L’evoluzione della leadership (parte I)

Il compito dei manager non è la supervisione, ma la leadership

William Edwards Deming

evoluzione leadership

Ogni evento umano, sia esso sociale, politico o culturale evolve. Perché è l’evoluzione stessa la chiave per mantenere in atto l’umanità.

Il salto evolutivo fatto dalla leadership nell’ultimo secolo è sbalorditivo e tanta strada ancora, spero, ne farà nei prossimi decenni. In questo e nei prossimi tre articoli di questo blog, vorrei condividere alcune idee che derivano dai miei studi e dalla mia esperienza professionale con chi avrà la curiosità di leggere e, se vorrà, commentare e/o dissentire.

Nella teoria di Martin Seligman, la potenzialità della leadership è, come le altre 23 potenzialità, innata e peculiare solo di alcune persone. Deriva dalla virtù della giustizia e si definisce come la capacità di essere autorevoli e guidare un gruppo di persone verso un obiettivo assegnato. Dunque nessun dramma: alcune persone hanno leadership, altre no. Inutile recriminare. Sarebbe come “lavorare per cambiare” le proprie caratteristiche fisiche innate (il colore degli occhi o l’altezza) o i genitori da cui si discende: lavoro inutile ed infruttuoso. Quindi Seligman ci insegna che ci sono persone dotate della capacità di essere riferimenti per gli altri, di farlo con leggerezza e piacere provando emozioni positive nel vivere la propria leadership. Ed altre persone dotate di altre potenzialità. Ovviamente Seligman non fà riferimento ad un contesto specifico. Sia esso lavorativo o famigliare. Si potrà mettere in atto questa potenzialità in qualsiasi contesto, a patto che esso sia favorevole alla piena espressione dell’essere.

Io credo che i grandi leader del passato non potessero non avere questa potenzialità. E la rendevano vissuta nell’unico modello di leadership allora esistente: la leadership impositiva, di discendenza militare. Siamo nel pieno trionfo del maschile, nel pieno dominio delle competenze, della gestione ed elaborazione delle informazioni a scopi strategici e molto spesso di prevaricazione ed annullamento oltre che del nemico, anche delle singole volontà dei sottoposti. Era il tempo del fare, della conquista, della competizione, del consumo delle risorse e della sopravvivenza a tutti i costi. La famosa legge di darwiniana memoria sulla sopravvivenza della specie per cui la specie debole muore e si estingue a vantaggio di quella forte. I drammi che sono conseguiti a questo modello sono noti a tutti e rappresentati da ogni atto usurpativo e violento che la storia umana ci ha lasciato ed ancora, purtroppo, continua a narrarci.

Continua….

 

 

 

 

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