Vi dichiaro marito e moglie…

Mamma mia… io guarda, io non è che so’ contrario al matrimonio eh, 

che non so’ venuto… 

Solo, non lo so, io credo che in particolare un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi tra loro…. 

Troppo diversi.

Pensavo fosse amore invece era un calesse – Massimo Troisi – Scena finale

20161008_164055Ispirata per questo articolo al matrimonio di mio fratello, avvenuto pochissimi giorni fa nel mezzo di una giornata fin troppo autunnale e fredda. Ha coronato il sogno di amore con la sua fidanzata e lo ha fatto con lo slancio, l’entusiasmo e l’emozione di un ragazzino, seppure in una scelta sentita e desiderata da tempo.

Ho riflettuto tanto su di me e su questa istituzione, durante quella giornata. E mi sono riconosciuta, sorridendo, nell’ultima frase del film citato.

Io non ho mai sentito il desiderio di sposarmi. Ammiro molto chi fa questa scelta, per qualsiasi ragione la faccia. Ottimismo, amore, fiducia nel futuro e nel proprio amato, voglia di famiglia, paura di solitudine, rispetto di una tradizione famigliare etc etc.

E’ comunque una scelta che merita tutto il mio rispetto e la mia ammirazione.

Ammirazione per quel senso di promessa, di patto, di ricerca di una certezza che a me più che tranquillizzare, fà paura.

Purtroppo la vita famigliare dei miei genitori è stata tutt’altro che felice e serena. E già questo, per me, è stato un pessimo punto da cui partire. Ho conosciuto giochi di egoismo, potere, manipolazione tra di loro e nei nostri confronti, che nemmeno tra nemici giurati sarebbero giustificabili. Sono consapevole che la mia storia, da questo punto di vista, è simile e magari persino migliore di tantissime altre. La differenza è che il dato di fatto (il rapporto dei miei), ha generato percezioni e reazioni differenti in me e mio fratello.

In me il disgusto più assoluto per ogni forzatura che obblighi due persone a stare insieme, in mio fratello il desiderio e la volontà di credere che possa e debba essere differente e di volerlo costruire, con la sua sposa e la forza del loro amore.

Quanti matrimoni ho visto sorreggersi sull’unico grande progetto della crescita e del benessere dei figli! Spostare la propria realizzazione sentimentale e personale sulla progenie, per allontanare da sé la consapevolezza di una scelta sbagliata. Questo significa, come quasi sempre accade, affidare e responsabilizzare qualcun altro per quanto non abbiamo il coraggio di prenderci e di vivere. E significa farlo con le persone che di più si amano, i figli. Passargli un modello di vita sbagliato, finto, illusorio ed ipocrita. Augurandosi che non percepiscano la realtà o che, per fortuna o per migliore capacità, siano in grado di crearsi una realtà emotiva e sentimentale migliore. Salvo arrivare a tarda età e rinfacciargli di aver sacrificato la propria esistenza al loro benessere. Senza che per questo, nessuna richiesta sia mai avvenuta.

 Il matrimonio dovrebbe nascere, invece, e dopo crescere ed evolversi, innanzitutto sulla scelta del miglior amico, del confidente, della persona che nutre della massima stima e della massima intimità col tuo essere più vero, profondo e nascosto agli altri. Non è qualcosa che accade spesso nella vita, a me forse, e dico forse, è accaduto una sola volta di vivere un amore così. Ma per meno di questo, mai e poi mai, avrei promesso “finché morte non vi separi“.

Molte persone dicono che sono idealista, che faccio fatica a confrontarmi con la realtà. E forse è vero. Se avessi dovuto pensare ad un matrimonio avrei pensato ad una vera e propria simbiosi tra due individualità, complesse e complete, bastevoli assolutamente a se stesse, che nella loro reciproca scelta quotidiana non fanno che amplificare le proprie potenzialità, con stimoli sempre più grandi, con il confronto costruttivo, con il dialogo fatto a volte di parole, ma più spesso di sguardi, sorrisi, persino pensieri e intuizioni. Un’unione che non è fatta di possesso, di paura per il futuro, di chiusura al mondo, di scontro di ego alla ricerca del miglior compromesso che, inevitabilmente, sacrifichi un pezzo dell’uno o dell’altro. Ma apertura, conoscenza, arricchimento dell’altro. Crescita insieme, nel rispetto anche di spazi personali mantenuti e salvaguardati, di un passato compreso e accettato, di un presente che è accoglienza ed un futuro incerto, ma da costruire con la scelta consapevole di ogni giorno. Ed anche lì… promettere che tutto rimanga permanente ed immutevole… un tantino azzardato ed ottimistico… ma sicuramente degno di una coscienza impegnata e fiduciosa.

Ecco io auguro ad Attilio e Michela che abbiano questo oggi, e che sappiano crederci ed alimentarlo ogni giorno della loro vita. Consapevoli che da soli possono essere e sentirsi 100, ma che insieme esprimono 1000! E vorrei che fosse solo questo sentimento a tenerli insieme… niente di più e niente di meno.

Questo è quello vorrei per loro. Con tutto il cuore.

 

 

 

 

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