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Le fasi dell’evoluzione individuale (terza parte)

“Dei desideri alcuni sono naturali e necessari, altri naturali e non necessari, altri né naturali né necessari, ma nati solo da vana opinione.
(Epicuro)”

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Le credenze creano schemi comportamentali ripetitivi che condizionano la nostra vita in maniera profondissima. Difficile probabilmente, da soli, senza il supporto di un esperto, vedere le credenze perché si danno come assunti acquisiti, permeanti come un’intrinseca verità ogni parte di noi stessi.

Più facile riconoscere gli schemi non come causa, ma per gli effetti che essi producono.

“incontro sempre partner sbagliati, aggressivi, con poca iniziativa o….”

“mi trovo spesso nelle stesse situazioni di lavoro!”

“mi trovo sempre a discutere con gli altri per le stesse cose” 

Ecco questo sarà probabilmente effetto degli schemi ripetuti.

Stoppare questa ripetizione è possibile.

A livello consapevole andando a capire quali sono le credenze e razionalizzando come hanno influenzato le nostre vite.

Emotivamente riconoscendo le emozioni che ci suscitano e imparando ad ascoltarle nel profondo.

Solo comprendendo e dando ascolto a chi siamo nel profondo possiamo scardinare quegli schemi, interrompere il circolo vizioso degli schemi ripetitivi ed evolvere.

E quando questo accadrà noi saremo persone evolute. Attireremo situazioni nuove e reagiremo diversamente a situazioni vecchie. Sorprendendoci di noi stessi!

In quel momento non accetteremo più quello che non ci fa stare bene. Saremo infatti, capaci di proteggere noi stessi dagli eventi dolorosi, dalle persone sbagliate per noi ma, soprattutto dalla reiterazione di schemi dannosi.

Non ci accontenteremo più delle briciole e saremo capaci di osare.

Anche nel desiderare occorre essere evoluti per desiderare il vero bene per le nostre vite. Siamo infatti spugne capaci di assorbire litri di luoghi comuni, giudizi altrui, bisogni indotti o anche più banalmente aspettative degli altri per noi

Ma occorre sapere evitare quanto di dannoso e pericoloso alla nostra felicità e per farlo, l’unico modo possibile che vedo è ascoltarci nel profondo. Cogliere l’intuizione che ci guida ed assecondare quell’istinto alla felicità che naturalmente è dentro di noi! 

 

 

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Le fasi dell’evoluzione individuale (seconda parte)

Come le preghiere degli uomini sono una malattia della volontà, così le loro credenze sono una malattia dell’intelletto
Ralph Waldo Emerson

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Tutti lo avvertono, pochi hanno veramente capito che i compensativi non sono soluzioni reali e che occorre agire con qualcosa di più profondo e strutturale nella propria esistenza per evolvere dai propri blocchi interiori.
Facile andare ad attribuire la responsabilità dei nostri dolori ad altre persone, situazioni o, qualche volta, persino al fato che ci è sfavorevole.
Abbiamo il partner sbagliato che non ci capisce, un lavoro che non corrisponde alle nostre aspettative o ai nostri meriti, una situazione relazionale complicata, aspirazioni di benessere economico irrealizzabili. E tutto ci sembra così oggettivo, così esterno a noi e, soprattutto, così immodificabile da noi!
Eppure sbagliamo. E solo quando saremo disposti a capire perché, avremo fatto un piccolo passo avanti. Finché lo negheremo continueremo ad avvizzire nel microclima stagnante delle nostre convinzioni limitanti.
Quanto tempo ed energia sprechiamo cercando di cambiare il partner per adattarlo a quello che pensiamo esser il partner che ci renderebbe felice. Adattarci al lavoro che non ci piace, sperando che prima o poi comincerà ad appassionarci. Rimanendo fissi, fermi, immutabili e incontestabili (da noi stessi e da chi ci è vicino) ed attendendo (con infinita frustrazione) che le condizioni fuori diventino differenti e più gradevoli o, quanto meno, accettabili.
In questo modo il malessere affonda le radici nel terreno, sempre più a fondo rendendoci totalmente bloccati. Sempre più fermi, sempre più frustrati e sempre in attesa che il cambiamento arrivi, perdiamo tempo e quindi vita.
Dunque il primo passo reale e concreto da fare per evolvere è…

Cambiare la prospettiva!

Se vogliamo evolvere dobbiamo mettere noi stessi al centro di tutta la nostra vita, delle scelte che facciamo e sentirci responsabili (attenzione, responsabili, non colpevoli!) di quanto viviamo, nel bene e nel male.
Può sembrare banale e scontato, ma assolutamente non lo è!
Spostiamo il focus rivolgendolo da fuori a dentro. Mettiamoci di fronte ad uno specchio: lì troveremo l’unica persona in grado di cambiare radicalmente tutto, anche da un momento all’altro.
Ma come fare concretamente?

La mia esperienza mi dice che ci sono passi che sono fattibili da soli, altri che vanno supportati dall’esterno con l’aiuto di specialisti validi e seri, psicoterapeuti o life coach. Ma andiamo a vedere di che passi parliamo:

I nostri comportamenti vengono indotti dalle nostre credenze. Ci sono equazioni che condizionano incredibilmente le nostre vite e le scelte che facciamo ogni giorno. Non hanno nulla a che vedere con la matematica, ma solo con il tessuto educazionale, il contesto sociale, le persone che ci hanno più o meno amati da piccoli, le ferite subite quando nemmeno più ricordiamo ed eravamo più vulnerabili. Ma appartengono anche alla sfera morale ed ai valori con cui siamo cresciuti. Quelle verità che riteniamo assolutamente indiscutibili perché appartengono così visceralmente ai più profondi abissi del nostro essere.
Sto parlando dell’alfabeto con cui la nostra emotività si esprime. L’unico che il nostro cuore crede di conoscere e che ritiene impossibile da mettere in discussione.
Analizzare quali sono queste credenze e come hanno influenzato le nostre esistenze è un passo fondamentale per conoscere noi stessi e guardarci allo specchio con assoluta sincerità. Siamo capaci di farlo da soli?
Continua…

Le fasi dell’evoluzione individuale (prima parte)

“L’evoluzione è molto più importante che il vivere. 
ERNST JÙNGER

 

Il nuovo business del terzo millennio che stà invadendo “le società evolute occidentali” è diventato appunto “business”, laddove era solo approccio culturale alla vita in oriente. 

“Occidentali’s karma” docet. 

Ma proviamo a capire cosa significhi concretamente fare un percorso di crescita personale e quali sono le fasi che vengono più comunemente attraversate. 

Viviamo immersi nel bisogno. C’è chi come Maslow ha creato una “gerarchia dei bisogni” molte decine di anni fa. 

Ma cosa spinge allo sforzo per soddisfare quei bisogni, il sintomo che induce la tensione al soddisfacimento del bisogno? 

Sui bisogni primari la risposta è semplice: abbiamo fame e sete, dunque ci “attiviamo” per procurarci cibo ed acqua. Dobbiamo proteggerci e dunque ci “attiviamo” per avere un tetto sotto cui vivere. 

Ma  nella crescita personale, cima della piramide maslowiana, qual è il “sintomo” che induce lo sforzo atto a soddisfarlo? 

Spesso non si conoscono nemmeno alla lontana i concetti di crescita ed evoluzione personale per l’ambiente sociale frequentato, per temperamento personale, per l’urgenza di bisogni più basilari da soddisfare. Difficilmente si “avverte” il semplice e diretto sintomo legato al bisogno di realizzarsi. 

Ma quasi sempre si avverte un disagio personale. 

A volte legato a fatti contingenti che accadono nella vita: la fine di una relazione, un lutto, una malattia, difficoltà relazionali con parenti o amici, difficoltà economiche e via dicendo. 

Altre volte legato ad un generico malessere psico-fisico, somatizzazione di un’insofferenza non ben circostanziata ma forte e tale che se trascurata, molto spesso innesca uno stato d’animo profondamente invalidante, a volte persino bloccante della propria esistenza. 

Tutto ciò attiva processi di vario genere: ascese religiose, migrazioni tra discipline mediche diverse, passando sempre più spesso per scienze olistiche fino, a volte, a lambire i mari della parapsicologia e discipline sempre più imponderabili e, a mio avviso, discutibili quali preveggenze di imbonitori di vario ordine e genere. 

Sappiamo tutto dell’istinto di sopravvivenza con il quale ci garantiamo di rispondere ai bisogni primari. Ma spesso trascuriamo che esiste anche un istinto alla felicità e piena realizzazione delle nostre vite. Tanti hanno deciso di smettere di voler sentire questo istinto per svariate motivazioni, ma il prezzo che si finisce per pagare è assai caro ed il conto, purtroppo, viene presentato poco prima di scendere da questa grande giostra della vita. 

Se “tutti” avvertono e capiscono quanto scritto, solo una parte di “tutti”arriva a capire il profondo senso di necessità ed urgenza di operare una crescita personale a fronte di tutto ciò. La maggior parte, avvertendo questo disagio, trova soluzioni palliative, temporanee più o meno gravi sulla base di quanto riescano a compensare (di solito poco) e quanto, ahimè, distruggano del resto della vita (di solito “troppo”). Ed ecco tutte le varie patologie compulsive che sempre di più vanno ad affliggere individui e distruggere famiglie: gioco d’azzardo, shopping compulsivo, disturbi dell’alimentazione, work alcoholism solo alcuni dei compensativi più noti e distruttivi. 

Ma allora quali alternative concrete sono a suggerire con questo mio nuovo articolo? 

Continua…. 

Obiettivo: MAI PIÙ FERIE!

 “Il turismo è un’industria che consiste nel trasportare delle persone che starebbero meglio a casa loro, in posti che sarebbero migliori senza di loro” 

Jean Mistler 

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Affronto questo tema proprio a ridosso della fine di agosto, allorquando per tante persone le emozioni dolci ed amare di ferie finite avvolgono l’animo con quel soffio etereo tipico degli amori passeggeri, nati col corredo di saggia rassegnazione che tutte le perfezioni provvisorie sanno portare con sé.

Vorrei condividere, in questo articolo, le riflessioni fatte sul significato che le vacanze hanno acquistato per la maggior parte di noi: ho capito che, per quanto risulti impopolare e difficile ammetterlo, anche le vacanze sono il frutto di una manipolazione a cui non sappiamo sottrarci.

“Andiamo in vacanza, rompiamo le routine, cerchiamo affannosamente il bello pur quando istericamente condiviso, godiamo dei nostri ritmi naturali dando finalmente respiro alla mente e riposo al corpo”… che meraviglia!

Possiamo, siamo autorizzati a prenderci l’attesa ora d’aria!

E dura quanto? Una settimana, due, un mese?

Mi spiace dirlo: ma tanto più aspettiamo queste ferie, questi momenti di “vita vera”, tanto più stiamo conducendo una vita sbagliata e lontana da noi.

E non servirà aver nuotato nella bellezza, essersi spesi in cori e balletti ridicoli nei villaggi, aver vissuto vere e calde condivisioni con le persone che amiamo, o gustato cibi che normalmente non ci concederemmo, se tutto questo rimane l’elemosina che ci è concessa dopo il  sacrificio delle nostre vite all’altare del buonsenso e dei doveri che questo sistema, ma noi stessi prima ancora del “sistema”, ci imponiamo. Torneremo alla nostra vera vita sempre disorientati e con un senso di nostalgico vuoto che dovrebbe essere accolto, ascoltato e superato.

Come? Non con i consigli che i media ci propinano per alleggerire il trauma del rientro dalle ferie, ma con un lavoro serio e profondo che ci riporti a noi stessi e trasformi la nostra vita intera in un bagno di bellezza, calore, meraviglia e consapevolezza che duri dodici mesi all’anno!

Una vita profondamente vissuta, in cui ci si riconosca nell’Opus che ci dà da vivere, a fianco delle persone che scegliamo e ci scelgono solo per Amore, con quanto necessario per vivere e non per competere, non ha bisogno di ferie. Mai!

Mio caro lettore, dunque, ti auguro di non aver più bisogno di ferie nella vita!

Posso augurarti meno di questo? 🙂

Il dolore e la crescita

Il dolore più acuto è

quello di riconoscere noi stessi come

l’unica causa di tutti i nostri mali

(Sofocle)

ssss

Ho sospeso la bella abitudine che avevo preso di scrivere articoli su questo blog. E l’ho fatto per più di tre mesi. Perché, come in ogni viaggio, ho dovuto attendere ad una pausa di riflessione. Non meno forte e ricca del viaggio stesso.

Credo che la frase di Sofocle citata, renda bene il mio vissuto di questi tre mesi. Sto compiendo una profonda analisi dentro me stessa per capire quali meccanismi, quali ragioni sono state alla base delle tante delusioni che, nel tempo, hanno attraversato la mia esistenza.

Non ho un’indole vittimistica o, peggio ancora, fatalista.

Per questo lavoro su me stessa!

Credo, infatti, che tutte le risposte (quelle giuste e quelle, ahimè, sbagliate) siano dentro di noi. Occorre solo volerle vedere e prendersene la responsabilità.

In questo tempo mi è successo di vedermi sgretolare davanti agli occhi, in pochi istanti, un sogno di amore che era stato, per tantissimi anni, solo una proiezione consolatoria della mia fervida immaginazione. Ed ho dovuto fare i conti, come spesso accade, prima con tutte le recriminazioni e la rabbia del momento verso il malcapitato.

Salvo, poi, capire che siamo tutti individui incompleti, bambini spaventati che hanno relazioni con altri bambini spaventati. Individualità che si muovono sui terreni delle false credenze, di proiezioni dell’ego, di rifugi puerilmente consolatori. Arrivata a questa conclusione ho deciso di “usare” questa sofferenza per togliere le ancore e provare ad accogliere quanto la vita mi stava dicendo, mettendo prima di tutto me stessa in discussione. Un lavoro lungo e doloroso, ma assolutamente necessario che è bel lungi dall’essersi completato.

E cosi alla fine sono ritornata “a casa”. Ancora una volta a capire che se si avesse il coraggio di ricominciare da se stessi, dallo sciogliere tutti i nodi, smontare i paradigmi, sviscerare i blocchi che dentro di noi impediscono la vita vera, probabilmente si attraverserebbero prima gli acuti dolori che cita Sofocle, ma poi si comincerebbe a vivere con una luce nuova negli occhi.

Per divenire esempio… verso chi amiamo prima di tutto. Affinché ne percepiscano l’incommensurabile valore e decidano di farlo a loro volta.

Ma quanti di noi hanno il coraggio di immergersi in questo acuto dolore? Quanto più facile può essere “anestetizzarsi” e vivere la vita che “riusciamo”? Addebitare le colpe delle nostre insoddisfazioni al destino e alla fortuna, agli altri, alla società non è molto più facile? Temo di si…

“Il vetro non è rotto dal sasso

ma dal braccio esperto di un ingenuo gradasso

l’applauso per sentirsi importante

senza domandarsi per quale gente

tutte le occhiate maliziose che davi era semi sparsi al vento

qualcosa che perdevi

e m’inaridivi e m’inaridivi e m’inaridivi

non sento niente no adesso niente no

nessun dolore”

Il giudizio

La più alta espressione dell’empatia è nell’accettare e non giudicare.
(Carl Rogers)

Siamo stati educati, cresciuti e ancora oggi siamo costantemente alimentati dal concetto di giudizio. A mio parere non solo uno dei grandi mali della nostra cultura, ma anche l’infima scorciatoia educazionale dei figli nonchè il pastorale di tanta “brava gente pseudo-religiosa”.

Niente di più deleterio per la fragile mente umana di sapersi oggetto di un verdetto. In qualsiasi campo.

Bravi e cattivi. Belli e brutti. Capaci e inetti. Vincitori e perdenti….e via dicendo… E poi comportamenti giusti e convenienti rispetto ad altri disdicevoli ed amorali. Etichette su etichette….E noi li a cercare di misurarci ogni volta con un metro differente. Quello che non abbiamo stabilito noi. Ma altri da noi. Secondo le metriche più differenti, spesso incomprensibili, quasi sempre sconosciute perchè originate da interessi economici, mode, politica e “gestione sociale” a buon mercato!

Non credo al moralismo, molto poco nella politica e soprattutto credo che, a parte la matematica e la fisica, poche altre discipline possano esser considerate esatte ed oggettive,

Adoro pensare che in quanto esseri perfettibili, ci sia possibile tutto, come il contrario di tutto. La storia della mela e di Adamo ed Eva? Favoletta machista e puerile!

Ma la cosa peggiore accade quando il malefico giudizio non arriva nemmeno più da una terza parte, ma da noi stessi. Saturi di tutti i paradigmi che ci bombardano addosso, ci guardiamo con occhi estranei e decidiamo se siamo o meno meritevoli di “stima” da parte di… noi stessi!

…ed eccoci arrivati al punto; l’autostima. Concetto che ha inflazionato libri e riviste, riempie le aule di formazione e fa sognare coach e psicologi.

“Accrescere l’autostima è fondamentale per raggiungere il benessere personale”

Ma per stimare qualcosa occorre dargli un valore, decidere se l’oggetto di stima sia o meno meritevole di apprezzamento. Ecco quindi che ci auto-stimiamo se il capo ci promuove, se il nostro partner (o chi per lui) ci gratifica, se pensiamo di aver raggiunto dei traguardi “ambiti” dalla maggior parte dei presenti al banchetto sociale in cui ci cibiamo ogni giorno.

Tutto orribilmente sbagliato e fonte inestinguibile di frustrazione ed infelicità…..

Segue…

La maggioranza

Nel precedente articolo, ho fatto accenno ad alcune parole che ho voluto definire “pericolose” ed il cui senso va rivisto, talvolta anche alla luce delle nostre coscienze

Una di queste è “MAGGIORANZA”. Nei prossimi articoli andremo ad approfondire gli altri concetti che, a mio parere, sono da riguardare in maniera più critica e costruttiva.

Partirei da una bella citazione di Umberto Eco che inquadra molto bene la nuova luce da dare a questo concetto:

“In politica l’appello alla volontà popolare ha soltanto valore legale (“Ho diritto a governare perché ho ricevuto più voti”) ma non permette che da questo dato quantitativo si traggano conseguenze teoriche ed etiche

(“Ho la maggioranza dei consensi e dunque sono il migliore”).”

(Umberto Eco)

Il concetto di maggioranza prescinde completacapremente il giudizio di valore. Ha puramente un valore “matematico”. Quindi cominciamo a liberarci dal cliché che essere maggioranza significhi essere migliori. Anzi. Molto spesso la maggioranza si è macchiata delle peggiori nefandezze commesse dall’umanità e lo ha potuto fare perché ha dittatorialmente deciso per la totalità.

A partire dal delitto più sentito nella religione cristiana, sulla collina del Golgota, duemila anni fa.

Essere maggioranza significa quindi prima di tutto essere voce di tutti. E questo può avvenire solo tenendo in grande conto ed ascoltando continuamente le minoranze, rimettendosi in discussione ogni volta: questa è la vera base della democrazia.

Ed a proposito di democrazia Albert Einstein scriveva

“Sebbene io sia un democratico, ho la certezza che l’umanità non progredirebbe e degenererebbe senza una minoranza di uomini e donne onesti e socialmente impegnati, disposti a sacrificarsi per le loro convinzioni”

(Albert Einstein)

Quindi il progresso non arriva per una maggioranza che trascina il mondo nella corretta direzione, ma per una minoranza illuminata in grado di guidare la maggioranza nella vera ed autentica democrazia. Concetto espresso anche da Moore che ha contestato con il suo lavoro il sistema politico, probabilmente, più a rischio da questo punto di vista, quello americano. E che per le sue idee si è inimicato gran fette di pubblico dei suoi prodotti cinematografici.. sssssss

“La maggioranza non ha mai portato cambiamenti nel mondo. Lo ha sempre fatto una piccola minoranza.”

(Michael Moore)

Dunque forse è il caso di inorgoglirsi nell’essere minoranza, capire che l’impegno è differente e sicuramente occorre essere uomini e donne migliori, forti e di inestimabili valori etici per dare valore al sistema, soprattutto quando il potere è nelle mani della “maggioranza” a cui è richiesto, spesso, solo di essere “maggioranza”.

Ma maggioranza vuol dire anche “mercato” ed il mondo adora vederci maggioranza, perché “maggioranza” vuol dire mercato, vuol dire business, vuol dire circolazione di capitali. “GUIDARE” la maggioranza, condizionarne i bisogni, significa muovere capitali e potere.kkkkk

Ma io, tu che mi leggi, il tuo vicino di casa, non siamo “mercato”. Siamo individui, persone. Con tutte le peculiarità proprie di un’unicità. Ed è questo il valore da perseguire sopra tutti. L’individuo nella sua essenza propria diventa ingestibile e, finalmente, libero.

La più piccola minoranza al mondo è l’individuo. Chiunque neghi i diritti dell’individuo non può sostenere di essere un difensore delle minoranze.

mmmm(Ayn Rand)

Parole pericolose

ooooooo
Nella nostra cultura “progredita” e “tesa al futuro”, a mio parere, ci sono alcuni concetti che vanno rivalutati ed in alcuni casi ridiscussi. Parole che, a mio vedere, possono essere veri “pericoli” e minacce concrete alla felicità ed all’auto-realizzazione personale.
“Maggioranza”, “vincitore e perdente”, “competizione e giudizio”, “morale”, “successo”
ggggggMaggioranza: non significa necessariamente “democrazia”, e lo stiamo imparando con i fatti di politica estera che ci accompagnano in queste settimane (solo estera?). Già nel II secolo a.C. Polibio parlava di “olocrazia” come degradazione della democrazia, ma successivamente Alexis de Tocqueville è arrivato a coniare il concetto di “dittatura della maggioranza” per spiegare come il potere dei molti deve essere, sempre e comunque, a beneficio di tutti, altrimenti diventa comunque “dittatura”.
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“Vincitore e perdente”: viviamo in un sistema sociale che esalta il vincitore. Che sia quello sportivo, politico, o quello cui la dea bendata ha dato il bene di una vincita economica nel gioco in TV o nella lotteria nazionale. Il vincitore è il prescelto. L’individuo che per doti, resilienza o fortuna ha raggiunto il traguardo perseguito da molti.
E poi c’è il perdente. Biasimato e compatito, a qualsiasi livello del podio egli sia, semplicemente perché non è comunque il più alto.
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“Competizione e giudizio”siamo educati alla competizione ed al giudizio da piccolissimi. Piccole menti si plasmano e crescono imparando, prima fra tutti, il concetto di giudizio di valore. Una delle cose più terribili e da cui sfuggire per il resto della vita. Quel bimbo è più bravo di me e merita le lodi perché ha dato al professore la risposta che lui si aspettava di ricevere. Ci rendiamo conto di quanto sia assurdo “coltivare” le capacità analitiche dei futuri adulti su queste premesse?
mora“Morale”: credo non possa esserci morale che prescinda il benessere delle persone. In nessun credo religioso! Ed invece in nome della “morale” si sono fatte ed ancora si perpetrano giudizi, oscenità, attacchi che hanno molto più della guerra che della religione, molto più del male che del bene.
images-2“Successo”: per i più, è il conseguimento di un benessere economico “invidiabile” solo e se accompagnato dal palese riconoscimento dello stesso nei luoghi consoni.
Nei prossimi articoli proverò a dare una rilettura nuova a questi concetti… vi va di seguirmi in questo piccolo viaggio?

Le cose che ho capito

I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perché.
(Mark Twain)

aaaaa

Accetto di aver capito molte delle cose importanti di me stessa e della vita.

Mi chiedo che punto é questo, esattamente ? Ci sono persone che raggiungono questo traguardo dopo aver speso la maggior parte del «loro » tempo ed altre, più fortunate, che ci arrivano molto presto, perché hanno la fortuna di provenire da famiglie liberali, aperte ed illuminate.

Io ci sono arrivata ora, e questo importa.

Si cammina in un sentiero la cui lunghezza e bellezza non ci é dato di conoscere. Man mano che si avanza l’emozione della scoperta riempie ogni angolo del nostro animo. Dalle piccole cose, via via alle esperienze piu totalizzanti ed, auspicabilmente , costruttive della vita. A volte si inciampa, o si sceglie di fermarsi ed attendere, o non attendere e semplicemente godersi la pausa ; o si corre e si cerca di superare il « qui ed ora », bramosi del « là e domani ».

Ed i confini del nostro sentiero sono spesso definiti da quanto di pre-fabbricato ci é stato costruito attorno, ma piu spesso da quello a cui abbiamo scelto di credere.

Io ho camminato per un po’ nel « vicolo stretto »,cccccccc

fingendo di starci comoda, ma poi ho scelto di allargare quanto più possibile i confini di questo sentiero, dandomi tante possibilità e, con esse, tante vite diverse. Ho rinunciato al conforto dell’abitudinario , del sicuro, per sperimentare e crescere nell’esperienza. E mi sono dotata di tutti gli strumenti che potessero aiutarmi a questo scopo : parlare altre lingue, coltivare la curiosità del nuovo e l’inquietudine, dopo una pausa che si é fatta troppo lunga, che mi dà la forza di tendere la gamba e fare il primo passo per l’altrove.

E poi ho capito che le persone che ci accompagnano sul sentiero, vanno scelte. Anche li : massima libertà!

Ho capito che, anche se alla nascita ognuno di noi viene calato in un contesto famigliare coatto, con l’età adulta si puo godere della scelta delle persone che ci « possono » stare vicine. Ed avere altre sorelle e fratelli, cugini, zii e nonni. Diversi perché li scegliamo, amandoli comunque come parte di noi stessi. Perché con la stessa scelta di libertà, possiamo allontanare chi non aggiunge nulla, ma a volte toglie alla nostra vita. Col giudizio, l’invadenza , l’ignoranza, la stupidità, la mediocrità o semplicemente valori e codici diversi dai nostri.

Amando anche la solitudine ed il silenzio, come la migliore medicina per risanare ansie, paure e per recuperare energie.

E che dentro di noi , dentro ognuno di noi esiste un piccolo nucleo,

nuclfatto di un’essenza speciale ed assolutamente unica : le nostre eccellenze, le passioni , i pensieri belli e brutti che ci corrispondono più intimamente . Occorre avere il coraggio di accettare questo nucleo ; e conoscerlo ; ed amarlo nella sua unicità . Perché il grande valore di questo nocciolo é dato dal fatto che non vuole giudizio, che prescinde dagli altri e dalle loro regole, prescinde dalle condizioni oggettive in cui siamo immersi per scelta nostra o altrui.

Ed ho capito che lo scopo di ognuno di noi é quello di estendere questo nucleo. Come un big bang! Costruire la vita intorno “a nostra imagine e somiglianza”. Circondarci di cose che raccontino di noi. Scegliere il luogo dove tornare, che sia in piena risonanza con il nostro essere . Amare, riamati le persone che sappiano leggerci e che amiamo leggere, senza sforzo e solo per il desiderio di farlo .

Quando si arriva a questa consapevolezza, si ha un buon punto di partenza.

Il passo successivo é poi capire la direzione in cui andare. Spesso lasciarsi portare dal flusso, senza necessariamente fare qualcosa. O, come mi piace spesso dire, prendendo noi stessi, quasi con la forza e portandoci lontani da situazioni che ci fanno male. Ma sempre preservandoci, come si farebbe col figlio più amato.

Tutto molto semplice. Il resto: le difficoltà che affrontiamo, le persone che ci condizionano, le paure che ci tengono svegli, le costruiamo noi e ci zavorrano impedendoci di essere veramente chi siamo .

Invece, quando viviamo perseguendo queste verità : le persone arrivano, i desideri si realizzano, le occasioni non mancano e, credo, nemmeno la malattia ci tocca.

Ne ho fatto il mio mantra e la mia vita racconta di questo.

Il motore del sè

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Mi guardo intorno, vedo tante persone che vivono la loro vita, si relazionano, agiscono, sperano, scelgono, pensano e mi chiedo: qual è il motore di tutto questo?

Intendo dire: cosa alimenta il motore delle persone.

Ho spesso sentito dire che i motori possono essere solo due: l’amore o la paura. Ma devo dire che non sono d’accordo.

Ci ho riflettuto e Vi sottopongo questa ipotesi: se a muovere gli individui ad agire fosse solo il bisogno di riconoscere se stessi al di fuori di sé?

Al di là dei bisogni primari, forse c’è la necessità di specchiarci negli altri, soprattutto nelle persone che stimiamo ed amiamo. Lo facciamo infatti, spesso, nelle relazioni con il partner, amici, parenti, genitori, figli. Sentiamo il desiderio di essere imprescindibili, di avere da loro attestazioni di affetto e stima. Ci animiamo quando ci sentiamo cercati, voluti. Se ci interpellano per un consiglio, se ci invitano e cercano la nostra compagnia, ancor di più se ci attestano la loro considerazione ed il loro amore.

E così nel lavoro.

Gli uomini, forse ancor più delle donne, arrivano ad identificarsi totalmente nella loro professione, anche quando questa  non corrisponde esattamente ad una passione, ma costituisce semplicemente un modo per avere introiti economici e vivere. E da qui discendono le frustrazioni di ambizioni frenate, l’attesa del giudizio de capo, la ricerca della benevolenza del cliente, l’attestazione dell’imprescindibilità della nostra presenza. E con essi le competizioni, i malumori, le ansie e tanti dei mali che ci affliggono e ci tormentano.

E nei figli.

Nei figli amiamo intercettare, leggere qualcosa di noi. Sono la più naturale e realizzata prosecuzione del nostro essere e, come tali, devono rivelarsi. Amando ciò che amiamo, con l’indole che ci appartiene ed i punti di forza che ci riconoscono tutti.

E nelle cose.

In oggetti di cui desideriamo circondarci. Vogliamo che l’auto che guidiamo racconti chi siamo. Uomini di successo o donne di classe. Gli abiti che indossiamo. I gioielli che portiamo. A volte, più pateticamente, i luoghi che frequentiamo ed i partner cui ci accompagniamo. Ovviamente inutile dire che tutto ciò è sfruttato possentemente dai media che ci  sanno suggerire le forme più facili e convenienti affinché l’immagine che vediamo nello specchio, sia la più “invidiabile” possibile.

Nessuna scelta profonda ed in completa armonia col nostro essere. Ma la cieca volontà di riconoscersi fuori da sé, secondo il giudizio “universalmente condiviso” di valido, vincente, forte e bello.

E facendo così… abbiamo finito per non riuscire nemmeno più a capire ed ascoltare cosa desiderare, chi volere accanto, cosa fare nella vita e persino chi amare e come amare.

E se fosse così? Cosa significherebbe? Quali conseguenze comporterebbe?

Aspetto opinioni e suggerimenti nei commenti qui sotto!

Le mie personali risposte nei prossimi articoli!