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Ricomincio da Me

Tutte le esperienze servono. Quelle belle, ma è facile capirlo. Ed anche quelle meno belle.

Il senso di quanto ci accade magari non lo capiamo nell’immediato, magari passano mesi o anni. Ma poi un fil rouge comincia a passare da un punto al successivo e si palesa un disegno, uno scopo. Ed in quel momento è come guardare quel disegno dall’alto e sorridere, un po’ della stranezza della vita, un po’ della nostra ingenuità nel non aver percepito quel senso, prima di allora.

Nei giorni passati ho deciso di chiudere le porte di un’avventura durata due anni e mezzo, che aveva più le caratteristiche di un sogno utopico che di un’impresa vera e propria.

Ho chiuso la mia associazione no profit Ricomincio da Me.

Come quando si decide di chiudere una storia d’amore passionale, profonda, con la consapevolezza che quello che poteva dare l’ha dato e che prolungare i tempi del distacco, servirebbe solo a soffrire di più.

Due anni fa ho fondato Ricomincio da Me perchè credevo, e credo ancora, che la massima aspirazione di ogni essere umano debba essere auto-realizzarsi, trovare gli strumenti per esprimere al meglio se stessi. E pensavo di poter aiutare gli altri a fare questo magnifico viaggio di scoperta. Credo di essere riuscita a farlo con tante persone e questa è sicuramente la mia felicità più grande.

Ma tutta l’avventura è stata un viaggio di scoperta anche per me stessa. Di conoscenza di me, di punti di forza che non sospettavo di avere e, soprattutto, è stata una portentosa lente di ingrandimento sulla natura umana

Fino a due anni fa ero immatura da un punto di vista relazionale. Questo oggi mi è chiaro. Oggi che ho imparato a capire, guardare al prossimo ed a quello che può e sa dare in maniera molto più comprensiva e compassionevole. Ho conosciuto tantissimi microcosmi, per lo più femminili (ma non solo), facendo trasvolate emozionanti e slalom tra sensi di colpa, paure, aspettative, traumi del passato, relazioni difficili, talenti repressi, e persino cattiverie e meschinità impensabili. E poi generose condivisioni, risate genuine, voglia di crescere insieme e guardare nella stessa direzione di altri microcosmi in cammino.

Si sono create amicizie in maniera assolutamente spontanea e naturale che sono diventate punti di riferimento nella vita di molte persone, me compresa.

Ho avuto la manifestazione tangibile, reale dell’immenso ed incondizionato amore di mio padre, che ha creduto in me anche quando non condivideva o capiva profondamente il senso della bandiera che avevo scelto di portare.

Ed ho imparato a preservarmi. Ho capito che l’impegno e la volontà di fare non è di tutti. Che anzi molti amano farsi trainare anzichè costruire insieme. E che io non posso lasciare che il mio ego creda di poterlo fare per tutti.

E cosi siamo giunti alla motivazione per cui ho chiuso Ricomincio da Me. Doveva essere una creatura, un mio figlio che dopo una prima fase di cura ed abnegazione, sarebbe stato lasciato libero di vivere e di muoversi da solo. Ma per Ricomincio da Me non è stato cosi. Troppe persone hanno identificato l’associazione con me. Cosa assolutamente lusinghiera per il mio ego, affamato di affermazione, ma assolutamente asfittica per l’idea. Che cosi ha deciso di non prendere il volo. Perchè io non avevo abbastanza vento da soffiargli sotto le ali. E non ho trovato aiuti, sostanze ed energia per poterlo fare insieme a me. E di questo mi dispiaccio.

Trattengo solo il bello. Tutto il bello. E conservo nel cuore la speranza di esser stata seme nel cuore di chi qualche volta mi ha ascoltata, cosi come Niki mi ha detto ieri sera, aggiungendo che ci sono argomenti che si sente troppo per esser affrontati a cuor leggero. La ringrazio per la dolce lettura. E con lei ringrazio tutti quelli che ho conosciuto ed amato in questo tempo. Le persone che sanno che rimarranno con me a prescindere da dove sarò e dal tempo che ci vedrà lontani.

Ed un grazie a Ricomincio da Me, per come mi ha fatto diventare una persona più consapevole, capace di accettare e, diamo un calcio alla modestia, risolta nella vita.

 

 

Un’altra vacanza, un’altra Calabria

“la Calabria è una bella donna mal vestita. Ma se la guardi nel profondo, scopri, vedi e senti la sua bellezza”

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La mia famiglia ha scelto per quasi 20 anni la Calabria come meta delle vacanze estive. Ma come spesso ho scritto in questo blog, occorrono spesso altri occhi per vedere quello che, probabilmente, c’è sempre stato intorno.

Quest’anno, così, dopo parecchi anni che ci mancavo, ho trascorso le mie vacanze in una modalità nuova e, forse anche per questo, con uno sguardo più curioso e attento. Quello che ne è emerso ha avuto il potere di sorprendermi.

Un camper, un’amica meravigliosa, ma in un’amicizia poco consolidata, un itinerario da definire strada facendo attraverso luoghi della memoria e scenari nuovi e da scoprire, un’altra amica che, forse, si sarebbe unita in corso di viaggio. Unito a tutto questo, i preconcetti con cui (da nordica acquisita, ahimè) avevo finito per guardare al sud più sud di Italia che c’è: un posto poco ospitale, talvolta pericoloso, poco incline al turismo e sicuramente poco ospitale. Lo ammetto… sono partita con questa zavorra nel cuore e nella testa. Ma con la voglia, nel contempo, di liberarmene!

Cosa abbiamo trovato?

Un’accoglienza ed una disponibilità delle persone del posto assolutamente uniche, palesata da gesti semplici, ma evidentemente sinceri e senza attese di ritorno. Quante persone meravigliose abbiamo conosciuto! E con che solarità e generosità ci hanno fatto sentire a nostro agio o aiutate in momenti di piccola difficoltà!

E che ridere vedere le facce stupite, nei paesini più sperduti, degli uomini che guardavano prima due e poi tre donne in un camper, manovrarlo tra stradine strette e con (incredibile!) la stessa maestria che avrebbe avuto un uomo! 🙂

E poi abbiamo visto e vissuto meravigliosi confronti con giovani e meno giovani, che avevano davvero e profondamente voglia di cambiamento, di rivalsa e sapevano puntare con fiducia e competenza sulle risorse locali, sulle proprie forze e capacità, spesso “nonostante” alcune istituzioni locali che invece di promuovere ed incentivare le iniziative autonome, le ostacola con fare ottuso e poco lungimirante. Ma in queste persone c’era lo sguardo fiero di appartenere ad una terra che amano, che vorrebbero vedere tutelata e rispettata da tutti, in cui sanno quanto il singolo contributo può essere importante al raggiungimento del benessere comune e scelgono ogni giorno di rimanere.

Abbiamo girato la Calabria meno turistica. Evitato i posti più frequentati per assaporare quanto di profondamente vissuto aveva da offrire questa regione. Dagli scorci marini, ai tesori nascosti sulle pendici di colline difficilmente accessibili (soprattutto con un camper!), dal versante tirrenico dei tramonti infuocati, a quello ionico delle albe mozzafiato.

E vissuto, perla ancora più preziosa, il piacere della condivisione femminile, delle chiacchiere di crescita e confronto, delle risate a crepapelle e dei selfie ridicoli e dichiaratamente adolescenziali.

Ci sono stati momenti belli di condivisione, emozioni forti, momenti malinconici e di riflessione. Ma ci stava tutto.

Se non sono questo le vacanze… allora cosa sono?

Un grazie particolare alle mie compagne di viaggio ed amiche: Rosaria e Giulia. Oggi siamo un po’ più abbronzate e un po’ più felici! Alla prossima!

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L’evento di Lecco

Previsioni di burrasca, ma una location assolutamente superba ha accolto il primo evento “Ricomincio da Me”, a Malgrate (LC)

Abbiamo accolto i partecipanti condividendo con loro le idee, gli entusiasmi e le competenze che ormai sono il fil rouge di questa associazione. Dopo un primo momento di imbarazzo, sono bastati pochi minuti per capire che chi ci era davanti chiedeva di esser ispirato, per trovare un “gancio nel cielo” da cui ri-partire.

Le storie di chi ha relazionato erano tutte storie di chi aveva vissuto il ricominciare come parte importante della propria vita. Perché quando si riparte e si cambia strada, si è felice di rendere gli altri partecipi di questo cambiamento. Perché dilaghi e allaghi le coscienze di chi ascolta.

Occhi attenti, sorrisi e qualche lacrima hanno accarezzato i nostri cuori sabato pomeriggio.

Credo che qualcuno mi abbia persino trovata “antipatica” quando cercavo di portar chi mi ascoltava fuori da quanto era “comodo”, si trattasse anche solo del posto scelto.

Dopo il mio intervento, che spero abbia incuriosito o, quanto meno, abbia lasciato spazio a qualche domanda…ha proseguito Paola (consulente di immagine e make up artist). Non si può immaginare quanto orgoglio sentivo nel vedere quella donna sicura e competente intrattenere il pubblico, sapendo bene lo splendido lavoro che aveva fatto su di sé, sul suo lavoro, grazie alla sua grande intelligenza e determinazione e con qualche utile strumento di Ricomincio da Me . Paola ci ha raccontato di come possa farci bene, sentirci ed essere belle! Grazie Paola!

A seguire, Chiara, la nostra life coach e space clearing specialist, ha spiegato come il legame emotivo con gli oggetti possa rivelarci tanto di noi e del nostro modo di vivere la vita e le relazioni. Una chiave di lettura assolutamente utile e facile da sperimentare, grazie anche ad uno speech coinvolgente e accattivante! Dopo piovevano domande…. Grazie Chiara!

E per finire una delle pietre miliari di Ricomincio da Me, Monica (counselor nutrizionale). Che dire? Con Monica non ci sono sensi di colpa che tengano… finalmente la nutrizionista che non ci dà diete, ma che capisce le donne e sta dalla loro parte. Monica ci ha stupiti spiegandoci come sia assurdo e controproducente forzare l’animo e l’emotività personale con proponimenti inutili. E ci ha persino fatto rivalutare il subconscio…. Grazie Monica!

Alla fine del seminario è stato servito un succulento apericena che è stato gustato su una splendida terrazza a picco sul lago di Como!

Non è piovuto mai e persino un timido sole ci ha accompagnato per tutto il pomeriggio!

Presto ritorneremo a Lecco e spero che troveremo la stessa magnifica accoglienza!

 

 

Cambiare

“Tutti i cambiamenti, anche i più attesi, hanno la loro malinconia, perché ciò che lasciano dietro di noi è parte di noi stessi.

Dobbiamo morire in una vita prima di poter nascere in un’altra”

ANATOLE FRANCE

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Se mi guardo indietro, mi rendo conto di quante volte sono partorita da me stessa. Ho attraversato, nella mia vita, più o meno di tante altre persone, momenti di gioia e altri di profondo dolore. Conosciuto tantissime persone che hanno accompagnato il mio percorso, a volte segnandomi e rimanendo attaccati nelle viscere della mia coscienza, altre condividendo solo qualche momento per poi riprendere il volo e non vederle mai più.

Ma sicuramente io sento, ora più che mai, di essere il risultato di un vero e proprio processo generativo che ha trovato linfa per avanzare nelle domande che non ho mai smesso di pormi e nei sogni che non ho mai smesso di fare.

La mia infanzia con le sue presenze (in alcuni casi inutili e false) e l’ assenza (sempre incompresa e sofferta) ha lasciato spazio ad un’adolescenza di ragazzina innamorata dell’amore ed aggrappata ad alternative di vita famigliare che sono state salvifiche per il mio equilibrio da adulta. E poi una giovinezza vissuta da fidanzata modello, studentessa impegnata, col cuore fermo e la grande forza di poter credere che esistesse un’alternativa alla provvisorietà ed a quell’arte di arrangiarsi così connaturata con la mia città e così poco permeante nel mio modo di pensare.

Non era interesse per quanto studiavo, ma voglia di fuga. Non era ambizione, ma il prezzo altissimo pagato sull’altare della mia indipendenza economica. A 30 anni la Elena che girava per l’Italia era quella che sognava di esser manager, di apportare valore nelle aziende che la pagavano e pensava che ci fosse una relazione diretta tra il suo valore, l’impegno che profondeva ed il bonifico che riceveva sul conto a fine mese. A qualsiasi costo. Anche quello di cambiare città, case, salutare amici e ricominciare da capo ogni volta in contesti aziendali diversi. Questi anni sono stati importanti per la mia crescita professionale e sentimentale. Gli anni in cui, a costo anche di grandi sofferenze, ho messo in piena luce tutto quanto volevo, ma soprattutto quanto assolutamente non volevo più nella mia vita.

Ed ho amato con quel sentimento incondizionato, tanto forte e totalizzante come probabilmente solo una volta si può vivere. Quello che fa sentire che la vita si sta realizzando esattamente in quel momento, con quella persona e con un’intensità tanto forte che faceva diventare presenza anche le lunghe assenze. Fino a capire che l’amore deve nutrirsi di amore e non di sesso. Di presenza e costanza e non di speranze in un futuro diverso contraddetto giorno per giorno da un presente mediocre.

Io sono partorita infine dal mio sogno che nel concretizzarsi ha messo in piena luce le mie illusioni, le persone false che mi erano vicine, quelle che usavano la mia buona disponibilità e quelle che blateravano di una stima senza alcun reale fondamento.

Da questa ultima esperienza è uscita una Elena che ha anche richiuso e sanato quasi completamente il cerchio di quell’assenza che da bambina l’aveva addolorata tanto.

Si cresce, si evolve, si soffre, ma la vita è anche questo. Cambiare per non morire….

ed io lo accetto e lo voglio con tutta me stessa.

 

 

La morale della favola

Anche le favole immorali hanno la morale della favola.
(Zarko Petan)

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Ieri si è conclusa una favola. La Elena di esattamente un anno fà era come una bambina che aveva a tutti i costi bisogno di credere nelle fate dei boschi e nel lieto fine che è sempre previsto nelle fiabe, quando a guidare la vicenda è l’amore, la generosità e la volontà di fare del bene al prossimo.

Siamo su questo mondo, questo lo penso ancora, per lasciare un segno, anche piccolo, impercettibile, ma che rimane nelle persone che ci avvicinano. Ed io volevo che questo diventasse il mio lavoro, che questa passione per il senso della vita, il “realizzato” dal solo potenziale fosse un vero patrimonio in condivisione.

Per questo un anno fa è nata “Ricomincio da Me”.

Allora credevo davvero che le persone fossero quello che dicono di essere o che insegnano o professano nella vita. E mi sembrava bello e giusto dar loro credito e fiducia anche solo per questo. Credevo di esser capace di capire le persone dalla luce dei loro occhi, dai sorrisi e dalla sintonia che sembravano comunicarmi.

E credevo che un sogno avesse bisogno di una casa. Di un luogo fisico in cui raccogliere e condividere sogni, progetti, idee, talvolta lacrime ma anche forza e voglia di cambiare ogni cosa.

I miei soldi, gli ultimi risparmi che possedevo, avrebbero avuto la migliore destinazione immaginabile nella realizzazione di questa idea.

Tante troppe donne vivono la paura di dover ricominciare ed io volevo diventare un riferimento, con la mia storia, la mia capacità di esserci e la sensibilità di chi credevo volesse condividere gli stessi ideali con me a vantaggio del prossimo.

Poi sono arrivate, come un fiume in piena, tutte le delusioni di questo mondo. L’acqua ha spazzato via tutte le illusioni che avevo visto o avevo voluto vedere. Ma come sempre accade con le alluvioni, tutta quest’acqua ha lasciato solo quanto di forte e vero meritava di restare, nel bene e nel male.

L’acqua ha scoperto i vasi di Pandora di persone opportuniste e false che mai dovrebbero avvicinarsi alle persone per lavoro, in quanto incapaci di distrarsi anche un po’ dal proprio incommensurabile ego. In questo si collocano tante vicende e persone, fino alla truffa vera e propria che mi è stata perpetrata da chi ha approfittato della mia buona fede ed inesperienza per accrescere il proprio conto in banca, senza il minimo riguardo per quanto è “giusto” e “sano” nella vita. Ed ha caricato la truffa con offese ed arroganza da padrone del mondo accecato solo dal proprio famelico desiderio di avere.

Troppe notti insonni, un dolore sommesso e costante alla bocca dello stomaco per quanto stava succedendomi. La domanda più pesante che mi ponevo era perché a tanta buona volontà doveva contrapporsi tutta questa melma di immoralità che arrivava da ogni dove.

E quando non c’era male, c’era indifferenza. Mancanza di interesse.

Ma le alluvioni lasciano intatte anche cose forti e profonde, quelle ben radicate nella terra. Ed ecco che la Elena di un anno fa non conosceva alcune persone che poi si sono rivelate davvero un grandissimo regalo della vita. E allora ho capito:

Il mio sogno non è morto. Perché il mio sogno era di costruire una rete di persone animate dagli stessi valori, spinte dalle stesse ambizioni, con lo stesso sguardo limpido e pulito verso l’esistenza ed i rapporti personali.

Ebbene si è generata una possente selezione naturale per questo. Che è costata tanto dolore. Ma oggi questa rete esiste. E non ha bisogno di un luogo  perché la sua casa è nel cuore di quelle persone. Non ha bisogno di investimenti importanti, perché vibrerà come un tam tam nei cuori che la faranno risuonare.

Dunque questa favola che sembrava così amorale, alla fine, una sua morale l’ha avuta. E questo, all’indomani della chiusura della sede di Milano di “Ricomincio da Me” è il balsamo più dolce che si possa immaginare per il mio cuore ferito.

Ora si volta pagina, ora si va avanti.

Quella bambina ora è molto più saggia e decisamente più forte.

Forse solo un po’ meno fiduciosa nel prossimo… ma ci sta:

è il prezzo del dolore provato e la garanzia  di non illudersi ancora…

 

 

Giù la maschera!

JIM MORRISONIl leitmotiv di “Ricomincio da Me” di questo mese di Aprile è “giù la maschera”.

Ma qual è il senso di questo tema? Suggeriamo di fare un profondo e significativo lavoro su se stessi per andare oltre gli schemi e le aspettative che altre persone ci affidano più o meno consapevolmente. Questo ci espone ad un rischio: quello di non sovrapporci alla persona che chi dice di amarci, ci attacca addosso… e poter perderlo.

Mi riferisco ad un genitore, un partner, un figlio, un amico.

A volte cerchiamo di adattare i nostri gusti e le opinioni, fino ad arrivare a mettere in discussione valori ed ideali, pur di non deludere chi pensiamo indispensabile nelle nostre vite. Beh, niente di più sbagliato! Amare significa accettare, accogliere, ammirare e desiderare l’oggetto dell’amore, non la proiezione che si desidera per alimentare autocompiacimento o compensare proprie ferite. .

Così un genitore che sa amare, accetterà un figlio che non desidera seguire le sue orme nella vita professionale, ma costruirsi una sua idenità ed assecondare le sue passioni.

Un compagno di vita, amerà le debolezze e le paure, come le qualità ed i valori che appartengono profondamente al partner, senza giudicarle, ma spinto dalla profonda volontà di amare la verità più che una proiezione fasulla.

Aver paura di togliere la maschera per l’ansia di non essere abbastanza amati o apprezzati è umano e comprensibile. Appartiene alle principali necessità umane essere accettati e sentirsi parte, in questo, della collettività. Ma è fondamentale che l’altro da noi ci ami e accetti davvero per quanto sappiamo portare, altrimenti inganniamo prima noi stessi e questo non ci renderà mai felici e sereni, nemmeno nelle relazioni che costruiamo.

Ci vuole coraggio e maturità per far questo. Oltrechè autostima ed amor proprio. Ma per fare il grande salto, per ricominciare da se stessi, occorre mettere in primo piano la nostra felicità e realizzazione. Prima di tutto il resto. E non è mai egoismo. E’ senso di responsabilità e consapevolezza. Perchè solo quando saremo profondamente noi stessi, nel profondo, sapremo dare agli altri il meglio di noi. Non prima.

 

 

 

La storia di Giovanna

 

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Giovanna voleva essere felice. Cresciuta in una famiglia protettiva, affettuosa e di buoni valori, ha nella sua gioventù conosciuto e vissuto una sana felicità famigliare di amore e condivisione.

Dopo la scuola, si immatricola all’università di Biologia. Innamorata della scienza, sogna di fare la ricercatrice per dare il suo contributo alla scienza, allenando e trasformando il suo amore per il sapere, in un talento. Studiare, approfondire argomenti scientifici, sperimentare in laboratorio, sono attività che la fanno sentire in armonia con il mondo e le fanno perdere la cognizione del tempo e dello spazio.

Ha solo 20 anni, quando si innamora di Marco, un collega universitario pieno di talento e di attenzioni per lei, si accorge di aspettare un bimbo e così si sposa, comunque serena e tanto innamorata.

Sognava di poter costruire il suo nido ispirandosi a quello in cui era cresciuta. E così, a soli 21 anni, aveva tra le braccia il piccolo Francesco, era sposata e per quanto determinata a continuare nella sua carriera universitaria, consapevole dell’enorme sforzo che questo comportava. Amici e parenti, preoccupati per i suoi affanni, le affrescano un quadro di grande serenità e gratificazione nella sua vita da mamma. Giovanna resiste e, seppur con grandi difficoltà, continua ad aggiungere esami al suo libretto universitario.

Dopo soli due anni, nascono i due splendidi gemelli, Daniele e Sara. Mancano solo 10 esami alla laurea, ma Giovanna è stremata. Fare la mamma, spendere le sue energie nel manage famigliare le dà tanto, ma la svuota completamente di ogni forza. Pensa che, in fondo, la sua mamma è vissuta così ed è stata tanto felice… così davanti agli splendi sorrisi e le manine tese dei suoi bimbi, lascia l’università e decide di voler essere una buona mamma ed una moglie affettuosa.

I suoi figli crescono sani, amati e sereni. Marco è sereno e può dedicarsi alla sua carriera in una multinazionale farmaceutica.

Oggi Giovanna ha 48 anni. I suoi figli sono grandi. Francesco è andato a vivere da solo in un piccolo appartamentino in centro, ha preso in gestione un piccolo locale e si fidanza “spesso”, godendosi la vita e la sua gioventù. I gemelli si stanno laureando in un’università in Inghilterra, facendo una bellissima esperienza con altri giovani di tante nazionalità. Giovanna è molto orgogliosa di quanto ha costruito con suo marito in quella famiglia così completa ed unita.

Una mattina si alza, prepara il suo caffè e comincia a sentire un piccolo senso di vuoto nella sua pancia. Si guarda intorno e vede suo marito, distratto ed assorto nel suo tablet. Prova ad intavolare con lui una conversazione su qualcosa, ma ritornano monosillabi e risposte evasive fino a che Marco la saluta ed esce di casa. Giovanna è sola. Sa che questa giornata sarà uguale a quella di ieri e molto simile a quella di domani. Si sente svuotata, lo specchio le restituisce un’immagine così diversa da quella che avrebbe voluto. E’ spenta, stanca ed i suoi occhi non hanno più quel bagliore che aveva fatto innamorare suo marito e che, soprattutto, la facevano apparire così vitale.

Cosa succede? Dove è andata a finire la Giovanna che adorava destreggiarsi tra provette e microscopi? Ha donato tutta la sua gioventù, le sue migliori energie a costruire una famiglia felice. E’ orgogliosa, ma svuotata. Quegli anni sono passati così velocemente ed ora ha già 48 anni e da qualche mese, gli sbalzi di umore, le caldane ed ognuno dei sintomi tipici di un conclamato climaterio. I giorni passano, al Natale segue la Pasqua, le vacanze al mare nella solita villetta al mare, prima di un nuovo Natale.

Da dove ripartire? Come Giovanna può ricominciare ad essere soddisfatta della sua vita? Quasi non ricorda più cosa la rendeva entusiasta, cosa la faceva ridere e l’appassionava. Si lascia vivere giorno dopo giorno, vedendo suo marito sempre più lontano e meno riconoscente verso chi ha sacrificato la sua vita per la famiglia ed il loro benessere.

Improvvisamente ripensa alla sua mamma e ricorda quel giorno in cui ha intravisto quello stesso lampo di buio nei suoi occhi. Cosa si era domandata? Poco, ad esser oneste, molto poco. La sua era un’ottima madre e questo le bastava. Vederla lì, presente e sempre affettuosa e disponibile era quanto voleva vedere della sua mamma. Fino a che non l’aveva lasciata, pochissimi mesi fa.

Ora si sente sola, ma soprattutto incompiuta. Cosa c’è che non va? In fondo l’intera umanità ha funzionato così fino a ieri. Non lo capisce, ma sa che ogni giorno si alza e si sente meno soddisfatta e realizzata… Comincia a curarsi di meno, toglie il pigiama per indossare una tuta e ripete lo stesso gesto all’inverso la sera. La sua infelicità è palese ma incomprensibile ai più, ed a lei stessa… Suo marito comincia a somigliare più ad un coinquilino, ed entrambi smettono di investire nel loro rapporto matrimoniale. Cosa rimane? Da dove ricominciare?

  • Storia vera – nomi di fantasia

 

 

 

 

 

 

 

Le donne perdono

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Ho studiato ingegneria. Ho lavorato 13 anni nel metalmeccanico, per lo più nell’area produttiva. Quasi 20 anni a contatto col mondo maschile, per sentire che avvertivo costantemente un disagio di fondo che non sapevo spiegarmi. Distaccarmi da quell’ambiente mi ha restituito una nitidezza nello sguardo che ora mi fa capire cosa generava quel disagio.

Ero a disagio perchè avevo punti di riferimento sbagliati.

Nel mondo aziendale, almeno in quello che io ho vissuto, le dinamiche di carriera, le interrelazioni tra i colleghi, i sistemi meritocratici facevano riferimento ad un unico ed uniformato sistema di riferimento: la dinamica maschile. Solo e semplicemente perché l’unico modello esistente.

Il successo aziendale è quello che segue le regole maschili. Presenzialismo, disponibilità, leadership dominante, dedizione totale ed identificazione nel ruolo. Davanti a questo modello le donne non hanno lavorato per crearne uno di uguale efficacia, ma nuovo, diverso da quello maschile.

Hanno fatto la cosa più facile. Si sono adeguate al modello maschile confrontandosi con esso e risultando spesso perdenti. Le specificità di una donna, le sue inclinazioni, i suoi talenti, ma anche i bisogni, le aspirazioni, sono altro da quelli maschili.

Finchè una donna a lavoro sarà valutata sulla base dei valori maschili, beh… non ci sarà battaglia. Anche le donne che riescono, nei contesti aziendali a fare carriera, lo fanno spesso cedendo a basso prezzo le proprie migliori qualità di accoglienza, creatività, complicità e sorellanza. Assumono atteggiamenti virili, a volte diventano più feroci ed aggressive dei loro colleghi, miopi dei bisogni altrui ed attente nel difendere il personale, piccolo orticello. Così anche la donna che fa carriera perde. E riuscirà a quantificare il proprio successo solo sulla base di quanto guadagna o quanti colleghi ha surclassato nella sua ascesa.

Abbiamo bisogno di nuovi riferimenti. di crearne di nuovi ed alternativi. E di farlo con le qualità e le caratteristiche più in linea con le peculiarità femminili. Solo così le donne potranno competere. In tutti gli altri casi, il prezzo del successo è e rimane troppo alto.

Ma per fare questo occorre un cambio culturale anche ai vertici che è oltremodo urgente. Una rivoluzione culturale ed una crescita antropologica che forse solo il tempo e qualche esempio illuminato ci potranno regalare.

Io lo attendo e lo auspico…

 

 

 

Il valore della libertà

Se sei libero sei tu che crei il mondo;

se non sei libero il mondo crea te!
(Efim Tarlapan)

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Molto spesso capita che diamo per scontati alcuni valori che ci accorgiamo  essere imprescindibili quando accadono tragedie, come questa ultima di Parigi, che come tantissime tragedie che insanguinano il mondo, ci colpiscono nel profondo.

La nostra “normalità” improvvisamente potrebbe esser messa in discussione. Il fato non è più solo affidato ad un destino, ma ad un gruppo di estremisti, lontani da qualsiasi dio, che si nascondono dietro una superficiale interpretazione di libri sacri, per sperimentare l’ebbrezza schizofrenica di poter determinare della vita di un giovane che non ha niente di diverso dalla mano di chi l’uccide, se non il senso ed il rispetto della vita.

Massificare, educare, indirizzare, soggiogare il mondo , stringendolo in una stretta rete di insensate regole definite da altri uomini. Questo è ritenuto giusto e, forse, auspicabile da questi estremisti.

Come al tempo dell’inquisizione cattolica erano ritenute sante altre regole insensate e sanguinarie che avevano il solo scopo di soggiogare la volontà e l’anelito di vita del mondo.

In un mondo dove ci sono correnti che spingono verso la massificazione religiosa, insieme ad altre che inducono quella dei consumi, delle idee, delle conoscenze e delle ignoranze, delle opere e delle omissioni, riprendiamoci la libertà in ogni aspetto. E la libertà più grande e vera è quella di essere veramente e profondamente se stessi. O, quanto meno, porsi delle domande. Al di là, per quanto possibile, di ogni condizionamento… proviamoci, per meritarci davvero la più vera, profonda ed onesta libertà!

Cancro? Ricomincio da Me

“L’uomo cresce con il crescere dei suoi scopi”

Friedrich Schiller

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La crescita, l’assunzione di consapevolezza di se stessi è un processo spontaneo, insito nello stesso nostro vivere. E’ proprio sperimentando, sbagliando, cadendo e rialzandoci che impariamo le “lezioni” che la vita ci regala. Così credo che si arrivi quasi sempre (ma non è detto per tutti) alla vecchiaia un po’ più esperti, quanto meno, di noi stessi.

E’ bello, giusto, sano questo? Nessun giudizio! E’ semplicemente naturale! Come è naturale che per vivere dobbiamo respirare, che il sole riscalda o che la neve è fredda.

Ma cosa ce ne facciamo di tanta consapevolezza ad 80 anni, quando la nostra prospettiva di vita si è ridotta? Quasi nulla, se non rivolgercela contro, trasformando quest’evoluzione in banali rimpianti.

Quando è nata Ricomincio da Me, avevo questo sogno. Abbreviare i tempi di questa consapevolezza a chi volesse credere che conoscersi ed agire secondo il più profondo e vero dei “sé” è l’unica via per non sprecare tempo e quindi, per guadagnare vita.

Ma esiste un momento nella vita di alcune persone, in cui questa crescita, quest’evoluzione diventa immediata. In cui si capovolgono improvvisamente tutte le priorità, i valori. Se il giorno prima avevi un capo che ti faceva tornare a casa arrabbiato, un partner con cui condividevi poco o niente o ti crucciavi per non riuscire a comprare l’ultimo smartphone in vendita, in un clic tutto si sovverte. Quando ti diagnosticano una malattia. Io ne scrivo perchè so cosa significa leggere su un proprio referto “neoplasia”. Improvvisamente capisci di essere mortale, che tutto è passaggio, che hai sprecato giorni, anni, vita a far cosa, a rincorrere cosa?

Ed allora è molto facile farsi soggiogare dalla paura, entrare in un tunnel di disperazione, guardare al nostro corpo come ad un nemico da combattere, sentirsi sfortunati e chiedersi persino se quella è una punizione per qualche grave errore commesso. Questo è esattamente il modo migliore per predisporsi a morire.

In Ricomincio da Me allora abbiamo studiato un percorso, un viaggio di speranza, di motivazione, di condivisione e di calore umano da offrire, gratuitamente, a chi avrà voglia di iniziare un percorso motivazionale verso la guarigione. Siamo consapevoli che non è sempre possibile, ma crediamo che valga comunque la pena offrire un appiglio di vita a chi si barcamena tra una chemio ed una radio, ed a chi è loro vicino cercando disperatamente forza d’animo che, nel profondo, non sa magari dove trovare.

Il percorso sarà fatto di incontri motivazionali per condividere emozioni, paure, sorrisi e desideri. Corsi di teatro esperienziale, make up, consulenza di immagine, per imparare ad amare e coccolare di nuovo il nostro corpo. Corsi di nutrizione emotiva e colloqui su tematiche relazionali e di gruppo con le altre associate di Ricomincio da Me.

Questo è stato il progetto presentato al WE AWARD lo scorso 31 ottobre. Si chiama “Cancro? Ricomincio da me”.

Queste le idee che hanno trovato un sostegno, un’empatia, un appoggio in tanti occhi, mani, menti e cuori presenti al bellissimo evento. Questo il progetto che ha vinto il premio, regalandomi un mare di orgoglio, motivazione a continuare e determinazione a non cedere nonostante le difficoltà.

Concludo questo articolo dicendo che lavorare sulla propria auto-realizzazione è un modo importante e concreto per prevenire la perdita di armonia tra corpo e mente, che si manifesta in tanti modi. Uno di questi è il cancro. Io lo so. Perché l’ho vissuto in prima persona.

Impariamo ad ascoltare il nostro corpo, quello che ci comunica, prima che lanci un urlo disperato. Solo così impareremo a “meritarci” la vita!

Chi avesse voglia di saperne di più o sostenere questo progetto mi contatti a elena.elia@ricominciodame.org