L’evoluzione della leadership (parte II)

L’autorità è sempre degradante: degrada sia coloro che la esercitano, sia coloro che la subiscono.

Oscar Wilde

militare

 

La leadership impositiva ha un nucleo maschile. E’ costituita dall’insieme di caratteri ed atteggiamenti ispirati alla forza, autorità, guida e governo dei deboli atti a far avvenire eventi, presumibilmente positivi, per il leader e chi lo segue.

Un’unica forza pensante che “utilizza” la mano forte dei suoi follower, perché esegua il suo volere. Il presupposto è che esista una qualità superiore del leader, ma soprattutto una capacità da parte sua di muovere il sistema per il bene comune. Il riferimento diretto di questo modello di leadership è quello militare, la cui espressione organizzativa non poteva prescindere dal sistema direttivo e competitivo tipico del mondo maschile.

Troviamo quindi il narcisismo del maschile nel contesto famigliare, con il padre-padrone che impone regole, più che educare. Nei sistemi dittatoriali del passato ed ancora oggi esistenti in molti stati nel mondo (Corea del nord, Libia, Laos, Cuba).

Passando anche attraverso tantissime realtà aziendali, soprattutto quelle a carattere padronale italiane, in cui i presupposti della gestione sono la completa discrezionalità dei proprietari a scapito delle capacità decisionali ed il rapporto di fiducia che vince su quello di innovazione, merito e competenza dei dipendenti.

Ed il dramma è che spesso queste realtà vivono l’impasse del cambio generazionale come decisivo alla stessa sopravvivenza dell’azienda. Un modello di leadership impositivo che poteva funzionare negli anni ’50 con i vecchi fondatori la cui autorevolezza era riconosciuta proprio perché fondatori, viene protetto e mantenuto con le nuove generazioni che hanno solo il merito di aver ereditato quei ruoli, senza averne, spesso, le caratteristiche e le qualità. Leader scelti per discendenza e dall’esterno, e non riconosciuti dall’interno dell’organizzazione.

Questo, con i mercati aperti e le nuove sfide competitive che vengono da oriente, risulta una scelta spesso fallimentare che palesa l’incapacità dell’organizzazione a vivere, sostenere e promuovere la crescita dell’azienda sui nuovi mercati.

Laddove carente, urge quindi, un’evoluzione dal concetto di “capo” a quello di “leader positivo”…

Continua…

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