Il motore del sè

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Mi guardo intorno, vedo tante persone che vivono la loro vita, si relazionano, agiscono, sperano, scelgono, pensano e mi chiedo: qual è il motore di tutto questo?

Intendo dire: cosa alimenta il motore delle persone.

Ho spesso sentito dire che i motori possono essere solo due: l’amore o la paura. Ma devo dire che non sono d’accordo.

Ci ho riflettuto e Vi sottopongo questa ipotesi: se a muovere gli individui ad agire fosse solo il bisogno di riconoscere se stessi al di fuori di sé?

Al di là dei bisogni primari, forse c’è la necessità di specchiarci negli altri, soprattutto nelle persone che stimiamo ed amiamo. Lo facciamo infatti, spesso, nelle relazioni con il partner, amici, parenti, genitori, figli. Sentiamo il desiderio di essere imprescindibili, di avere da loro attestazioni di affetto e stima. Ci animiamo quando ci sentiamo cercati, voluti. Se ci interpellano per un consiglio, se ci invitano e cercano la nostra compagnia, ancor di più se ci attestano la loro considerazione ed il loro amore.

E così nel lavoro.

Gli uomini, forse ancor più delle donne, arrivano ad identificarsi totalmente nella loro professione, anche quando questa  non corrisponde esattamente ad una passione, ma costituisce semplicemente un modo per avere introiti economici e vivere. E da qui discendono le frustrazioni di ambizioni frenate, l’attesa del giudizio de capo, la ricerca della benevolenza del cliente, l’attestazione dell’imprescindibilità della nostra presenza. E con essi le competizioni, i malumori, le ansie e tanti dei mali che ci affliggono e ci tormentano.

E nei figli.

Nei figli amiamo intercettare, leggere qualcosa di noi. Sono la più naturale e realizzata prosecuzione del nostro essere e, come tali, devono rivelarsi. Amando ciò che amiamo, con l’indole che ci appartiene ed i punti di forza che ci riconoscono tutti.

E nelle cose.

In oggetti di cui desideriamo circondarci. Vogliamo che l’auto che guidiamo racconti chi siamo. Uomini di successo o donne di classe. Gli abiti che indossiamo. I gioielli che portiamo. A volte, più pateticamente, i luoghi che frequentiamo ed i partner cui ci accompagniamo. Ovviamente inutile dire che tutto ciò è sfruttato possentemente dai media che ci  sanno suggerire le forme più facili e convenienti affinché l’immagine che vediamo nello specchio, sia la più “invidiabile” possibile.

Nessuna scelta profonda ed in completa armonia col nostro essere. Ma la cieca volontà di riconoscersi fuori da sé, secondo il giudizio “universalmente condiviso” di valido, vincente, forte e bello.

E facendo così… abbiamo finito per non riuscire nemmeno più a capire ed ascoltare cosa desiderare, chi volere accanto, cosa fare nella vita e persino chi amare e come amare.

E se fosse così? Cosa significherebbe? Quali conseguenze comporterebbe?

Aspetto opinioni e suggerimenti nei commenti qui sotto!

Le mie personali risposte nei prossimi articoli!

 

 

 

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