Vi dichiaro marito e moglie…

Mamma mia… io guarda, io non è che so’ contrario al matrimonio eh, 

che non so’ venuto… 

Solo, non lo so, io credo che in particolare un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi tra loro…. 

Troppo diversi.

Pensavo fosse amore invece era un calesse – Massimo Troisi – Scena finale

20161008_164055Ispirata per questo articolo al matrimonio di mio fratello, avvenuto pochissimi giorni fa nel mezzo di una giornata fin troppo autunnale e fredda. Ha coronato il sogno di amore con la sua fidanzata e lo ha fatto con lo slancio, l’entusiasmo e l’emozione di un ragazzino, seppure in una scelta sentita e desiderata da tempo.

Ho riflettuto tanto su di me e su questa istituzione, durante quella giornata. E mi sono riconosciuta, sorridendo, nell’ultima frase del film citato.

Io non ho mai sentito il desiderio di sposarmi. Ammiro molto chi fa questa scelta, per qualsiasi ragione la faccia. Ottimismo, amore, fiducia nel futuro e nel proprio amato, voglia di famiglia, paura di solitudine, rispetto di una tradizione famigliare etc etc.

E’ comunque una scelta che merita tutto il mio rispetto e la mia ammirazione.

Ammirazione per quel senso di promessa, di patto, di ricerca di una certezza che a me più che tranquillizzare, fà paura.

Purtroppo la vita famigliare dei miei genitori è stata tutt’altro che felice e serena. E già questo, per me, è stato un pessimo punto da cui partire. Ho conosciuto giochi di egoismo, potere, manipolazione tra di loro e nei nostri confronti, che nemmeno tra nemici giurati sarebbero giustificabili. Sono consapevole che la mia storia, da questo punto di vista, è simile e magari persino migliore di tantissime altre. La differenza è che il dato di fatto (il rapporto dei miei), ha generato percezioni e reazioni differenti in me e mio fratello.

In me il disgusto più assoluto per ogni forzatura che obblighi due persone a stare insieme, in mio fratello il desiderio e la volontà di credere che possa e debba essere differente e di volerlo costruire, con la sua sposa e la forza del loro amore.

Quanti matrimoni ho visto sorreggersi sull’unico grande progetto della crescita e del benessere dei figli! Spostare la propria realizzazione sentimentale e personale sulla progenie, per allontanare da sé la consapevolezza di una scelta sbagliata. Questo significa, come quasi sempre accade, affidare e responsabilizzare qualcun altro per quanto non abbiamo il coraggio di prenderci e di vivere. E significa farlo con le persone che di più si amano, i figli. Passargli un modello di vita sbagliato, finto, illusorio ed ipocrita. Augurandosi che non percepiscano la realtà o che, per fortuna o per migliore capacità, siano in grado di crearsi una realtà emotiva e sentimentale migliore. Salvo arrivare a tarda età e rinfacciargli di aver sacrificato la propria esistenza al loro benessere. Senza che per questo, nessuna richiesta sia mai avvenuta.

 Il matrimonio dovrebbe nascere, invece, e dopo crescere ed evolversi, innanzitutto sulla scelta del miglior amico, del confidente, della persona che nutre della massima stima e della massima intimità col tuo essere più vero, profondo e nascosto agli altri. Non è qualcosa che accade spesso nella vita, a me forse, e dico forse, è accaduto una sola volta di vivere un amore così. Ma per meno di questo, mai e poi mai, avrei promesso “finché morte non vi separi“.

Molte persone dicono che sono idealista, che faccio fatica a confrontarmi con la realtà. E forse è vero. Se avessi dovuto pensare ad un matrimonio avrei pensato ad una vera e propria simbiosi tra due individualità, complesse e complete, bastevoli assolutamente a se stesse, che nella loro reciproca scelta quotidiana non fanno che amplificare le proprie potenzialità, con stimoli sempre più grandi, con il confronto costruttivo, con il dialogo fatto a volte di parole, ma più spesso di sguardi, sorrisi, persino pensieri e intuizioni. Un’unione che non è fatta di possesso, di paura per il futuro, di chiusura al mondo, di scontro di ego alla ricerca del miglior compromesso che, inevitabilmente, sacrifichi un pezzo dell’uno o dell’altro. Ma apertura, conoscenza, arricchimento dell’altro. Crescita insieme, nel rispetto anche di spazi personali mantenuti e salvaguardati, di un passato compreso e accettato, di un presente che è accoglienza ed un futuro incerto, ma da costruire con la scelta consapevole di ogni giorno. Ed anche lì… promettere che tutto rimanga permanente ed immutevole… un tantino azzardato ed ottimistico… ma sicuramente degno di una coscienza impegnata e fiduciosa.

Ecco io auguro ad Attilio e Michela che abbiano questo oggi, e che sappiano crederci ed alimentarlo ogni giorno della loro vita. Consapevoli che da soli possono essere e sentirsi 100, ma che insieme esprimono 1000! E vorrei che fosse solo questo sentimento a tenerli insieme… niente di più e niente di meno.

Questo è quello vorrei per loro. Con tutto il cuore.

 

 

 

 

Le relazioni di valore

“Meglio andare più lontano con qualcuno, che da nessuna parte con tutti”

Pierre Bourgault

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Uno dei più bei regali che mi sono concessa in questi ultimi anni è stato affinare e scegliere con sempre maggiore cura le persone che, accompagnandomi, aggiungevano colore, calore e valore alla mia vita riuscendo a farmi crescere ogni giorno un po’.

Condizionamento fondante dei miei primi quarant’anni, infatti, era stato forzarmi di “adattarmi” a chi, per poco o per tanto, percorreva della strada con me. Da giovani si è così: un po’ fatalisti ed inconsapevoli di se stessi e dei propri desideri.

Colleghi, conoscenti, parenti, a volte amici e persino “amori” arrivavano, come passeggeri dello stesso convoglio, capitati un po’ a caso nella mia rubrica telefonica e nelle mie giornate e mi sforzavo di trovare solo dopo il loro ingresso, la chiave che mi permettesse di costruire con loro un rapporto empatico, anche quando questo era difficile perché basato sul niente, se non la circostanza coatta del viaggiare un po’ fisicamente vicini.

La vecchiaia (o maturità che dir si voglia) mi ha, invece, insegnato il “lusso” di attirare “anime belle” nella mia vita. Di sceglierle col cuore. Di frequentare chi vibra con me, chi sa capirmi con uno sguardo, chi sente il mio dolore e gioisce della mia gioia. Felice di esser “sentita” esattamente allo stesso modo nella loro vita. Senza adattamenti o forzature di sorta. Oggi scelgo relazioni umane che sanno alimentarsi anche nel silenzio, anche nell’assenza di settimane e nella lontananza fisica. Che semplicemente “sono”. Niente più del calore e della complicità di un affetto sincero e disinteressato può dare valore alla vita!

E niente più di una relazione ipocrita e fasulla può toglierne. Questa è una delle vette di verità che sono riuscita a raggiungere a prezzo di grandi sofferenze e delusioni. Ma se c’è bellezza ed armonia nella libertà, è nella facoltà di scegliere di cosa alimentarla. Ed io voglio alimentarla anche di relazioni di valore.

Così oggi adoro “scegliere” con grande perizia i miei compagni di viaggio. Persone speciali per me, capaci di compassione, comprensione, empatia, scevre da giudizi e falsità, cuori che sono humus di comunicazioni arricchenti e vibranti per loro e per me. Accompagnando gentilmente alla porta del vagone chi strumentalizza i suoi rapporti personali, chi li sottomette al suo ego e alla sua vanità, chi non sa alimentare se stesso nella relazione con gli altri, se non per fini utilitaristici, assorbendo le altrui energie con la lamentazione, la negatività, i giudizi e le paure.

Mi è capitato anche con persone che hanno accompagnato percorsi di spensierata gioventù  di accorgermi che non hanno fatto gli stessi percorsi e che oggi le nostre strade non si incontrano e non sono più in armonia. Capita… fà parte della vita! Nessun giudizio, ma una serena scelta di lontananza scaturita dalla divergenza di cuore e di testa.

Perchè la nostra essenza di oggi si specchia in chi ci accompagna.

Quindi se vogliamo esser persone evolute e in evoluzione continua, accompagniamoci ad anime pulite, leggere e libere come vogliamo esser noi. Altrimenti finiremo per zavorrarci ed allontanarci dalla nostra essenza più profonda, leggera e in armonia col mondo.

 

Il senso di responsabilità

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La libertà significa responsabilità. Ecco perché molti la temono.

George Bernard Shaw

E’ proprio in questa giornata, che il telegiornale ha definito una nuova “giornata della memoria” che mi è venuta voglia di scrivere un articolo sul senso di responsabilità. 

L’8 settembre del 1943 veniva dichiarato pubblicamente, prima dagli Alleati e poi, conseguentemente, dal capo di stato italiano, generale Badoglio, l’armistizio incondizionato di Cassibile con cui l’Italia si dichiarava impotente difronte alle forze alleate, rinunciando alle ostilità. Nello stesso momento, la stessa Italia, quella monarchica si dichiarava ancora legata alla Germania “nella vita e nella morte”. Quello che è seguito a questi eventi è stata una grande confusione da parte di chi la guerra la faceva e la viveva davvero per strada, nelle trincee, con conseguenze terribili per gli italiani civili e militari (come l’eccidio della divisione Aqui a Cefalonia da parte dei tedeschi). Intanto i poteri istituzionali fuggivano per cercare di salvare le proprie teste (e possibilmente le poltrone). Era l’inizio della seconda parte della guerra, quella della resistenza partigiana.

Non è questo il contesto per un’analisi storiografica della vicenda, ma vuole essere un’occasione di riflessione sulla carenza di senso di responsabilità che purtroppo temo sia divenuta intrinseca dell’animo umano.

Il senso di responsabilità è quel valore di integrità che spinge le persone a rispondere direttamente delle proprie azioni attive o omissive. E prima ancora la capacità decisionale fatta di tutte le competenze legate alla ricerca della migliore soluzione sotto ogni aspetto, prima di tutto ed auspicabilmente, quello della giustizia. Valori, potenzialità che non sono comuni e soprattutto che non sono che di una parte piccolissima del genere umano. Troppo spesso assente, laddove servirebbe fosse.

La debolezza legata alla paura dell’errore, delle conseguenze derivanti dagli errori, a volte diventa paralizzante. E da lì ogni alibi possibile per non decidere. O, peggio ancora, un agito incoerente, per avere lo spazio ed il modo per ritrattare, per scaricare le responsabilità, per far finta di non aver agito o omesso, per tornare indietro, se si può, con una scrollata di spalle.

Sono partita dalla storia, ma tutto questo è anche il modus operandi spesso della nostra politica. L’acquitrino in cui si muovono ancora oggi le istituzioni, ma anche, a livello più quotidiano, “capi” che usano i propri collaboratori come capri espiatori dei loro errori, colleghi pavidi in contesti lavorativi sempre più competitivi, guru che vogliono insegnare la saggezza della vita buona e vivono nella paura e nella competizione, uomini e donne che scelgono scorciatoie a buon mercato, per non bagnarsi nella verità della loro vita, dei loro bisogni e dei loro limiti.

Siamo liberi di agire e di omettere. Ma credo che ogni errore nella vita porti con sè una lezione. Che ogni gesto derivi da una motivazione che ci ha spinti ad agire. Se imparassimo a conoscerci davvero, a perdonarci dei nostri limiti, a sorridere di questo mondo competitivo, rovesciando anche le convinzioni più stagnanti che contrappongono i vincenti ai perdenti,  la morale al peccato, forse saremmo anche capaci di affrontare le decisioni con lucidità. Avremmo la serenità di affrontare le conseguenze di opere ed omissioni, assumendocene le responsabilità, disponibili a tutto ed al contrario di tutto. Senza alcuna paura. Perché capiremmo che questo flusso è pura vita.

Ma per tutto questo occorre tempo, e soprattutto… occorrono buoni esempi… di quelli che facciano, poi, “buona storia”.

 

Un’altra vacanza, un’altra Calabria

“la Calabria è una bella donna mal vestita. Ma se la guardi nel profondo, scopri, vedi e senti la sua bellezza”

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La mia famiglia ha scelto per quasi 20 anni la Calabria come meta delle vacanze estive. Ma come spesso ho scritto in questo blog, occorrono spesso altri occhi per vedere quello che, probabilmente, c’è sempre stato intorno.

Quest’anno, così, dopo parecchi anni che ci mancavo, ho trascorso le mie vacanze in una modalità nuova e, forse anche per questo, con uno sguardo più curioso e attento. Quello che ne è emerso ha avuto il potere di sorprendermi.

Un camper, un’amica meravigliosa, ma in un’amicizia poco consolidata, un itinerario da definire strada facendo attraverso luoghi della memoria e scenari nuovi e da scoprire, un’altra amica che, forse, si sarebbe unita in corso di viaggio. Unito a tutto questo, i preconcetti con cui (da nordica acquisita, ahimè) avevo finito per guardare al sud più sud di Italia che c’è: un posto poco ospitale, talvolta pericoloso, poco incline al turismo e sicuramente poco ospitale. Lo ammetto… sono partita con questa zavorra nel cuore e nella testa. Ma con la voglia, nel contempo, di liberarmene!

Cosa abbiamo trovato?

Un’accoglienza ed una disponibilità delle persone del posto assolutamente uniche, palesata da gesti semplici, ma evidentemente sinceri e senza attese di ritorno. Quante persone meravigliose abbiamo conosciuto! E con che solarità e generosità ci hanno fatto sentire a nostro agio o aiutate in momenti di piccola difficoltà!

E che ridere vedere le facce stupite, nei paesini più sperduti, degli uomini che guardavano prima due e poi tre donne in un camper, manovrarlo tra stradine strette e con (incredibile!) la stessa maestria che avrebbe avuto un uomo! 🙂

E poi abbiamo visto e vissuto meravigliosi confronti con giovani e meno giovani, che avevano davvero e profondamente voglia di cambiamento, di rivalsa e sapevano puntare con fiducia e competenza sulle risorse locali, sulle proprie forze e capacità, spesso “nonostante” alcune istituzioni locali che invece di promuovere ed incentivare le iniziative autonome, le ostacola con fare ottuso e poco lungimirante. Ma in queste persone c’era lo sguardo fiero di appartenere ad una terra che amano, che vorrebbero vedere tutelata e rispettata da tutti, in cui sanno quanto il singolo contributo può essere importante al raggiungimento del benessere comune e scelgono ogni giorno di rimanere.

Abbiamo girato la Calabria meno turistica. Evitato i posti più frequentati per assaporare quanto di profondamente vissuto aveva da offrire questa regione. Dagli scorci marini, ai tesori nascosti sulle pendici di colline difficilmente accessibili (soprattutto con un camper!), dal versante tirrenico dei tramonti infuocati, a quello ionico delle albe mozzafiato.

E vissuto, perla ancora più preziosa, il piacere della condivisione femminile, delle chiacchiere di crescita e confronto, delle risate a crepapelle e dei selfie ridicoli e dichiaratamente adolescenziali.

Ci sono stati momenti belli di condivisione, emozioni forti, momenti malinconici e di riflessione. Ma ci stava tutto.

Se non sono questo le vacanze… allora cosa sono?

Un grazie particolare alle mie compagne di viaggio ed amiche: Rosaria e Giulia. Oggi siamo un po’ più abbronzate e un po’ più felici! Alla prossima!

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La leggerezza

“Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”

Italo Calvino

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Era da tanto che non mi soffermavo a scrivere un nuovo articolo.

Non è stata una questione di impegni, di scarsità di argomenti, di mancanza di ispirazione o altro.

E’ stata un’improvvisa ed insostenibile voglia di sola “leggerezza”.

Ho riafferrato questo concetto che mi è sempre viaggiato a fianco. Più o meno consapevolmente ho spesso flirtato, giocato ed a volte desiderato impostare la mia vita sulla “leggerezza”.

Non parlo di stupidità. O di de-responsabilizzazione. O superficialità. Ma proprio della capacità di dare alle cose ed alle persone che ci sono nella vita, che ci entrano, che ne escono, a volte anche di sceglierle, per la loro capacità di portare leggerezza, serenità, pensieri lineari e semplici. E con lo stesso spirito scegliere le letture da fare. I film da vedere. Gli impegni da prendere. I sogni da fare.

La vita ci insegna che ci sono eventi che arrivano con la capacità di zavorrarci ed affondare ogni entusiasmo, sorriso, speranza e vitalità. E, troppo spesso, sono eventi che non abbiamo scelto, ma che arrivano malgrado noi.

Quello che invece vorrei, è poter “scegliere” tutto quanto in mio potere, con lo spirito dell’aliante che per quanto pesante riesce a planare e veleggiare guardando tutto dall’alto, senza palesare, al primo sguardo la sua massa.

Questo sarà, quindi, anche il tema della pagina Facebook di Ricomincio da Me. Questa l’ispirazione del mese di agosto.

Evitiamo pensieri pesanti. Evitiamo discorsi pesanti. Persone pesanti. Ricordi pesanti. Speranze ingombranti. Rivalutiamo la leggerezza… almeno in questo mese di agosto…  Io lo farò, perché dopo i tempi pesanti vissuti… ne ho bisogno… come l’aria… 🙂

 

 

 

I Piaceri del downshifting – Parte 2

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Uno dei principali vantaggi attribuibili al downshifting, secondo me, è proprio una nuova attribuzione del valore. Abbiamo lasciato che fosse il mondo ad indicarci “il valore” e, normalmente, il mondo l’ha avvicinato pericolosamente al concetto di “prezzo”.

Ma il “valore” è un concetto individuale, soggettivo, non assoluto, non oggettivo come può essere un prezzo. Il valore cambia per ognuno di noi ed è la risultante di tutte le esperienze di vita che abbiamo fatto, dei riferimenti educazionali avuti dalla famiglia, anche dei dolori, purtroppo, con cui l’esistenza ci ha confrontati.

I profondi e veri desideri non possono prescindere da quanto noi attribuiamo nella vita come di valore. Io per esempio considero di massimo valore il tempo. Anche più del denaro. E per questo ho fatto la scelta del downshifing. La libertà di azione, l’integrità e coerenza di pensato ed agito sono altri aspetti che valuto imprescindibili. E considero di valore le relazioni sincere con le persone. I confronti intellettualmente onesti.

Uno degli scopi che vorrei dare alla mia vita, per considerarla veramente realizzata, è renderla una vita “eccellente”. Non felice, non serena, non ricca, non allegra. Ma una vita eccellente. Dove per eccellente intendo ogni giorno più scelta, ancorata ai miei personali valori, a quanto mi appare giusto e bello.

Ecco, fare un downshifting non è abbassare le pretese o accontentarsi. Nella mia vita ha significato liberarla di inutilità, di relazioni coatte, di bisogni indotti, di compulsive avidità. Alleggerirla, darle valore, riempire la mia vita del me più autentico.

E’ una scelta facile? Assolutamente no!

Una scelta compresa e condivisa? Meno che mai!

Una scelta necessaria? Per me lo è stata, categoricamente.

E come portarla avanti ogni giorno? Rivolgendo l’attenzione al dentro più che al fuori. Imparando ad ascoltarsi di più, riconoscendo l’intuito, prescindendo dai giudizi delle altre persone, scegliendo molto accuratamente, anche i nostri compagni di viaggio. Solo così diventa una scelta possibile e felice. Perchè fare un downshifting e continuare a confrontarsi con i vecchi sistemi ci rende persone frustrate, infelici, e irrealizzate.

Se oggi dovessi valutare la mia vita con lo sguardo del mondo, dovrei darmi della pazza, immatura, sognatrice ed ingenua. E questo mi farebbe male.

Io mi guardo, però. E mi “giudico” con quanto è veramente importante per me e vedo una donna libera, senza catene, che può scegliere ogni giorno, che ha il privilegio di godersi la vita per quello che le dà profondamente piacere e gratificazione. Non l’auto di lusso. Non più la vacanza superchic, non l’abito firmato o le scarpe griffate. Ma tempo per pensare e scegliere. Relazioni arricchenti e costruttive. Progetti creativi e mille opportunità.

Ecco per me questo è il vero e profondo senso del downshifting.

 

 

 

 

 

 

I Piaceri del “downshifting” – parte 1

“Downshifting” è la scelta da parte di diverse figure di lavoratori – particolarmente professionisti – di giungere ad una libera, volontaria e consapevole autoriduzione del salario bilanciata da un minore impegno in termini di ore dedicate alle attività professionali, così da godere di maggiore tempo libero”

Wikipedia

downshifting

Credo occorra un profondo livello di conoscenza di se stessi ed una buona capacità introspettiva per andare alla profonda radice dei propri desideri.

Questo non perché abbiamo perso la capacità di esprimere desideri. Ma perché siamo completamente immersi in un acquario di densi condizionamenti. E’ il prezzo che paghiamo a questo nostro primo mondo ad alto sviluppo umano. Senza voler, perché questo non è il contesto, fare un’analisi socio-economica di quanto accaduto in questi ultimi 70 anni, o recriminare sul buon livello di salubrità, sicurezza e civiltà della nostra società, rispetto a solo un secolo fa. Basta guardarsi intorno per capire quanto inestimabile valore abbiamo conseguito e quanto le nostre generazioni debbano ritenersi fortunate per questo.

Occorre tuttavia ammettere che ci siamo nettamente trasformati da persone a “consumatori”, “potenziali clienti”, “meccanismi di attiva circolazione economica”. Volenti o nolenti per quanto ci riguarda, siamo entrati nell’ingranaggio del sistema di consumo compulsivo delle risorse, ci siamo assuefatti al benessere ed abbiamo finito per alzare sempre di più l’asticella dei bisogni ritenuti irrinunciabili.

E’ molto facile quindi pensare che i nostri desideri riguardino l’ultimo modello di cellulare, o di automobile, o la casa al mare, o semplicemente l’atteso aumento di stipendio o quella vacanza esclusiva, o quanto ci arriva dagli echi dei media che ogni giorno ci bombardano.

Ed è così che ci si perde di vista. Completamente. Sotto strati di bisogni indotti, urgenti inutilità, oggetti che ci impoveriscono senza darci valore.

Continua…

 

Andare al nocciolo

“La tua visione diventa chiara solo quando guardi dentro il tuo cuore. Chi guarda fuori, sogna. Chi guarda dentro, si sveglia.”

Carl Gustav Jung

nocciolo

Sono sempre stata una viaggiatrice. Mentre mi accingevo a scrivere questo articolo pensavo ad un aggettivo da affiancare a “viaggiatrice”. Normalmente si userebbe “curiosa”, “intraprendente”, “accanita”, “appassionata”.

Ma quando viaggiavo, io cercavo risposte. Ora penso a me che “mi prendevo e mi caricavo” su aerei transoceanici, che affrontavo sabbie desertiche in pieno agosto, che risparmiavo ogni lira (allora erano ancora lire… sigh) guadagnata con le mie lezioni di matematica per scoprire quel confine più in là e… trovare risposte.

Come se ci fosse un dove in cui erano depositate, ben nascoste e magari custodite da un tramonto esotico o uno scorcio romantico tutte le risposte sul profondo senso della vita. Penso a me, armata di marsupio (eheheheh) e reflex a cercare, a rincorrere l’attimo e… sorrido con tenerezza.

Ricordo in particolare un viaggio, uno degli ultimi importanti che ho fatto: in Sudafrica. Pochi eppure tanti anni fa. Un luogo lontano, in un dicembre di pensieri più pesanti, pensavo di poter alleggerirmi l’anima provando a rimpiazzare quel mal d’amore del momento, con il famigerato mal d’Africa. Ricordo che in me mancava l’ansia di vedere quel raro selvatico felino, il mio cuore non si riempiva di tramonti assolati, o di risate assordanti dei miei compagni di viaggio. Era come se mi mancasse una nota dentro. E tutti quei chilometri fatti non erano stati capaci nemmeno di suonare quella piccolissima nota.

Si dice che gli anni portino alla maturità. A me hanno portato uno sguardo nuovo verso me stessa. Io ora capisco dove poteva condurmi l’unico viaggio che veramente valeva la pena di intraprendere. Verso la piena conoscenza ed accettazione di me stessa. Non me ne rendevo veramente conto, ma i miei viaggi erano esplorazioni nei luoghi sbagliati, quelli fuori dall’anima.

Quando si raggiunge la meta. Quando si capisce chi si è, allora si è capaci di rinunciare a cercare oltre. Solo allora veramente si può scegliere di non cercare. Si è finalmente sazi di esperienza e si cerca, nell’intorno, solo la cornice più in risonanza con il proprio sè.

E spesso questa cornice è fatta semplicemente dalle persone che senti che profondamente e sinceramente ti amano, stimano ed accettano (pochissime). O da quell’aria di casa da cui sei sfuggita troppo spesso.

E la ricerca non tocca solo le corde profonde di se stessi. Ma anche quelle di chi ti ha dato la vita. Io, in questi anni ho avuto, come mai prima, l’opportunità di “conoscere” i miei genitori, comprendendoli e perdonandoli nella loro finitezza, nella loro arte di fare il meglio che sapevano e potevano per me e mio fratello. Ed oggi li amo più di prima. Ognuno dovrebbe prendersi il lusso di farlo, prima che sia troppo tardi.

La mia maturità opera nelle scelte che faccio, e omette, nei no che ho imparato a dire. Serenamente e senza risentimenti, alle persone ed alle situazioni che non mi risuonano più. A chi, consapevole o no, cerca di manipolarmi o di usare quanto di sano e generoso c’è in me per proprio tornaconto.

Ed, infine, opera nell’accettazione serena e compiacente di quel flusso vitale che scorre, nonostante le rabbie e le aspettative. Scorre e sommerge tutto, il bene e il male… il passato e gli errori… chi c’era e non c’è più e quella dolce consapevolezza che scioglie le tensioni che tanto male ci hanno fatto vivere fino a poco tempo fa…

Insomma credo che il vero viaggio importante sia andare al nocciolo di noi stessi… quello autentico, profondo e nascosto. Quello di chi siamo e non di chi fingiamo di essere per opportunismo, paura, insicurezza o amore.

E questo viaggio io lo sto facendo solo ora… a quarantaquattro anni… e mi piace raccontarlo qui… con la speranza che qualcuno possa capirlo e farlo un po’ suo…

L’evento di Lecco

Previsioni di burrasca, ma una location assolutamente superba ha accolto il primo evento “Ricomincio da Me”, a Malgrate (LC)

Abbiamo accolto i partecipanti condividendo con loro le idee, gli entusiasmi e le competenze che ormai sono il fil rouge di questa associazione. Dopo un primo momento di imbarazzo, sono bastati pochi minuti per capire che chi ci era davanti chiedeva di esser ispirato, per trovare un “gancio nel cielo” da cui ri-partire.

Le storie di chi ha relazionato erano tutte storie di chi aveva vissuto il ricominciare come parte importante della propria vita. Perché quando si riparte e si cambia strada, si è felice di rendere gli altri partecipi di questo cambiamento. Perché dilaghi e allaghi le coscienze di chi ascolta.

Occhi attenti, sorrisi e qualche lacrima hanno accarezzato i nostri cuori sabato pomeriggio.

Credo che qualcuno mi abbia persino trovata “antipatica” quando cercavo di portar chi mi ascoltava fuori da quanto era “comodo”, si trattasse anche solo del posto scelto.

Dopo il mio intervento, che spero abbia incuriosito o, quanto meno, abbia lasciato spazio a qualche domanda…ha proseguito Paola (consulente di immagine e make up artist). Non si può immaginare quanto orgoglio sentivo nel vedere quella donna sicura e competente intrattenere il pubblico, sapendo bene lo splendido lavoro che aveva fatto su di sé, sul suo lavoro, grazie alla sua grande intelligenza e determinazione e con qualche utile strumento di Ricomincio da Me . Paola ci ha raccontato di come possa farci bene, sentirci ed essere belle! Grazie Paola!

A seguire, Chiara, la nostra life coach e space clearing specialist, ha spiegato come il legame emotivo con gli oggetti possa rivelarci tanto di noi e del nostro modo di vivere la vita e le relazioni. Una chiave di lettura assolutamente utile e facile da sperimentare, grazie anche ad uno speech coinvolgente e accattivante! Dopo piovevano domande…. Grazie Chiara!

E per finire una delle pietre miliari di Ricomincio da Me, Monica (counselor nutrizionale). Che dire? Con Monica non ci sono sensi di colpa che tengano… finalmente la nutrizionista che non ci dà diete, ma che capisce le donne e sta dalla loro parte. Monica ci ha stupiti spiegandoci come sia assurdo e controproducente forzare l’animo e l’emotività personale con proponimenti inutili. E ci ha persino fatto rivalutare il subconscio…. Grazie Monica!

Alla fine del seminario è stato servito un succulento apericena che è stato gustato su una splendida terrazza a picco sul lago di Como!

Non è piovuto mai e persino un timido sole ci ha accompagnato per tutto il pomeriggio!

Presto ritorneremo a Lecco e spero che troveremo la stessa magnifica accoglienza!

 

 

Cambiare

“Tutti i cambiamenti, anche i più attesi, hanno la loro malinconia, perché ciò che lasciano dietro di noi è parte di noi stessi.

Dobbiamo morire in una vita prima di poter nascere in un’altra”

ANATOLE FRANCE

immagine blog

Se mi guardo indietro, mi rendo conto di quante volte sono partorita da me stessa. Ho attraversato, nella mia vita, più o meno di tante altre persone, momenti di gioia e altri di profondo dolore. Conosciuto tantissime persone che hanno accompagnato il mio percorso, a volte segnandomi e rimanendo attaccati nelle viscere della mia coscienza, altre condividendo solo qualche momento per poi riprendere il volo e non vederle mai più.

Ma sicuramente io sento, ora più che mai, di essere il risultato di un vero e proprio processo generativo che ha trovato linfa per avanzare nelle domande che non ho mai smesso di pormi e nei sogni che non ho mai smesso di fare.

La mia infanzia con le sue presenze (in alcuni casi inutili e false) e l’ assenza (sempre incompresa e sofferta) ha lasciato spazio ad un’adolescenza di ragazzina innamorata dell’amore ed aggrappata ad alternative di vita famigliare che sono state salvifiche per il mio equilibrio da adulta. E poi una giovinezza vissuta da fidanzata modello, studentessa impegnata, col cuore fermo e la grande forza di poter credere che esistesse un’alternativa alla provvisorietà ed a quell’arte di arrangiarsi così connaturata con la mia città e così poco permeante nel mio modo di pensare.

Non era interesse per quanto studiavo, ma voglia di fuga. Non era ambizione, ma il prezzo altissimo pagato sull’altare della mia indipendenza economica. A 30 anni la Elena che girava per l’Italia era quella che sognava di esser manager, di apportare valore nelle aziende che la pagavano e pensava che ci fosse una relazione diretta tra il suo valore, l’impegno che profondeva ed il bonifico che riceveva sul conto a fine mese. A qualsiasi costo. Anche quello di cambiare città, case, salutare amici e ricominciare da capo ogni volta in contesti aziendali diversi. Questi anni sono stati importanti per la mia crescita professionale e sentimentale. Gli anni in cui, a costo anche di grandi sofferenze, ho messo in piena luce tutto quanto volevo, ma soprattutto quanto assolutamente non volevo più nella mia vita.

Ed ho amato con quel sentimento incondizionato, tanto forte e totalizzante come probabilmente solo una volta si può vivere. Quello che fa sentire che la vita si sta realizzando esattamente in quel momento, con quella persona e con un’intensità tanto forte che faceva diventare presenza anche le lunghe assenze. Fino a capire che l’amore deve nutrirsi di amore e non di sesso. Di presenza e costanza e non di speranze in un futuro diverso contraddetto giorno per giorno da un presente mediocre.

Io sono partorita infine dal mio sogno che nel concretizzarsi ha messo in piena luce le mie illusioni, le persone false che mi erano vicine, quelle che usavano la mia buona disponibilità e quelle che blateravano di una stima senza alcun reale fondamento.

Da questa ultima esperienza è uscita una Elena che ha anche richiuso e sanato quasi completamente il cerchio di quell’assenza che da bambina l’aveva addolorata tanto.

Si cresce, si evolve, si soffre, ma la vita è anche questo. Cambiare per non morire….

ed io lo accetto e lo voglio con tutta me stessa.

 

 

La felicità non è la meta del viaggio. La felicità è il viaggio.