Buoni propositi

Sono venuta qui a Fuerteventura in questa fine 2016 a cercare i miei buoni propositi per il 2017. 

Qui c’è…. nulla. Ma è un niente denso, ancestrale. Spazio sterminato che ti fa pensare a quanto piccoli siamo. 

Ed è qui che ho capito cosa voglio per la mia vita a partire dal prossimo anno:

Voglio prendermi ciò che mi fa stare bene, senza compromessi e senza mezze misure. Ma non semplicemente cio’ che mi fa essere serena. Voglio quello che mi riempie i vuoti dell’anima, mi rimette in armonia con l’essenza del mondo e mi fa vibrare nel qui e ora! 

Voglio scegliere le persone con cui condividere un pezzo di vita più o meno lungo. Senza condizionamenti e limitazioni, che il più delle volte sono solo dentro di me!

Voglio circondarmi di bellezza. Andarmela a cercare, scovarla nei paesaggi naturali, nelle opere d’arte, nei sapori avvolgenti, nella musica trascinante, ma anche, semplicemente, nel calore della mia casa in quei pomeriggi assolati con la luce che passa attraverso la tenda gialla ed accarezza i fiori sul tavolo, rendendo tutto primavera! 

Voglio amare senza riserve e senza aspettative chi sa amare con lo stesso slancio e la stessa generosità.

Voglio innamorarmi del mio corpo, delle sue rotondità e degli acciacchi che l’età comincia a lasciarmi, senza limiti, senza ma e senza se. Nella gratitudine verso una salute che, comunque, mi accompagna e mi da’ forza per rimettermi sempre in corsa… 

Voglio smettere di guardare la TV. Vivere per un po’ a Parigi mi ha portata a distaccarmi dall’abitudine dei telegiornali ed ho capito che il brutto che c’è la’ fuori e’ tanto. Ma non è lasciandomi manipolare e vivendo nell’ansia che possa accadere o nel sollievo (meschino ma realistico) che anche stavolta non è successo a me che contribuiro’ a rendere il mondo migliore. 

Voglio lasciare andare le.persone del mio passato che ancora mi ostino a tirarmi dietro senza una reale motivazione che non sia quella di sentirmi giovane o, peggio, un bel ricordo da alimentare. 

Voglio essere leggera nel modo di vivere la vita insomma. Lasciando andare la zavorra dell’ego e smettendo di riconoscermi in quello che faccio o nel giudizio che gli altri hanno di me… 

Dunque: mica male come buoni propositi, no? 

Miracolo canario! 

Buon 2017 a tutti! 

Annunci

EGO

So che la mia nascita è un caso, un incidente risibile, eppure, appena mi lascio andare, mi comporto come se fosse un evento capitale, indispensabile al funzionamento e all’equilibrio del mondo.
(EM Cioran)

ego

Qualche vita fa bazzicavo di chimica e lì si usava spesso il metodo delle cartine al tornasole per valutare il grado di acidità/alcalinità (altrimenti detto ph) di una soluzione.

Reminescenze di qualche vita fà.

Ma in questi ultimi giorni ho saggiato con una cartina al tornasole il grado di evoluzione della mia anima, del mio centro. Non sempre si ha l’opportunità di farlo nella vita, così ci si aggrappa spesso ad una presunta evoluzione sperando non venga smentita dai fatti che seguono.

Invece ultimamente ho scelto di rimettermi in uno dei vecchi e pericolosi contesti lavorativi, anche per vedere cosa sarebbe successo…

Ed ho capito che qualche passettino, seppur piccolo, alla fine l’ho fatto. L’ho capito quando mi sono resa conto di riuscire, seppur sforzandomi, a non guardare alle cose sotto la lente del mio vissuto e delle mie paure. Arrivando quasi presuntuosamente a prevedere gli sviluppi futuri di situazioni note come già vissute.

Le realtà, le relazioni umane, gli eventi sono tanti e vari. Il nostro EGO cerca di proteggerci e ci riempie la testa di sovrastrutture che ci impediscono di affacciarci alle cose con freschezza, senza ansie ma con l’oggettiva e distaccata lettura dei fatti.

Una volta questo mi era impossibile. Ogni evento finiva per riportarsi a me o, ahimè, spesso contro di me. Oggi invece so che posso scegliere. Che posso decidere di offrire quanto sono ed ho, oppure non farlo. E sono consapevole dei limiti di cui sono dotata come essere umano.

Decido quindi di stabilire i limiti del gioco. Posso accettare situazioni che mi danno benefici e rifiutare quelle che mi creano disagio.

L’evoluzione avvenuta stà nell’aver capito che non ho più niente da dimostrare a nessuno. Nè a me, nè a nessun altro. E questa è una grandissima evoluzione. La vera emancipazione della coscienza. Prescindere dal giudizio altrui e scegliere.

Cosa può esserci di più formidabile?

Ancora un’altra vita

“Quando si viaggia si sperimenta in maniera molto più concreta l’atto della Rinascita.

Ci si trova dinanzi a situazioni del tutto nuove, il giorno trascorre più lentamente e, nella maggior parte dei casi, non si comprende la lingua che parlano gli altri.

È proprio quello che accade a un bambino appena nato dal ventre materno.”

Paulo Coelho

Il cammino di Santiago

gggg

Esiste un modo per esorcizzare la morte: quello di vivere più vite!

Si proprio così!

Se c’è una scelta di vita che ho fatto e che mi permette di non avere rimpianti, è stata quella di sperimentare tutto ed il contrario di tutto. Non mi riferisco ad esperienze “estreme” (per quanto il suo significato sia assolutamente soggettivo), ma esperienze “estremamente differenti”: napoletana e tedesca, fidanzata seriamente e single impenitente, sportiva e sedentaria, vittima e carnefice, appassionata e celebrale, viva nel profondo e spenta nel cuore. E poi diverse città, case, amici, colleghi, climi, sogni e possibilità.

Tantissime persone vivono la loro vita come un treno che percorre il suo tragitto su binari noti e prevedibili. Crescono nella città in cui nascono, coltivano le stesse amicizie, godono della familiarità degli stessi luoghi. E si sentono orgogliose e felici di questo, quasi consapevoli del “coraggio” di non cambiare.

Per chi mi legge da un po’, sa che sono completamente scevra da ogni giudizio. Credo profondamente nella libertà di scelta individuale e che ognuno debba costruirsi la felicità intorno ai pilastri che, in maniera unica e profonda, lo rendono felice e soddisfatto di se stesso.

La mia felicità, tuttavia, s’infonde nella rinascita che può arrivare da un cambio di vita. Soprattutto se repentino e radicale.

Cambiare città, amici, contesti e mettersi alla prova, contando sulle proprie forze per alzarsi e fare i primi passi, imbarazzandosi a spiccicare le prime parole in una lingua che non è nativa, provare lo smanioso desiderio di percepire famigliari scorci di strade “qualsiasi”, in una realtà nuova, lontana e sconosciuta, mi fa sentire di nuovo “venuta al mondo“. In una pelle nuova. Ma con i piedi radicati in un passato fatto di affetti forti, risultati e fallimenti, persone care e comparse momentanee.

Ho cambiato, così, molte vite. A volte affrontando difficoltà, a volte, come in questi giorni, vivendo momenti di apprensione mischiata a curiosità, voglia di fare, impastata con voglia di esserci e basta.

Ma se ricordo un momento completo della mia vita era quando, lontano da tutto e da tutti, sentivo di essere assolutamente bastevole a me stessa. Beh… credo che, se ci fosse stata l’occasione, quello sarebbe stato il momento in cui avrei potuto amare meglio un uomo! Perché non avrei cercato fuori da me un completamento che non avrebbe comunque potuto esserci.

Ma ogni scelta ha oneri e onori.

E  scegliere di vivere tante vite equivale, purtroppo, anche alla possibilità di imbattersi in tante diverse situazioni e tanta varia umanità.

Quello che però ho imparato e che porterò con me nella prossima vita, sarà la consapevolezza che non c’è una realtà buona o cattiva. C’è un modo salutare ed uno distruttivo di viverla. E mi sono distrutta, in alcune vite passate, quando mi misuravo col giudizio altrui, quando lasciavo che il mio ego guidasse le mie scelte, quando vivevo nel costante anelito alla migliore definizione di me stessa attraverso gli occhi degli altri.

Ecco, se c’è un principio che voglio portare stretto nella manina della bimba che rinasce alla prossima vita è proprio questo: “voglio essere e vivere per quella che profondamente sono e so esprimere”.

 

 

 

Ancora Sud…

Nel bene e nel male, la Sicilia è l’Italia al superlativo

Edmonde Charles Roux

20161023_115323

Un piccolo negozio, ormai inaccessibile per l’accozzaglia di ruote, telai, gomme e lamiere che occupano ogni minimo volume interno. Il ciclista, anziano, ricurvo, che con un piccolo attrezzo, lentamente, ripulisce e sistema un ciclo alla volta… senza ansia, senza affanno… quasi solo per il piacere di farlo.

Il carretto delle granite davanti all’uscita di scuola…

L’Ape colorata, vociante e musicale che scarrozza una volta un’intera famiglia di turisti ed un’altra ben tre circensi con tanto d’elefante per le strade della città…

L’offerta del cornetto e caffè che ci fa venire voglia di fare un salto da quelle parti ogni mattina… e non per la differenza di prezzo, ma per quella di sapore…

Un’altra occasione per tornare al Sud, questa volta per un incontro di lavoro, che è stata anche una buona occasione per un gradevole salto indietro ad una stagione fa, con punte di 33 gradi centigradi a fine ottobre e bagni in un’acqua pulita e calda, su spiagge assolate ed isolate.

Ma la Sicilia ha accolto me ed una mia cara amica soprattutto con il calore dei siciliani che ci hanno ospitate, che abbiamo incontrato e con cui abbiamo scambiato anche semplici sorrisi e qualche saluto. Abbiamo respirato un altro Sud, un’altra faccia dell’Italia, in cui i contrasti sono ancora più netti, le curve più rotonde, i colori più sgargianti, la storia più presente e, soprattutto, l’orgoglio dell’unicità più caratterizzante.

I siciliani sono molto consapevoli della bellezza che li circonda, del clima meraviglioso di cui godono, di quella decadenza nostalgica che avvolge chi cammina per quelle vie. Hanno dentro una spinta alla bellezza, all’arte e all’armonia delle forme che stordisce e inebria chiunque si affacci, anche per poche ore, su questa terra.

Nei contrasti tra lusso e decadenza, cultura e folclore, apparenza e sostanza, innovazione e tradizione ha proprio sede la bellezza di questa terra. Ed in questo condivido il senso dell’aforisma citato. I contrasti di tutti gli italiani qui esplodono, si fanno estremi, nel bene e nel male.

E poi c’è quell’ingenuità strana, che a volte ho visto anche nella mia Napoli. Quella volontà orgogliosa di bastare a se stessi. Quella maniera un po’ bambinesca di credere che si abbia tutto per esser felici. Invidiabile, da parte mia, sotto certi aspetti. Forse perché, al contrario, ho sempre creduto che la felicità vada rincorsa e seguita ovunque ci porti. Anche in posti meno ospitali ed accoglienti. Per trovarla, infine, probabilmente, in un nuovo modo di essere e di vedere il mondo e non nelle persone o nei luoghi che ci contornano.

Una vera scoperta dunque, che insieme all’esperienza della Calabria di questa estate, ha ridato un nuovo slancio e nuovo entusiasmo nei confronti di un Sud che potrebbe sopravvivere benissimo sulle meravigliose bellezze che possiede, sul calore della gente che ci abita e l’abisso di cultura che si respira… Se solo tutti gli abitanti ci credessero e non si adagiassero ad una realtà spesso difficile, ma che ha bisogno di persone oneste e non di assistenzialismo (da qualunque parte venga), di prese di posizioni forti, coerenti e sempre costruttive del benessere di tutti e non di pochi. Solo questa può essere la strada per far crescere la Sicilia, la Calabria e l’Italia intera… Non credete?

 

Vi dichiaro marito e moglie…

Mamma mia… io guarda, io non è che so’ contrario al matrimonio eh, 

che non so’ venuto… 

Solo, non lo so, io credo che in particolare un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi tra loro…. 

Troppo diversi.

Pensavo fosse amore invece era un calesse – Massimo Troisi – Scena finale

20161008_164055Ispirata per questo articolo al matrimonio di mio fratello, avvenuto pochissimi giorni fa nel mezzo di una giornata fin troppo autunnale e fredda. Ha coronato il sogno di amore con la sua fidanzata e lo ha fatto con lo slancio, l’entusiasmo e l’emozione di un ragazzino, seppure in una scelta sentita e desiderata da tempo.

Ho riflettuto tanto su di me e su questa istituzione, durante quella giornata. E mi sono riconosciuta, sorridendo, nell’ultima frase del film citato.

Io non ho mai sentito il desiderio di sposarmi. Ammiro molto chi fa questa scelta, per qualsiasi ragione la faccia. Ottimismo, amore, fiducia nel futuro e nel proprio amato, voglia di famiglia, paura di solitudine, rispetto di una tradizione famigliare etc etc.

E’ comunque una scelta che merita tutto il mio rispetto e la mia ammirazione.

Ammirazione per quel senso di promessa, di patto, di ricerca di una certezza che a me più che tranquillizzare, fà paura.

Purtroppo la vita famigliare dei miei genitori è stata tutt’altro che felice e serena. E già questo, per me, è stato un pessimo punto da cui partire. Ho conosciuto giochi di egoismo, potere, manipolazione tra di loro e nei nostri confronti, che nemmeno tra nemici giurati sarebbero giustificabili. Sono consapevole che la mia storia, da questo punto di vista, è simile e magari persino migliore di tantissime altre. La differenza è che il dato di fatto (il rapporto dei miei), ha generato percezioni e reazioni differenti in me e mio fratello.

In me il disgusto più assoluto per ogni forzatura che obblighi due persone a stare insieme, in mio fratello il desiderio e la volontà di credere che possa e debba essere differente e di volerlo costruire, con la sua sposa e la forza del loro amore.

Quanti matrimoni ho visto sorreggersi sull’unico grande progetto della crescita e del benessere dei figli! Spostare la propria realizzazione sentimentale e personale sulla progenie, per allontanare da sé la consapevolezza di una scelta sbagliata. Questo significa, come quasi sempre accade, affidare e responsabilizzare qualcun altro per quanto non abbiamo il coraggio di prenderci e di vivere. E significa farlo con le persone che di più si amano, i figli. Passargli un modello di vita sbagliato, finto, illusorio ed ipocrita. Augurandosi che non percepiscano la realtà o che, per fortuna o per migliore capacità, siano in grado di crearsi una realtà emotiva e sentimentale migliore. Salvo arrivare a tarda età e rinfacciargli di aver sacrificato la propria esistenza al loro benessere. Senza che per questo, nessuna richiesta sia mai avvenuta.

 Il matrimonio dovrebbe nascere, invece, e dopo crescere ed evolversi, innanzitutto sulla scelta del miglior amico, del confidente, della persona che nutre della massima stima e della massima intimità col tuo essere più vero, profondo e nascosto agli altri. Non è qualcosa che accade spesso nella vita, a me forse, e dico forse, è accaduto una sola volta di vivere un amore così. Ma per meno di questo, mai e poi mai, avrei promesso “finché morte non vi separi“.

Molte persone dicono che sono idealista, che faccio fatica a confrontarmi con la realtà. E forse è vero. Se avessi dovuto pensare ad un matrimonio avrei pensato ad una vera e propria simbiosi tra due individualità, complesse e complete, bastevoli assolutamente a se stesse, che nella loro reciproca scelta quotidiana non fanno che amplificare le proprie potenzialità, con stimoli sempre più grandi, con il confronto costruttivo, con il dialogo fatto a volte di parole, ma più spesso di sguardi, sorrisi, persino pensieri e intuizioni. Un’unione che non è fatta di possesso, di paura per il futuro, di chiusura al mondo, di scontro di ego alla ricerca del miglior compromesso che, inevitabilmente, sacrifichi un pezzo dell’uno o dell’altro. Ma apertura, conoscenza, arricchimento dell’altro. Crescita insieme, nel rispetto anche di spazi personali mantenuti e salvaguardati, di un passato compreso e accettato, di un presente che è accoglienza ed un futuro incerto, ma da costruire con la scelta consapevole di ogni giorno. Ed anche lì… promettere che tutto rimanga permanente ed immutevole… un tantino azzardato ed ottimistico… ma sicuramente degno di una coscienza impegnata e fiduciosa.

Ecco io auguro ad Attilio e Michela che abbiano questo oggi, e che sappiano crederci ed alimentarlo ogni giorno della loro vita. Consapevoli che da soli possono essere e sentirsi 100, ma che insieme esprimono 1000! E vorrei che fosse solo questo sentimento a tenerli insieme… niente di più e niente di meno.

Questo è quello vorrei per loro. Con tutto il cuore.

 

 

 

 

Le relazioni di valore

“Meglio andare più lontano con qualcuno, che da nessuna parte con tutti”

Pierre Bourgault

relazioni

Uno dei più bei regali che mi sono concessa in questi ultimi anni è stato affinare e scegliere con sempre maggiore cura le persone che, accompagnandomi, aggiungevano colore, calore e valore alla mia vita riuscendo a farmi crescere ogni giorno un po’.

Condizionamento fondante dei miei primi quarant’anni, infatti, era stato forzarmi di “adattarmi” a chi, per poco o per tanto, percorreva della strada con me. Da giovani si è così: un po’ fatalisti ed inconsapevoli di se stessi e dei propri desideri.

Colleghi, conoscenti, parenti, a volte amici e persino “amori” arrivavano, come passeggeri dello stesso convoglio, capitati un po’ a caso nella mia rubrica telefonica e nelle mie giornate e mi sforzavo di trovare solo dopo il loro ingresso, la chiave che mi permettesse di costruire con loro un rapporto empatico, anche quando questo era difficile perché basato sul niente, se non la circostanza coatta del viaggiare un po’ fisicamente vicini.

La vecchiaia (o maturità che dir si voglia) mi ha, invece, insegnato il “lusso” di attirare “anime belle” nella mia vita. Di sceglierle col cuore. Di frequentare chi vibra con me, chi sa capirmi con uno sguardo, chi sente il mio dolore e gioisce della mia gioia. Felice di esser “sentita” esattamente allo stesso modo nella loro vita. Senza adattamenti o forzature di sorta. Oggi scelgo relazioni umane che sanno alimentarsi anche nel silenzio, anche nell’assenza di settimane e nella lontananza fisica. Che semplicemente “sono”. Niente più del calore e della complicità di un affetto sincero e disinteressato può dare valore alla vita!

E niente più di una relazione ipocrita e fasulla può toglierne. Questa è una delle vette di verità che sono riuscita a raggiungere a prezzo di grandi sofferenze e delusioni. Ma se c’è bellezza ed armonia nella libertà, è nella facoltà di scegliere di cosa alimentarla. Ed io voglio alimentarla anche di relazioni di valore.

Così oggi adoro “scegliere” con grande perizia i miei compagni di viaggio. Persone speciali per me, capaci di compassione, comprensione, empatia, scevre da giudizi e falsità, cuori che sono humus di comunicazioni arricchenti e vibranti per loro e per me. Accompagnando gentilmente alla porta del vagone chi strumentalizza i suoi rapporti personali, chi li sottomette al suo ego e alla sua vanità, chi non sa alimentare se stesso nella relazione con gli altri, se non per fini utilitaristici, assorbendo le altrui energie con la lamentazione, la negatività, i giudizi e le paure.

Mi è capitato anche con persone che hanno accompagnato percorsi di spensierata gioventù  di accorgermi che non hanno fatto gli stessi percorsi e che oggi le nostre strade non si incontrano e non sono più in armonia. Capita… fà parte della vita! Nessun giudizio, ma una serena scelta di lontananza scaturita dalla divergenza di cuore e di testa.

Perchè la nostra essenza di oggi si specchia in chi ci accompagna.

Quindi se vogliamo esser persone evolute e in evoluzione continua, accompagniamoci ad anime pulite, leggere e libere come vogliamo esser noi. Altrimenti finiremo per zavorrarci ed allontanarci dalla nostra essenza più profonda, leggera e in armonia col mondo.

 

Il senso di responsabilità

respon

La libertà significa responsabilità. Ecco perché molti la temono.

George Bernard Shaw

E’ proprio in questa giornata, che il telegiornale ha definito una nuova “giornata della memoria” che mi è venuta voglia di scrivere un articolo sul senso di responsabilità. 

L’8 settembre del 1943 veniva dichiarato pubblicamente, prima dagli Alleati e poi, conseguentemente, dal capo di stato italiano, generale Badoglio, l’armistizio incondizionato di Cassibile con cui l’Italia si dichiarava impotente difronte alle forze alleate, rinunciando alle ostilità. Nello stesso momento, la stessa Italia, quella monarchica si dichiarava ancora legata alla Germania “nella vita e nella morte”. Quello che è seguito a questi eventi è stata una grande confusione da parte di chi la guerra la faceva e la viveva davvero per strada, nelle trincee, con conseguenze terribili per gli italiani civili e militari (come l’eccidio della divisione Aqui a Cefalonia da parte dei tedeschi). Intanto i poteri istituzionali fuggivano per cercare di salvare le proprie teste (e possibilmente le poltrone). Era l’inizio della seconda parte della guerra, quella della resistenza partigiana.

Non è questo il contesto per un’analisi storiografica della vicenda, ma vuole essere un’occasione di riflessione sulla carenza di senso di responsabilità che purtroppo temo sia divenuta intrinseca dell’animo umano.

Il senso di responsabilità è quel valore di integrità che spinge le persone a rispondere direttamente delle proprie azioni attive o omissive. E prima ancora la capacità decisionale fatta di tutte le competenze legate alla ricerca della migliore soluzione sotto ogni aspetto, prima di tutto ed auspicabilmente, quello della giustizia. Valori, potenzialità che non sono comuni e soprattutto che non sono che di una parte piccolissima del genere umano. Troppo spesso assente, laddove servirebbe fosse.

La debolezza legata alla paura dell’errore, delle conseguenze derivanti dagli errori, a volte diventa paralizzante. E da lì ogni alibi possibile per non decidere. O, peggio ancora, un agito incoerente, per avere lo spazio ed il modo per ritrattare, per scaricare le responsabilità, per far finta di non aver agito o omesso, per tornare indietro, se si può, con una scrollata di spalle.

Sono partita dalla storia, ma tutto questo è anche il modus operandi spesso della nostra politica. L’acquitrino in cui si muovono ancora oggi le istituzioni, ma anche, a livello più quotidiano, “capi” che usano i propri collaboratori come capri espiatori dei loro errori, colleghi pavidi in contesti lavorativi sempre più competitivi, guru che vogliono insegnare la saggezza della vita buona e vivono nella paura e nella competizione, uomini e donne che scelgono scorciatoie a buon mercato, per non bagnarsi nella verità della loro vita, dei loro bisogni e dei loro limiti.

Siamo liberi di agire e di omettere. Ma credo che ogni errore nella vita porti con sè una lezione. Che ogni gesto derivi da una motivazione che ci ha spinti ad agire. Se imparassimo a conoscerci davvero, a perdonarci dei nostri limiti, a sorridere di questo mondo competitivo, rovesciando anche le convinzioni più stagnanti che contrappongono i vincenti ai perdenti,  la morale al peccato, forse saremmo anche capaci di affrontare le decisioni con lucidità. Avremmo la serenità di affrontare le conseguenze di opere ed omissioni, assumendocene le responsabilità, disponibili a tutto ed al contrario di tutto. Senza alcuna paura. Perché capiremmo che questo flusso è pura vita.

Ma per tutto questo occorre tempo, e soprattutto… occorrono buoni esempi… di quelli che facciano, poi, “buona storia”.

 

Un’altra vacanza, un’altra Calabria

“la Calabria è una bella donna mal vestita. Ma se la guardi nel profondo, scopri, vedi e senti la sua bellezza”

20160808_130120-1

La mia famiglia ha scelto per quasi 20 anni la Calabria come meta delle vacanze estive. Ma come spesso ho scritto in questo blog, occorrono spesso altri occhi per vedere quello che, probabilmente, c’è sempre stato intorno.

Quest’anno, così, dopo parecchi anni che ci mancavo, ho trascorso le mie vacanze in una modalità nuova e, forse anche per questo, con uno sguardo più curioso e attento. Quello che ne è emerso ha avuto il potere di sorprendermi.

Un camper, un’amica meravigliosa, ma in un’amicizia poco consolidata, un itinerario da definire strada facendo attraverso luoghi della memoria e scenari nuovi e da scoprire, un’altra amica che, forse, si sarebbe unita in corso di viaggio. Unito a tutto questo, i preconcetti con cui (da nordica acquisita, ahimè) avevo finito per guardare al sud più sud di Italia che c’è: un posto poco ospitale, talvolta pericoloso, poco incline al turismo e sicuramente poco ospitale. Lo ammetto… sono partita con questa zavorra nel cuore e nella testa. Ma con la voglia, nel contempo, di liberarmene!

Cosa abbiamo trovato?

Un’accoglienza ed una disponibilità delle persone del posto assolutamente uniche, palesata da gesti semplici, ma evidentemente sinceri e senza attese di ritorno. Quante persone meravigliose abbiamo conosciuto! E con che solarità e generosità ci hanno fatto sentire a nostro agio o aiutate in momenti di piccola difficoltà!

E che ridere vedere le facce stupite, nei paesini più sperduti, degli uomini che guardavano prima due e poi tre donne in un camper, manovrarlo tra stradine strette e con (incredibile!) la stessa maestria che avrebbe avuto un uomo! 🙂

E poi abbiamo visto e vissuto meravigliosi confronti con giovani e meno giovani, che avevano davvero e profondamente voglia di cambiamento, di rivalsa e sapevano puntare con fiducia e competenza sulle risorse locali, sulle proprie forze e capacità, spesso “nonostante” alcune istituzioni locali che invece di promuovere ed incentivare le iniziative autonome, le ostacola con fare ottuso e poco lungimirante. Ma in queste persone c’era lo sguardo fiero di appartenere ad una terra che amano, che vorrebbero vedere tutelata e rispettata da tutti, in cui sanno quanto il singolo contributo può essere importante al raggiungimento del benessere comune e scelgono ogni giorno di rimanere.

Abbiamo girato la Calabria meno turistica. Evitato i posti più frequentati per assaporare quanto di profondamente vissuto aveva da offrire questa regione. Dagli scorci marini, ai tesori nascosti sulle pendici di colline difficilmente accessibili (soprattutto con un camper!), dal versante tirrenico dei tramonti infuocati, a quello ionico delle albe mozzafiato.

E vissuto, perla ancora più preziosa, il piacere della condivisione femminile, delle chiacchiere di crescita e confronto, delle risate a crepapelle e dei selfie ridicoli e dichiaratamente adolescenziali.

Ci sono stati momenti belli di condivisione, emozioni forti, momenti malinconici e di riflessione. Ma ci stava tutto.

Se non sono questo le vacanze… allora cosa sono?

Un grazie particolare alle mie compagne di viaggio ed amiche: Rosaria e Giulia. Oggi siamo un po’ più abbronzate e un po’ più felici! Alla prossima!

20160814_210457

 

 

 

 

 

La leggerezza

“Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”

Italo Calvino

piuma

Era da tanto che non mi soffermavo a scrivere un nuovo articolo.

Non è stata una questione di impegni, di scarsità di argomenti, di mancanza di ispirazione o altro.

E’ stata un’improvvisa ed insostenibile voglia di sola “leggerezza”.

Ho riafferrato questo concetto che mi è sempre viaggiato a fianco. Più o meno consapevolmente ho spesso flirtato, giocato ed a volte desiderato impostare la mia vita sulla “leggerezza”.

Non parlo di stupidità. O di de-responsabilizzazione. O superficialità. Ma proprio della capacità di dare alle cose ed alle persone che ci sono nella vita, che ci entrano, che ne escono, a volte anche di sceglierle, per la loro capacità di portare leggerezza, serenità, pensieri lineari e semplici. E con lo stesso spirito scegliere le letture da fare. I film da vedere. Gli impegni da prendere. I sogni da fare.

La vita ci insegna che ci sono eventi che arrivano con la capacità di zavorrarci ed affondare ogni entusiasmo, sorriso, speranza e vitalità. E, troppo spesso, sono eventi che non abbiamo scelto, ma che arrivano malgrado noi.

Quello che invece vorrei, è poter “scegliere” tutto quanto in mio potere, con lo spirito dell’aliante che per quanto pesante riesce a planare e veleggiare guardando tutto dall’alto, senza palesare, al primo sguardo la sua massa.

Questo sarà, quindi, anche il tema della pagina Facebook di Ricomincio da Me. Questa l’ispirazione del mese di agosto.

Evitiamo pensieri pesanti. Evitiamo discorsi pesanti. Persone pesanti. Ricordi pesanti. Speranze ingombranti. Rivalutiamo la leggerezza… almeno in questo mese di agosto…  Io lo farò, perché dopo i tempi pesanti vissuti… ne ho bisogno… come l’aria… 🙂

 

 

 

I Piaceri del downshifting – Parte 2

eeeee

Uno dei principali vantaggi attribuibili al downshifting, secondo me, è proprio una nuova attribuzione del valore. Abbiamo lasciato che fosse il mondo ad indicarci “il valore” e, normalmente, il mondo l’ha avvicinato pericolosamente al concetto di “prezzo”.

Ma il “valore” è un concetto individuale, soggettivo, non assoluto, non oggettivo come può essere un prezzo. Il valore cambia per ognuno di noi ed è la risultante di tutte le esperienze di vita che abbiamo fatto, dei riferimenti educazionali avuti dalla famiglia, anche dei dolori, purtroppo, con cui l’esistenza ci ha confrontati.

I profondi e veri desideri non possono prescindere da quanto noi attribuiamo nella vita come di valore. Io per esempio considero di massimo valore il tempo. Anche più del denaro. E per questo ho fatto la scelta del downshifing. La libertà di azione, l’integrità e coerenza di pensato ed agito sono altri aspetti che valuto imprescindibili. E considero di valore le relazioni sincere con le persone. I confronti intellettualmente onesti.

Uno degli scopi che vorrei dare alla mia vita, per considerarla veramente realizzata, è renderla una vita “eccellente”. Non felice, non serena, non ricca, non allegra. Ma una vita eccellente. Dove per eccellente intendo ogni giorno più scelta, ancorata ai miei personali valori, a quanto mi appare giusto e bello.

Ecco, fare un downshifting non è abbassare le pretese o accontentarsi. Nella mia vita ha significato liberarla di inutilità, di relazioni coatte, di bisogni indotti, di compulsive avidità. Alleggerirla, darle valore, riempire la mia vita del me più autentico.

E’ una scelta facile? Assolutamente no!

Una scelta compresa e condivisa? Meno che mai!

Una scelta necessaria? Per me lo è stata, categoricamente.

E come portarla avanti ogni giorno? Rivolgendo l’attenzione al dentro più che al fuori. Imparando ad ascoltarsi di più, riconoscendo l’intuito, prescindendo dai giudizi delle altre persone, scegliendo molto accuratamente, anche i nostri compagni di viaggio. Solo così diventa una scelta possibile e felice. Perchè fare un downshifting e continuare a confrontarsi con i vecchi sistemi ci rende persone frustrate, infelici, e irrealizzate.

Se oggi dovessi valutare la mia vita con lo sguardo del mondo, dovrei darmi della pazza, immatura, sognatrice ed ingenua. E questo mi farebbe male.

Io mi guardo, però. E mi “giudico” con quanto è veramente importante per me e vedo una donna libera, senza catene, che può scegliere ogni giorno, che ha il privilegio di godersi la vita per quello che le dà profondamente piacere e gratificazione. Non l’auto di lusso. Non più la vacanza superchic, non l’abito firmato o le scarpe griffate. Ma tempo per pensare e scegliere. Relazioni arricchenti e costruttive. Progetti creativi e mille opportunità.

Ecco per me questo è il vero e profondo senso del downshifting.

 

 

 

 

 

 

La felicità non è la meta del viaggio. La felicità è il viaggio.