolo ha indotto un salto epocale nella coscienza della gente, nel suo grado di indottrinamento, ma anche nella possibilità di esser maggiormente guidato e gestito.

Allora il messaggio che vorrei lasciare con questo articolo è:

non temete di essere pecore nere!

Non preoccupatevi di sentire cose diverse da chi vi stà accanto, di dirle, di proporle, combattere per queste anche se “i più” le dichiarano sbagliate ed insensate.

Erodoto lo aveva capito 2.500 anni fa: essere un’unicità pensante ed auto-determinante sarà forse scomodo per alcuni, ma sicuramente ci consente di cadere meno nell’inganno insieme agli altri!

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