Una bella favola d’amore

“L’amore non conosce razza, etnia, colore, forma. L’amore è.

E quando lo è davvero, comprende ed accetta, anche l’ineluttabile, perché è insita nella natura dalla vita, l’ineluttabilità degli eventi”

spavnta

In questo blog pubblico sempre e solo cose mie; ma le regole sono fatte per essere infrante e così vorrei condividere una bella favola che una meravigliosa amica ha voluto donarmi in un febbraio che stà finendo e che era dedicato all’amore, ma che per me più lontano dall’amore non poteva essere…

La pubblico perché contiene tutti gli ingredienti che, secondo me, non dovrebbero mancare in un amore, quando è davvero grande: la sorpresa insieme all’attesa, la curiosità e la voglia di capire e conoscere l’altro da sé, i silenzi che comunicano più delle parole, la scoperta e lo sguardo che solo se pulito ed incantato, come quello di una bambina, può restituire lo stesso incanto, la protezione e la dolcezza, la vicinanza e la complementarietà, la forza del rinnovarsi ogni giorno attingendo da se stesso!

L’amore, insomma, come porta della conoscenza e della virtù.

Grazie Rosaria! 

NEW E SPEAR

“Tutto questo avvenne in un giorno lontano lontano… in un luogo lontano lontano, ai confini tra il mondo reale ed immaginario.

La spaventapasseri, risvegliandosi quel giorno, si ritrovò difronte il pupazzo di neve a cui i figli del suo contadino avevano dato forma il giorno prima. Un paio di grandi occhi azzurri, formati da due bottoni, dei più vividi che avesse mai visto, la stavano osservando ed una voce bassa, ma forte, le diede il buon giorno facendola rabbrividire, non di paura o di freddo, ma di qualcosa di strano che la mise in subbuglio e che non riusciva a capire, ma nello stesso tempo le piaceva molto.

– Buon giorno – Rispose timidamente.

Non si era mai sentita osservare in quel modo. – Possibile che sia quest’uomo di ghiaccio a farmi sentire la primavera nel petto? – si chiedeva ed a sua volta osservava con altrettanto interesse il suo nuovo vicino.- Scusi la mia curiosità ma non mi era mai accaduto di vedere una spaventapasseri, oltretutto poi così carina. Non ho potuto fare a meno di osservarla mentre si risvegliava – La spaventapasseri, lusingata, raccontò come Lucia, la figlia più piccola dei contadini, chiese al padre di costruire una spaventapasseri femmina, quell’anno, e che fu poi accontentata con divertimento, dal padre e dai fratelli più grandi. A Lucia, poi, fu dato il compito di rifinire i dettagli che ora la caratterizzavano. 

Compiaciuto l’uomo di neve stette giorni a guardarla e così fece la donna di erba con lui. Nei loro occhi, piano piano, la scintilla di compiacimento reciproco e curiosità si trasformò n qualcosa di luminoso e profondo. Nel loro parlare e nei loro silenzi si erano detti tutto ciò che avrebbero potuto dirsi, con sempre più trasporto e felicità. Lui le parlò del mondo del freddo e del ghiaccio e lei della primavera e dell’estate.

Ora immersi in un un silenzio colmo di intesa, lasciavano ai loro occhi, l’entrare l’uno nell’altro, come solo gli innamorati sanno fare, con la discrezione, la gioia e la fantasia propri del sentimento più alto.

La primavera era alle porte ed i primi raggi di sole iniziavano a mettere in difficoltà i due compagni. Si avvicinava per loro il momento di lasciarsi.

Quel giorno Lucia era corsa nel campo come ogni mattina a vedere i suoi due amici. Li salutò come sempre e si mise a tracciare un solco sul terreno intorno a loro; tracciò un grande cuore che li conteneva.

– Auguri – disse loro – oggi è anche il vostro giorno: è il giorno degli innamorati.

Così dicendo, saltando e correndo, come era arrivata se ne andò, lasciandoli alla loro nuova scoperta.

Era amore. Quello che sentivano era amore. Lucia con la semplicità dei bambini lo aveva capito.

Il sole quel giorno era più caldo.

– Non so ancora il tuo nome –

– non ho nome, Lucia non ne ha mai trovato uno giusto per me –

– Allora te lo darò io. Ti chiamerò Spear, filo d’erba, perché nasce dalla neve che lo ha protetto dal gelo dell’inverno e perché con l’erba sei stata creata –

– Mi piace, la sua freschezza mi farà sempre ricordare di te – Ma lo disse con voce triste ed aggiunse – ora con il sole te ne andrai e rimarrò sola. Il mondo non sarà più lo stesso senza di te ed anche tu, ancora non hai un nome- 

– Sai – rispose lui – non ti devi disperare. Ogni anno tornerò rinnovato con la neve dell’inverno, e potremo ancora stare insieme – 

– Ho trovato! ti chiamerò New. che ricorda la neve ed il rinnovamento, come il nostro amore, che ad ogni incontro sarà sempre nuovo, cosi sarò più serena nell’attesa –

Alcuni giorni dopo, tornando nel campo, Lucia trovò solo Spear, ma non c’era disperazione nei suoi occhi. C’era serenità e pienezza. Il sentimento che aveva conosciuto le aveva aperto la porta della comprensione. Sarebbe stata bella anche l’attesa ora, perché conosceva il sapore dei suoi frutti.”

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