L’ampiezza di visuale

Una macchina veloce, l’orizzonte lontano e una donna da amare alla fine della strada.
(Jack Kerouac)

auto

Kerouac fu uno degli autori statunitensi che, nello scorso secolo, descrisse meglio gli anni degli eccessi e, per molti, è il precursore della filosofia new age.

Senza voler fare una digressione letteraria, mi piacerebbe provare a rileggere ed interpretare questo suo aforisma adattandolo ad un profondo, vero e vissuto percorso evolutivo.

L’augurio che si faceva l’alternativo scrittore può, a prima vista, apparire banale, a tratti ricalcante stereotipi maschili, ma incarna in sè tanto del potere che dovremmo dare alla nostra vita. Per farlo serve un elemento indispensabile, senza il quale, probabilmente, è impossibile afferrare anche solo una di queste chimere: l’ampiezza di visuale

Sapersi guardare attorno ed accanto per godere a pieno della nostra macchina. Capire se la sua velocità è giusta per quello che desideriamo. Il viaggio deve essere comodo, ma non troppo rilassato. Rispettare i limiti, ma godersi il vento nei capelli. Sentire l’adrenalina della curva e godersi lo stupore del panorama. Fermarsi, se occorre, ad assaporare la pausa. Il suo silenzio, contrappunto perfetto al rotolamento dei pneumatici che divorano l’asfalto un momento dopo.

Un orizzonte lontano. Un obiettivo grande da sognare ma la voglia, ogni giorno, di riuscire ad afferrarlo e superarlo. Senza un orizzonte lontano non c’è velocità, attesa, speranza, tensione verso l’oltre. Per questo averlo negli occhi ci aiuta ad alzarci la mattina con l’energia che serve ad andare e riposare, la sera, con la consapevolezza del tragitto fatto quel giorno.

Infine una donna da amare alla fine della strada. Forse la parte più bella e poetica di questo aforisma. Kerouac faceva riferimento, probabilmente, ad una compagna che accogliesse con il suo amore, il viaggiatore e le sue storie.

Ma l’augurio più bello è arrivare alla fine della nostra strada con quello struggimento e la tenerezza verso la persona che siamo stati, perdonandone le colpe e ridendo dei suoi difetti. Rimanendo leggeri, giovani nel cuore, grati per quanto avuto, umili per quanto stati e, soprattutto, guardando anche alla nostra fine con lo sguardo ampio e luminoso con cui si è fatto il viaggio.

L’ampiezza di visuale quella magia che fà apparire questo aforisma, e con esso il mezzo, il fine ed il sapore del nostro viaggio, persino più poetici di quanto si potesse anche solo immaginare.

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