Archivi categoria: VI RACCONTO DI ELENA

Ricomincio da Me

Tutte le esperienze servono. Quelle belle, ma è facile capirlo. Ed anche quelle meno belle.

Il senso di quanto ci accade magari non lo capiamo nell’immediato, magari passano mesi o anni. Ma poi un fil rouge comincia a passare da un punto al successivo e si palesa un disegno, uno scopo. Ed in quel momento è come guardare quel disegno dall’alto e sorridere, un po’ della stranezza della vita, un po’ della nostra ingenuità nel non aver percepito quel senso, prima di allora.

Nei giorni passati ho deciso di chiudere le porte di un’avventura durata due anni e mezzo, che aveva più le caratteristiche di un sogno utopico che di un’impresa vera e propria.

Ho chiuso la mia associazione no profit Ricomincio da Me.

Come quando si decide di chiudere una storia d’amore passionale, profonda, con la consapevolezza che quello che poteva dare l’ha dato e che prolungare i tempi del distacco, servirebbe solo a soffrire di più.

Due anni fa ho fondato Ricomincio da Me perchè credevo, e credo ancora, che la massima aspirazione di ogni essere umano debba essere auto-realizzarsi, trovare gli strumenti per esprimere al meglio se stessi. E pensavo di poter aiutare gli altri a fare questo magnifico viaggio di scoperta. Credo di essere riuscita a farlo con tante persone e questa è sicuramente la mia felicità più grande.

Ma tutta l’avventura è stata un viaggio di scoperta anche per me stessa. Di conoscenza di me, di punti di forza che non sospettavo di avere e, soprattutto, è stata una portentosa lente di ingrandimento sulla natura umana

Fino a due anni fa ero immatura da un punto di vista relazionale. Questo oggi mi è chiaro. Oggi che ho imparato a capire, guardare al prossimo ed a quello che può e sa dare in maniera molto più comprensiva e compassionevole. Ho conosciuto tantissimi microcosmi, per lo più femminili (ma non solo), facendo trasvolate emozionanti e slalom tra sensi di colpa, paure, aspettative, traumi del passato, relazioni difficili, talenti repressi, e persino cattiverie e meschinità impensabili. E poi generose condivisioni, risate genuine, voglia di crescere insieme e guardare nella stessa direzione di altri microcosmi in cammino.

Si sono create amicizie in maniera assolutamente spontanea e naturale che sono diventate punti di riferimento nella vita di molte persone, me compresa.

Ho avuto la manifestazione tangibile, reale dell’immenso ed incondizionato amore di mio padre, che ha creduto in me anche quando non condivideva o capiva profondamente il senso della bandiera che avevo scelto di portare.

Ed ho imparato a preservarmi. Ho capito che l’impegno e la volontà di fare non è di tutti. Che anzi molti amano farsi trainare anzichè costruire insieme. E che io non posso lasciare che il mio ego creda di poterlo fare per tutti.

E cosi siamo giunti alla motivazione per cui ho chiuso Ricomincio da Me. Doveva essere una creatura, un mio figlio che dopo una prima fase di cura ed abnegazione, sarebbe stato lasciato libero di vivere e di muoversi da solo. Ma per Ricomincio da Me non è stato cosi. Troppe persone hanno identificato l’associazione con me. Cosa assolutamente lusinghiera per il mio ego, affamato di affermazione, ma assolutamente asfittica per l’idea. Che cosi ha deciso di non prendere il volo. Perchè io non avevo abbastanza vento da soffiargli sotto le ali. E non ho trovato aiuti, sostanze ed energia per poterlo fare insieme a me. E di questo mi dispiaccio.

Trattengo solo il bello. Tutto il bello. E conservo nel cuore la speranza di esser stata seme nel cuore di chi qualche volta mi ha ascoltata, cosi come Niki mi ha detto ieri sera, aggiungendo che ci sono argomenti che si sente troppo per esser affrontati a cuor leggero. La ringrazio per la dolce lettura. E con lei ringrazio tutti quelli che ho conosciuto ed amato in questo tempo. Le persone che sanno che rimarranno con me a prescindere da dove sarò e dal tempo che ci vedrà lontani.

Ed un grazie a Ricomincio da Me, per come mi ha fatto diventare una persona più consapevole, capace di accettare e, diamo un calcio alla modestia, risolta nella vita.

 

 

Le cose che ho capito

I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perché.
(Mark Twain)

aaaaa

Accetto di aver capito molte delle cose importanti di me stessa e della vita.

Mi chiedo che punto é questo, esattamente ? Ci sono persone che raggiungono questo traguardo dopo aver speso la maggior parte del «loro » tempo ed altre, più fortunate, che ci arrivano molto presto, perché hanno la fortuna di provenire da famiglie liberali, aperte ed illuminate.

Io ci sono arrivata ora, e questo importa.

Si cammina in un sentiero la cui lunghezza e bellezza non ci é dato di conoscere. Man mano che si avanza l’emozione della scoperta riempie ogni angolo del nostro animo. Dalle piccole cose, via via alle esperienze piu totalizzanti ed, auspicabilmente , costruttive della vita. A volte si inciampa, o si sceglie di fermarsi ed attendere, o non attendere e semplicemente godersi la pausa ; o si corre e si cerca di superare il « qui ed ora », bramosi del « là e domani ».

Ed i confini del nostro sentiero sono spesso definiti da quanto di pre-fabbricato ci é stato costruito attorno, ma piu spesso da quello a cui abbiamo scelto di credere.

Io ho camminato per un po’ nel « vicolo stretto »,cccccccc

fingendo di starci comoda, ma poi ho scelto di allargare quanto più possibile i confini di questo sentiero, dandomi tante possibilità e, con esse, tante vite diverse. Ho rinunciato al conforto dell’abitudinario , del sicuro, per sperimentare e crescere nell’esperienza. E mi sono dotata di tutti gli strumenti che potessero aiutarmi a questo scopo : parlare altre lingue, coltivare la curiosità del nuovo e l’inquietudine, dopo una pausa che si é fatta troppo lunga, che mi dà la forza di tendere la gamba e fare il primo passo per l’altrove.

E poi ho capito che le persone che ci accompagnano sul sentiero, vanno scelte. Anche li : massima libertà!

Ho capito che, anche se alla nascita ognuno di noi viene calato in un contesto famigliare coatto, con l’età adulta si puo godere della scelta delle persone che ci « possono » stare vicine. Ed avere altre sorelle e fratelli, cugini, zii e nonni. Diversi perché li scegliamo, amandoli comunque come parte di noi stessi. Perché con la stessa scelta di libertà, possiamo allontanare chi non aggiunge nulla, ma a volte toglie alla nostra vita. Col giudizio, l’invadenza , l’ignoranza, la stupidità, la mediocrità o semplicemente valori e codici diversi dai nostri.

Amando anche la solitudine ed il silenzio, come la migliore medicina per risanare ansie, paure e per recuperare energie.

E che dentro di noi , dentro ognuno di noi esiste un piccolo nucleo,

nuclfatto di un’essenza speciale ed assolutamente unica : le nostre eccellenze, le passioni , i pensieri belli e brutti che ci corrispondono più intimamente . Occorre avere il coraggio di accettare questo nucleo ; e conoscerlo ; ed amarlo nella sua unicità . Perché il grande valore di questo nocciolo é dato dal fatto che non vuole giudizio, che prescinde dagli altri e dalle loro regole, prescinde dalle condizioni oggettive in cui siamo immersi per scelta nostra o altrui.

Ed ho capito che lo scopo di ognuno di noi é quello di estendere questo nucleo. Come un big bang! Costruire la vita intorno “a nostra imagine e somiglianza”. Circondarci di cose che raccontino di noi. Scegliere il luogo dove tornare, che sia in piena risonanza con il nostro essere . Amare, riamati le persone che sappiano leggerci e che amiamo leggere, senza sforzo e solo per il desiderio di farlo .

Quando si arriva a questa consapevolezza, si ha un buon punto di partenza.

Il passo successivo é poi capire la direzione in cui andare. Spesso lasciarsi portare dal flusso, senza necessariamente fare qualcosa. O, come mi piace spesso dire, prendendo noi stessi, quasi con la forza e portandoci lontani da situazioni che ci fanno male. Ma sempre preservandoci, come si farebbe col figlio più amato.

Tutto molto semplice. Il resto: le difficoltà che affrontiamo, le persone che ci condizionano, le paure che ci tengono svegli, le costruiamo noi e ci zavorrano impedendoci di essere veramente chi siamo .

Invece, quando viviamo perseguendo queste verità : le persone arrivano, i desideri si realizzano, le occasioni non mancano e, credo, nemmeno la malattia ci tocca.

Ne ho fatto il mio mantra e la mia vita racconta di questo.

Buoni propositi

Sono venuta qui a Fuerteventura in questa fine 2016 a cercare i miei buoni propositi per il 2017. 

Qui c’è…. nulla. Ma è un niente denso, ancestrale. Spazio sterminato che ti fa pensare a quanto piccoli siamo. 

Ed è qui che ho capito cosa voglio per la mia vita a partire dal prossimo anno:

Voglio prendermi ciò che mi fa stare bene, senza compromessi e senza mezze misure. Ma non semplicemente cio’ che mi fa essere serena. Voglio quello che mi riempie i vuoti dell’anima, mi rimette in armonia con l’essenza del mondo e mi fa vibrare nel qui e ora! 

Voglio scegliere le persone con cui condividere un pezzo di vita più o meno lungo. Senza condizionamenti e limitazioni, che il più delle volte sono solo dentro di me!

Voglio circondarmi di bellezza. Andarmela a cercare, scovarla nei paesaggi naturali, nelle opere d’arte, nei sapori avvolgenti, nella musica trascinante, ma anche, semplicemente, nel calore della mia casa in quei pomeriggi assolati con la luce che passa attraverso la tenda gialla ed accarezza i fiori sul tavolo, rendendo tutto primavera! 

Voglio amare senza riserve e senza aspettative chi sa amare con lo stesso slancio e la stessa generosità.

Voglio innamorarmi del mio corpo, delle sue rotondità e degli acciacchi che l’età comincia a lasciarmi, senza limiti, senza ma e senza se. Nella gratitudine verso una salute che, comunque, mi accompagna e mi da’ forza per rimettermi sempre in corsa… 

Voglio smettere di guardare la TV. Vivere per un po’ a Parigi mi ha portata a distaccarmi dall’abitudine dei telegiornali ed ho capito che il brutto che c’è la’ fuori e’ tanto. Ma non è lasciandomi manipolare e vivendo nell’ansia che possa accadere o nel sollievo (meschino ma realistico) che anche stavolta non è successo a me che contribuiro’ a rendere il mondo migliore. 

Voglio lasciare andare le.persone del mio passato che ancora mi ostino a tirarmi dietro senza una reale motivazione che non sia quella di sentirmi giovane o, peggio, un bel ricordo da alimentare. 

Voglio essere leggera nel modo di vivere la vita insomma. Lasciando andare la zavorra dell’ego e smettendo di riconoscermi in quello che faccio o nel giudizio che gli altri hanno di me… 

Dunque: mica male come buoni propositi, no? 

Miracolo canario! 

Buon 2017 a tutti! 

Ancora un’altra vita

“Quando si viaggia si sperimenta in maniera molto più concreta l’atto della Rinascita.

Ci si trova dinanzi a situazioni del tutto nuove, il giorno trascorre più lentamente e, nella maggior parte dei casi, non si comprende la lingua che parlano gli altri.

È proprio quello che accade a un bambino appena nato dal ventre materno.”

Paulo Coelho

Il cammino di Santiago

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Esiste un modo per esorcizzare la morte: quello di vivere più vite!

Si proprio così!

Se c’è una scelta di vita che ho fatto e che mi permette di non avere rimpianti, è stata quella di sperimentare tutto ed il contrario di tutto. Non mi riferisco ad esperienze “estreme” (per quanto il suo significato sia assolutamente soggettivo), ma esperienze “estremamente differenti”: napoletana e tedesca, fidanzata seriamente e single impenitente, sportiva e sedentaria, vittima e carnefice, appassionata e celebrale, viva nel profondo e spenta nel cuore. E poi diverse città, case, amici, colleghi, climi, sogni e possibilità.

Tantissime persone vivono la loro vita come un treno che percorre il suo tragitto su binari noti e prevedibili. Crescono nella città in cui nascono, coltivano le stesse amicizie, godono della familiarità degli stessi luoghi. E si sentono orgogliose e felici di questo, quasi consapevoli del “coraggio” di non cambiare.

Per chi mi legge da un po’, sa che sono completamente scevra da ogni giudizio. Credo profondamente nella libertà di scelta individuale e che ognuno debba costruirsi la felicità intorno ai pilastri che, in maniera unica e profonda, lo rendono felice e soddisfatto di se stesso.

La mia felicità, tuttavia, s’infonde nella rinascita che può arrivare da un cambio di vita. Soprattutto se repentino e radicale.

Cambiare città, amici, contesti e mettersi alla prova, contando sulle proprie forze per alzarsi e fare i primi passi, imbarazzandosi a spiccicare le prime parole in una lingua che non è nativa, provare lo smanioso desiderio di percepire famigliari scorci di strade “qualsiasi”, in una realtà nuova, lontana e sconosciuta, mi fa sentire di nuovo “venuta al mondo“. In una pelle nuova. Ma con i piedi radicati in un passato fatto di affetti forti, risultati e fallimenti, persone care e comparse momentanee.

Ho cambiato, così, molte vite. A volte affrontando difficoltà, a volte, come in questi giorni, vivendo momenti di apprensione mischiata a curiosità, voglia di fare, impastata con voglia di esserci e basta.

Ma se ricordo un momento completo della mia vita era quando, lontano da tutto e da tutti, sentivo di essere assolutamente bastevole a me stessa. Beh… credo che, se ci fosse stata l’occasione, quello sarebbe stato il momento in cui avrei potuto amare meglio un uomo! Perché non avrei cercato fuori da me un completamento che non avrebbe comunque potuto esserci.

Ma ogni scelta ha oneri e onori.

E  scegliere di vivere tante vite equivale, purtroppo, anche alla possibilità di imbattersi in tante diverse situazioni e tanta varia umanità.

Quello che però ho imparato e che porterò con me nella prossima vita, sarà la consapevolezza che non c’è una realtà buona o cattiva. C’è un modo salutare ed uno distruttivo di viverla. E mi sono distrutta, in alcune vite passate, quando mi misuravo col giudizio altrui, quando lasciavo che il mio ego guidasse le mie scelte, quando vivevo nel costante anelito alla migliore definizione di me stessa attraverso gli occhi degli altri.

Ecco, se c’è un principio che voglio portare stretto nella manina della bimba che rinasce alla prossima vita è proprio questo: “voglio essere e vivere per quella che profondamente sono e so esprimere”.

 

 

 

Ancora Sud…

Nel bene e nel male, la Sicilia è l’Italia al superlativo

Edmonde Charles Roux

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Un piccolo negozio, ormai inaccessibile per l’accozzaglia di ruote, telai, gomme e lamiere che occupano ogni minimo volume interno. Il ciclista, anziano, ricurvo, che con un piccolo attrezzo, lentamente, ripulisce e sistema un ciclo alla volta… senza ansia, senza affanno… quasi solo per il piacere di farlo.

Il carretto delle granite davanti all’uscita di scuola…

L’Ape colorata, vociante e musicale che scarrozza una volta un’intera famiglia di turisti ed un’altra ben tre circensi con tanto d’elefante per le strade della città…

L’offerta del cornetto e caffè che ci fa venire voglia di fare un salto da quelle parti ogni mattina… e non per la differenza di prezzo, ma per quella di sapore…

Un’altra occasione per tornare al Sud, questa volta per un incontro di lavoro, che è stata anche una buona occasione per un gradevole salto indietro ad una stagione fa, con punte di 33 gradi centigradi a fine ottobre e bagni in un’acqua pulita e calda, su spiagge assolate ed isolate.

Ma la Sicilia ha accolto me ed una mia cara amica soprattutto con il calore dei siciliani che ci hanno ospitate, che abbiamo incontrato e con cui abbiamo scambiato anche semplici sorrisi e qualche saluto. Abbiamo respirato un altro Sud, un’altra faccia dell’Italia, in cui i contrasti sono ancora più netti, le curve più rotonde, i colori più sgargianti, la storia più presente e, soprattutto, l’orgoglio dell’unicità più caratterizzante.

I siciliani sono molto consapevoli della bellezza che li circonda, del clima meraviglioso di cui godono, di quella decadenza nostalgica che avvolge chi cammina per quelle vie. Hanno dentro una spinta alla bellezza, all’arte e all’armonia delle forme che stordisce e inebria chiunque si affacci, anche per poche ore, su questa terra.

Nei contrasti tra lusso e decadenza, cultura e folclore, apparenza e sostanza, innovazione e tradizione ha proprio sede la bellezza di questa terra. Ed in questo condivido il senso dell’aforisma citato. I contrasti di tutti gli italiani qui esplodono, si fanno estremi, nel bene e nel male.

E poi c’è quell’ingenuità strana, che a volte ho visto anche nella mia Napoli. Quella volontà orgogliosa di bastare a se stessi. Quella maniera un po’ bambinesca di credere che si abbia tutto per esser felici. Invidiabile, da parte mia, sotto certi aspetti. Forse perché, al contrario, ho sempre creduto che la felicità vada rincorsa e seguita ovunque ci porti. Anche in posti meno ospitali ed accoglienti. Per trovarla, infine, probabilmente, in un nuovo modo di essere e di vedere il mondo e non nelle persone o nei luoghi che ci contornano.

Una vera scoperta dunque, che insieme all’esperienza della Calabria di questa estate, ha ridato un nuovo slancio e nuovo entusiasmo nei confronti di un Sud che potrebbe sopravvivere benissimo sulle meravigliose bellezze che possiede, sul calore della gente che ci abita e l’abisso di cultura che si respira… Se solo tutti gli abitanti ci credessero e non si adagiassero ad una realtà spesso difficile, ma che ha bisogno di persone oneste e non di assistenzialismo (da qualunque parte venga), di prese di posizioni forti, coerenti e sempre costruttive del benessere di tutti e non di pochi. Solo questa può essere la strada per far crescere la Sicilia, la Calabria e l’Italia intera… Non credete?

 

Vi dichiaro marito e moglie…

Mamma mia… io guarda, io non è che so’ contrario al matrimonio eh, 

che non so’ venuto… 

Solo, non lo so, io credo che in particolare un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi tra loro…. 

Troppo diversi.

Pensavo fosse amore invece era un calesse – Massimo Troisi – Scena finale

20161008_164055Ispirata per questo articolo al matrimonio di mio fratello, avvenuto pochissimi giorni fa nel mezzo di una giornata fin troppo autunnale e fredda. Ha coronato il sogno di amore con la sua fidanzata e lo ha fatto con lo slancio, l’entusiasmo e l’emozione di un ragazzino, seppure in una scelta sentita e desiderata da tempo.

Ho riflettuto tanto su di me e su questa istituzione, durante quella giornata. E mi sono riconosciuta, sorridendo, nell’ultima frase del film citato.

Io non ho mai sentito il desiderio di sposarmi. Ammiro molto chi fa questa scelta, per qualsiasi ragione la faccia. Ottimismo, amore, fiducia nel futuro e nel proprio amato, voglia di famiglia, paura di solitudine, rispetto di una tradizione famigliare etc etc.

E’ comunque una scelta che merita tutto il mio rispetto e la mia ammirazione.

Ammirazione per quel senso di promessa, di patto, di ricerca di una certezza che a me più che tranquillizzare, fà paura.

Purtroppo la vita famigliare dei miei genitori è stata tutt’altro che felice e serena. E già questo, per me, è stato un pessimo punto da cui partire. Ho conosciuto giochi di egoismo, potere, manipolazione tra di loro e nei nostri confronti, che nemmeno tra nemici giurati sarebbero giustificabili. Sono consapevole che la mia storia, da questo punto di vista, è simile e magari persino migliore di tantissime altre. La differenza è che il dato di fatto (il rapporto dei miei), ha generato percezioni e reazioni differenti in me e mio fratello.

In me il disgusto più assoluto per ogni forzatura che obblighi due persone a stare insieme, in mio fratello il desiderio e la volontà di credere che possa e debba essere differente e di volerlo costruire, con la sua sposa e la forza del loro amore.

Quanti matrimoni ho visto sorreggersi sull’unico grande progetto della crescita e del benessere dei figli! Spostare la propria realizzazione sentimentale e personale sulla progenie, per allontanare da sé la consapevolezza di una scelta sbagliata. Questo significa, come quasi sempre accade, affidare e responsabilizzare qualcun altro per quanto non abbiamo il coraggio di prenderci e di vivere. E significa farlo con le persone che di più si amano, i figli. Passargli un modello di vita sbagliato, finto, illusorio ed ipocrita. Augurandosi che non percepiscano la realtà o che, per fortuna o per migliore capacità, siano in grado di crearsi una realtà emotiva e sentimentale migliore. Salvo arrivare a tarda età e rinfacciargli di aver sacrificato la propria esistenza al loro benessere. Senza che per questo, nessuna richiesta sia mai avvenuta.

 Il matrimonio dovrebbe nascere, invece, e dopo crescere ed evolversi, innanzitutto sulla scelta del miglior amico, del confidente, della persona che nutre della massima stima e della massima intimità col tuo essere più vero, profondo e nascosto agli altri. Non è qualcosa che accade spesso nella vita, a me forse, e dico forse, è accaduto una sola volta di vivere un amore così. Ma per meno di questo, mai e poi mai, avrei promesso “finché morte non vi separi“.

Molte persone dicono che sono idealista, che faccio fatica a confrontarmi con la realtà. E forse è vero. Se avessi dovuto pensare ad un matrimonio avrei pensato ad una vera e propria simbiosi tra due individualità, complesse e complete, bastevoli assolutamente a se stesse, che nella loro reciproca scelta quotidiana non fanno che amplificare le proprie potenzialità, con stimoli sempre più grandi, con il confronto costruttivo, con il dialogo fatto a volte di parole, ma più spesso di sguardi, sorrisi, persino pensieri e intuizioni. Un’unione che non è fatta di possesso, di paura per il futuro, di chiusura al mondo, di scontro di ego alla ricerca del miglior compromesso che, inevitabilmente, sacrifichi un pezzo dell’uno o dell’altro. Ma apertura, conoscenza, arricchimento dell’altro. Crescita insieme, nel rispetto anche di spazi personali mantenuti e salvaguardati, di un passato compreso e accettato, di un presente che è accoglienza ed un futuro incerto, ma da costruire con la scelta consapevole di ogni giorno. Ed anche lì… promettere che tutto rimanga permanente ed immutevole… un tantino azzardato ed ottimistico… ma sicuramente degno di una coscienza impegnata e fiduciosa.

Ecco io auguro ad Attilio e Michela che abbiano questo oggi, e che sappiano crederci ed alimentarlo ogni giorno della loro vita. Consapevoli che da soli possono essere e sentirsi 100, ma che insieme esprimono 1000! E vorrei che fosse solo questo sentimento a tenerli insieme… niente di più e niente di meno.

Questo è quello vorrei per loro. Con tutto il cuore.

 

 

 

 

Un’altra vacanza, un’altra Calabria

“la Calabria è una bella donna mal vestita. Ma se la guardi nel profondo, scopri, vedi e senti la sua bellezza”

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La mia famiglia ha scelto per quasi 20 anni la Calabria come meta delle vacanze estive. Ma come spesso ho scritto in questo blog, occorrono spesso altri occhi per vedere quello che, probabilmente, c’è sempre stato intorno.

Quest’anno, così, dopo parecchi anni che ci mancavo, ho trascorso le mie vacanze in una modalità nuova e, forse anche per questo, con uno sguardo più curioso e attento. Quello che ne è emerso ha avuto il potere di sorprendermi.

Un camper, un’amica meravigliosa, ma in un’amicizia poco consolidata, un itinerario da definire strada facendo attraverso luoghi della memoria e scenari nuovi e da scoprire, un’altra amica che, forse, si sarebbe unita in corso di viaggio. Unito a tutto questo, i preconcetti con cui (da nordica acquisita, ahimè) avevo finito per guardare al sud più sud di Italia che c’è: un posto poco ospitale, talvolta pericoloso, poco incline al turismo e sicuramente poco ospitale. Lo ammetto… sono partita con questa zavorra nel cuore e nella testa. Ma con la voglia, nel contempo, di liberarmene!

Cosa abbiamo trovato?

Un’accoglienza ed una disponibilità delle persone del posto assolutamente uniche, palesata da gesti semplici, ma evidentemente sinceri e senza attese di ritorno. Quante persone meravigliose abbiamo conosciuto! E con che solarità e generosità ci hanno fatto sentire a nostro agio o aiutate in momenti di piccola difficoltà!

E che ridere vedere le facce stupite, nei paesini più sperduti, degli uomini che guardavano prima due e poi tre donne in un camper, manovrarlo tra stradine strette e con (incredibile!) la stessa maestria che avrebbe avuto un uomo! 🙂

E poi abbiamo visto e vissuto meravigliosi confronti con giovani e meno giovani, che avevano davvero e profondamente voglia di cambiamento, di rivalsa e sapevano puntare con fiducia e competenza sulle risorse locali, sulle proprie forze e capacità, spesso “nonostante” alcune istituzioni locali che invece di promuovere ed incentivare le iniziative autonome, le ostacola con fare ottuso e poco lungimirante. Ma in queste persone c’era lo sguardo fiero di appartenere ad una terra che amano, che vorrebbero vedere tutelata e rispettata da tutti, in cui sanno quanto il singolo contributo può essere importante al raggiungimento del benessere comune e scelgono ogni giorno di rimanere.

Abbiamo girato la Calabria meno turistica. Evitato i posti più frequentati per assaporare quanto di profondamente vissuto aveva da offrire questa regione. Dagli scorci marini, ai tesori nascosti sulle pendici di colline difficilmente accessibili (soprattutto con un camper!), dal versante tirrenico dei tramonti infuocati, a quello ionico delle albe mozzafiato.

E vissuto, perla ancora più preziosa, il piacere della condivisione femminile, delle chiacchiere di crescita e confronto, delle risate a crepapelle e dei selfie ridicoli e dichiaratamente adolescenziali.

Ci sono stati momenti belli di condivisione, emozioni forti, momenti malinconici e di riflessione. Ma ci stava tutto.

Se non sono questo le vacanze… allora cosa sono?

Un grazie particolare alle mie compagne di viaggio ed amiche: Rosaria e Giulia. Oggi siamo un po’ più abbronzate e un po’ più felici! Alla prossima!

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I Piaceri del downshifting – Parte 2

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Uno dei principali vantaggi attribuibili al downshifting, secondo me, è proprio una nuova attribuzione del valore. Abbiamo lasciato che fosse il mondo ad indicarci “il valore” e, normalmente, il mondo l’ha avvicinato pericolosamente al concetto di “prezzo”.

Ma il “valore” è un concetto individuale, soggettivo, non assoluto, non oggettivo come può essere un prezzo. Il valore cambia per ognuno di noi ed è la risultante di tutte le esperienze di vita che abbiamo fatto, dei riferimenti educazionali avuti dalla famiglia, anche dei dolori, purtroppo, con cui l’esistenza ci ha confrontati.

I profondi e veri desideri non possono prescindere da quanto noi attribuiamo nella vita come di valore. Io per esempio considero di massimo valore il tempo. Anche più del denaro. E per questo ho fatto la scelta del downshifing. La libertà di azione, l’integrità e coerenza di pensato ed agito sono altri aspetti che valuto imprescindibili. E considero di valore le relazioni sincere con le persone. I confronti intellettualmente onesti.

Uno degli scopi che vorrei dare alla mia vita, per considerarla veramente realizzata, è renderla una vita “eccellente”. Non felice, non serena, non ricca, non allegra. Ma una vita eccellente. Dove per eccellente intendo ogni giorno più scelta, ancorata ai miei personali valori, a quanto mi appare giusto e bello.

Ecco, fare un downshifting non è abbassare le pretese o accontentarsi. Nella mia vita ha significato liberarla di inutilità, di relazioni coatte, di bisogni indotti, di compulsive avidità. Alleggerirla, darle valore, riempire la mia vita del me più autentico.

E’ una scelta facile? Assolutamente no!

Una scelta compresa e condivisa? Meno che mai!

Una scelta necessaria? Per me lo è stata, categoricamente.

E come portarla avanti ogni giorno? Rivolgendo l’attenzione al dentro più che al fuori. Imparando ad ascoltarsi di più, riconoscendo l’intuito, prescindendo dai giudizi delle altre persone, scegliendo molto accuratamente, anche i nostri compagni di viaggio. Solo così diventa una scelta possibile e felice. Perchè fare un downshifting e continuare a confrontarsi con i vecchi sistemi ci rende persone frustrate, infelici, e irrealizzate.

Se oggi dovessi valutare la mia vita con lo sguardo del mondo, dovrei darmi della pazza, immatura, sognatrice ed ingenua. E questo mi farebbe male.

Io mi guardo, però. E mi “giudico” con quanto è veramente importante per me e vedo una donna libera, senza catene, che può scegliere ogni giorno, che ha il privilegio di godersi la vita per quello che le dà profondamente piacere e gratificazione. Non l’auto di lusso. Non più la vacanza superchic, non l’abito firmato o le scarpe griffate. Ma tempo per pensare e scegliere. Relazioni arricchenti e costruttive. Progetti creativi e mille opportunità.

Ecco per me questo è il vero e profondo senso del downshifting.

 

 

 

 

 

 

I Piaceri del “downshifting” – parte 1

“Downshifting” è la scelta da parte di diverse figure di lavoratori – particolarmente professionisti – di giungere ad una libera, volontaria e consapevole autoriduzione del salario bilanciata da un minore impegno in termini di ore dedicate alle attività professionali, così da godere di maggiore tempo libero”

Wikipedia

downshifting

Credo occorra un profondo livello di conoscenza di se stessi ed una buona capacità introspettiva per andare alla profonda radice dei propri desideri.

Questo non perché abbiamo perso la capacità di esprimere desideri. Ma perché siamo completamente immersi in un acquario di densi condizionamenti. E’ il prezzo che paghiamo a questo nostro primo mondo ad alto sviluppo umano. Senza voler, perché questo non è il contesto, fare un’analisi socio-economica di quanto accaduto in questi ultimi 70 anni, o recriminare sul buon livello di salubrità, sicurezza e civiltà della nostra società, rispetto a solo un secolo fa. Basta guardarsi intorno per capire quanto inestimabile valore abbiamo conseguito e quanto le nostre generazioni debbano ritenersi fortunate per questo.

Occorre tuttavia ammettere che ci siamo nettamente trasformati da persone a “consumatori”, “potenziali clienti”, “meccanismi di attiva circolazione economica”. Volenti o nolenti per quanto ci riguarda, siamo entrati nell’ingranaggio del sistema di consumo compulsivo delle risorse, ci siamo assuefatti al benessere ed abbiamo finito per alzare sempre di più l’asticella dei bisogni ritenuti irrinunciabili.

E’ molto facile quindi pensare che i nostri desideri riguardino l’ultimo modello di cellulare, o di automobile, o la casa al mare, o semplicemente l’atteso aumento di stipendio o quella vacanza esclusiva, o quanto ci arriva dagli echi dei media che ogni giorno ci bombardano.

Ed è così che ci si perde di vista. Completamente. Sotto strati di bisogni indotti, urgenti inutilità, oggetti che ci impoveriscono senza darci valore.

Continua…

 

Andare al nocciolo

“La tua visione diventa chiara solo quando guardi dentro il tuo cuore. Chi guarda fuori, sogna. Chi guarda dentro, si sveglia.”

Carl Gustav Jung

nocciolo

Sono sempre stata una viaggiatrice. Mentre mi accingevo a scrivere questo articolo pensavo ad un aggettivo da affiancare a “viaggiatrice”. Normalmente si userebbe “curiosa”, “intraprendente”, “accanita”, “appassionata”.

Ma quando viaggiavo, io cercavo risposte. Ora penso a me che “mi prendevo e mi caricavo” su aerei transoceanici, che affrontavo sabbie desertiche in pieno agosto, che risparmiavo ogni lira (allora erano ancora lire… sigh) guadagnata con le mie lezioni di matematica per scoprire quel confine più in là e… trovare risposte.

Come se ci fosse un dove in cui erano depositate, ben nascoste e magari custodite da un tramonto esotico o uno scorcio romantico tutte le risposte sul profondo senso della vita. Penso a me, armata di marsupio (eheheheh) e reflex a cercare, a rincorrere l’attimo e… sorrido con tenerezza.

Ricordo in particolare un viaggio, uno degli ultimi importanti che ho fatto: in Sudafrica. Pochi eppure tanti anni fa. Un luogo lontano, in un dicembre di pensieri più pesanti, pensavo di poter alleggerirmi l’anima provando a rimpiazzare quel mal d’amore del momento, con il famigerato mal d’Africa. Ricordo che in me mancava l’ansia di vedere quel raro selvatico felino, il mio cuore non si riempiva di tramonti assolati, o di risate assordanti dei miei compagni di viaggio. Era come se mi mancasse una nota dentro. E tutti quei chilometri fatti non erano stati capaci nemmeno di suonare quella piccolissima nota.

Si dice che gli anni portino alla maturità. A me hanno portato uno sguardo nuovo verso me stessa. Io ora capisco dove poteva condurmi l’unico viaggio che veramente valeva la pena di intraprendere. Verso la piena conoscenza ed accettazione di me stessa. Non me ne rendevo veramente conto, ma i miei viaggi erano esplorazioni nei luoghi sbagliati, quelli fuori dall’anima.

Quando si raggiunge la meta. Quando si capisce chi si è, allora si è capaci di rinunciare a cercare oltre. Solo allora veramente si può scegliere di non cercare. Si è finalmente sazi di esperienza e si cerca, nell’intorno, solo la cornice più in risonanza con il proprio sè.

E spesso questa cornice è fatta semplicemente dalle persone che senti che profondamente e sinceramente ti amano, stimano ed accettano (pochissime). O da quell’aria di casa da cui sei sfuggita troppo spesso.

E la ricerca non tocca solo le corde profonde di se stessi. Ma anche quelle di chi ti ha dato la vita. Io, in questi anni ho avuto, come mai prima, l’opportunità di “conoscere” i miei genitori, comprendendoli e perdonandoli nella loro finitezza, nella loro arte di fare il meglio che sapevano e potevano per me e mio fratello. Ed oggi li amo più di prima. Ognuno dovrebbe prendersi il lusso di farlo, prima che sia troppo tardi.

La mia maturità opera nelle scelte che faccio, e omette, nei no che ho imparato a dire. Serenamente e senza risentimenti, alle persone ed alle situazioni che non mi risuonano più. A chi, consapevole o no, cerca di manipolarmi o di usare quanto di sano e generoso c’è in me per proprio tornaconto.

Ed, infine, opera nell’accettazione serena e compiacente di quel flusso vitale che scorre, nonostante le rabbie e le aspettative. Scorre e sommerge tutto, il bene e il male… il passato e gli errori… chi c’era e non c’è più e quella dolce consapevolezza che scioglie le tensioni che tanto male ci hanno fatto vivere fino a poco tempo fa…

Insomma credo che il vero viaggio importante sia andare al nocciolo di noi stessi… quello autentico, profondo e nascosto. Quello di chi siamo e non di chi fingiamo di essere per opportunismo, paura, insicurezza o amore.

E questo viaggio io lo sto facendo solo ora… a quarantaquattro anni… e mi piace raccontarlo qui… con la speranza che qualcuno possa capirlo e farlo un po’ suo…