Mara aveva voglia di (ri)conoscersi

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Fino a quel giorno aveva perseguito un solo obiettivo: dimostrare al mondo (ed a se stessa) di essere brava e competente quanto e come lo sarebbe stato un uomo.

Figlia unica di una coppia che l’aveva messa al mondo quando era già matura e rassegnata a rimanere senza progenie. Sapere che sarebbe arrivato un discendente, per Pietro, che ormai si avvicinava pericolosamente alla cinquantina, era stato un vero tuffo di emozione e con esso, sperare di avere il figlio maschio che, al suo posto, avrebbe guidato l’azienda di famiglia che ormai era alla quarta generazione, il più grande conforto immaginabile.

E dopo nove mesi era nata Mara. Uno scriccioletto biondo di 3 kg scarsi.

La sua mamma l’aveva accolta con amore, ma con il piccolo rimpianto di aver, anche se senza reale responsabilità, deluso le aspettative del marito che attendeva una sua estensione diretta nel tempo futuro.

Mara cresceva sana, vezzosa e coccolata. Amava vivere le sue giornate con le amichette, fare i piccoli lavoretti che la mamma le insegnava e, già da piccola, esprimere liberamente il suo pensiero e le sue idee su quanto sentiva e capiva nei discorsi dei grandi.

Come tutte le bambine era innamorata del suo papà. Per lei era il grande riferimento e per questo, aveva un solo grande desiderio: non deluderlo mai.

Così, per quanto adorasse studiare, ed amasse scrivere ed argomentare su filosofia e scienze umane, oltrechè disegnare abiti ed ideare gioielli, a soli 19 anni cominciò ad affiancare il suo papà nella ditta, per imparare tutto quanto poteva servire per rispondere prontamente e diligentemente alle sue aspettative.

Presto la delusione di Pietro, nel vedere la determinazione e la dedizione di Mara al suo lavoro, la sua pronta intelligenza e l’arguzia nel difendere gli interessi dell’azienda, lasciò il posto ad un vero senso di orgoglio. Tanto che amava ripetere ai suoi amici: “mia figlia è la donna con più attributi che conosca!” In un’azienda maschile tuttavia, come figlia del boss, aveva bisogno di conquistare un’autorevolezza che le consentisse di lavorare con buoni risultati, in un ambiente maschile e marcatamente maschilista.

Così il suo guardaroba si riempì di jeans, maglioni informi, scarpe anti-infortunistiche e tailleur pantaloni per i meeting. Trucco minimo e mai appariscente. Scarsa seduttività e massima resa lavorativa.

Ormai il suo staff con lei era a suo agio e mai alcun episodio sconveniente era venuto a succedere nel suo ambiente di lavoro.

Lavorava anche sette giorni su sette, se era necessario. Su turni massacranti e ben presto, lasciò che il suo papà supervisionasse al suo operato, ma prese la direzione dell’azienda. Accadde quando aveva solo 28 anni ed il suo papà aveva da qualche anno passato la settantina. Pietro riuscì a godere dell’ascesa della sua Mara al comando dell’azienda per dodici anni. Mara espanse l’area di influenza commerciale sui mercati esteri, il fatturato si moltiplicò in pochissimo tempo grazie alle opportunità offerte dalla rete internet.

Quella mattina, erano le 8, ma Mara era già alla sua scrivania da un po’, quando il telefono squillò. Le sembrò uno squillo strano, più forte e penetrante del solito… non riusciva a spiegarsi come mai.

Papà non c’era più. Non si era semplicemente più svegliato quella mattina. Non l’aveva nemmeno salutata!

Il gelo scese nelle vene di Mara e pervase ogni centimetro del suo corpo.

Emozioni di dolore, rabbia, paura, ansia, sgomento l’attraversarono e non la lasciarono per tutti i giorni a venire. Doveva essere preparata a questo evento, ma si rese conto che pian piano il dolore lasciava il posto allo sgomento.

E lo sgomento si manifestò insieme ad un’apatia, un calo brusco di forze, entusiasmi ed energia. Aveva quarant’anni e si sentiva vecchia e spenta. Improvvisamente aveva perso tutta la sua motivazione.

Era in ascensore quella mattina. Erano ormai due settimane che aveva smesso di andare in ufficio ed indossava la stessa tuta informe che la copriva ogni giorno da quando tutto aveva, improvvisamente, perso senso e scopo.

Si guardò al piccolo specchio, scurito dal tempo, di quel bugigattolo che la portava verso terra. E non si riconobbe. Vide una persona stanca, spenta, sola. Ma soprattutto non vide più nulla di quella che credeva di essere… Una consapevolezza improvvisa la colpì: Mara aveva l’urgente necessità di capire chi era, cosa amava, cosa la rendeva felice, a prescindere dalle attese del suo adorato papà…

 

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