Il valore aggiunto

Valore aggiunto

Il valore aggiunto è quel plus, quella caratteristica per la quale, quando decidiamo di acquistare un bene o un servizio, decidiamo di pagare un corrispettivo in denaro. E’ così importante che lo Stato ci ha messo su una tassa. Che è appunto l’IVA, l’imposta sul valore aggiunto.

Da lì abbiamo imparato a ricercare il valore aggiunto nelle cose che acquistiamo, nei servizi di cui usufruiamo. Li compriamo, li scegliamo, proprio sulla base di quanto “percepiamo” essere il loro valore aggiunto.

Immaginiamo di andare in un negozio ad acquistare un oggetto, immaginiamo un vaso in un bel negozio di arredamento.

Cominciamo ad immaginarlo nel nostro salotto. Sul tavolino, accanto alla lampada. Ne percepiamo i colori, e cerchiamo di figurarci che tono darà al nostro salotto. Se ci rendiamo conto che quell’immagine ci piace, se pensiamo che il nostro salotto, ne trarrà un “valore aggiunto”, proviamo a confrontare questo percepito col prezzo scritto sul cartellino. E se i due valori si avvicinano, e se il nostro portafoglio ce lo permette, allora decidiamo di investire su quella spesa, per avere quel valore. Facile, sembra, no?

Ma ora proviamo a mantenere il concetto e a spostare l’oggetto di questa “aggiunta” su noi stessi.

Qual’è il valore aggiunto che noi, come persone, apportiamo nella vita delle persone che ci circondano? In che maniera concorriamo ad incrementare il valore della loro vita? O almeno la percezione di questo valore? E’ bello ed importante fare questo esercizio, perchè ci mette nella condizione di guardarci dall’esterno, di renderci conto di quanto siamo capaci di empatia, di capire profondamente le persone che amiamo.

Il valore aggiunto è fatto tanto di ascolto, ad esempio. La nostra capacità di accogliere chi ha bisogno di un nido caldo in cui portare le proprie ambasce quotidiane. Ma il valore aggiunto è dato anche dalla capacità di non giudicare e non far sentire giudicate le persone. Dalla voglia di farle star bene ed a loro agio. Dalla capacità di non far prevaricare il proprio “io” sull’altro.

E poi ci sono i gesti concreti. Quel fare generoso che porta un valore nella vita degli altri

Ma il valore che dobbiamo apportare è quello percepito nell’altro. Non in noi stessi. Non decideremmo di acquistare quel vaso, se il commesso cercasse di convincerci a farlo perchè nella sua casa stà benissimo! No?

Beh… anche se si può pensare il contrario, questa è sicuramente una delle cose più difficili da fare .

Siamo naturalmente portati, forse per l’istinto di conservazione della specie, a metterci daventi a tutto e tutti. A dare massima priorità alle “nostre” esigenze, piuttosto che a quelle altrui, a guardare a cosa serve a noi, più che a quello che può servire chi amiamo. A volte siamo così presuntuosi da sapere cosa “deve” essere il valore aggiunto che gli altri si “devono” aspettare da noi!

Ma così “capita” semplicemente che gli altri non ci scelgono. Che la persona che abbiamo accanto non si senta compresa, amata da noi.

Invece “amore”, il vero “amore” è prima di tutto generosità, è rivolgersi all’altro, all’oggetto del proprio amore, più ancora che a se stessi!

Allora facciamo questo esercizio: quanto valore siamo capaci di apportare nella vita di chi ci stà vicino? Cominciamo a farlo con le persone che amiamo di più… e poi, via via, con chi ci è più lontano. Il collega, la vicina di casa, o l’amichetto di nostro figlio. Allenarci a dare valore, significa automaticamente cominciare ad averne di più e spontaneamente, da chi ci stà vicino. Creiamo quel circolo virtuoso che ci consente di ricominciare a provare piacere nel dare. Dare anche senza  attesa di ricevere. Ma dare… che ne dite, ci proviamo? Vedrete poi gli effetti… e se non li vedrete… beh, capirete tante cose in più di voi stessi e delle persone che vi sono vicine! Non è valore anche questo? 🙂

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18 giugno

“La migliore preparazione per domani è fare del tuo meglio oggi”
H. Jackson Brown Jr.

mese

Pare proprio che ce l’abbiamo fatta. E’ stato un percorso lungo e terribilmente sofferto. Ma ora si vede, finalmente, la luce al fondo.

Ho pensato tantissimo, anche in questi ultimi giorni, se tutti gli sforzi fatti per trovare una “casa” all’associazione “Ricomincio da Me”, fossero poi stati necessari. Ma credo che sia importante per le nostre associate, per chi voglia associarsi, per chi voglia cominciare un cammino per ricominciare da se stessa, avere un punto di riferimento anche fisico.

Ed ora c’è. Davanti a me, un mese di lavori per renderlo un posto accogliente e caldo, ma soprattutto un posto dove sarà piacevole andare per staccare, per dedicare del tempo a se stesse.

E la sede sarà anche il nucleo centrale, da cui si muoverà il mondo di Ricomincio da Me. Che farà i suoi primi passi a Milano, ma poi… chissà. 🙂

Insieme alle partner ed alle fornitrici di Ricomincio da Me, lavoreremo per rendere disponibili e fruibili tutte le opportunità per dar vita alla seconda vita, quella che tutte noi abbiamo, ma che tante fanno finta di non vedere. La vita della consapevolezza di quelle che siamo e possiamo fare, senza condizionamenti inutili, ma tanta forza ed entusiasmo.

Vi capita o vi è capitato di alzarvi la mattina dal letto, e sentire che qualcosa non gira più? Se questa strana sensazione continua a pervadervi l’animo, non ignoratela. Provate a capirla. A parlarle. A farvi parlare. E se vi fà piacere, venite a trovarci, dal 18 giugno avremo un posto fisico dove accogliervi.

Nei prossimi giorni pensatemi con il cappello di carta in testa ed il rullo con la vernice (rigorosamente colorata) in mano…arriverò al 18 giugno stanca, ma sicuramente felice e piena di entusiasmo!

E voi? Ci sarete tra un mese a Milano a brindare con me? Ovviamente all’inaugurazione saranno gentili ospiti anche gli uomini… perché sarà solo festa!

 

 

I RICORDI DEL TEMPO CHE FU’

La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

infanzia

Sono molto legata ai miei ricordi d’infanzia ed adolescenza. Di quando nel mondo tutto mi appariva una scoperta, nuovo, da sperimentare. Sono stati anni bellissimi. Incoscienti, forse. Ingenui, anche. Ma totalmente spensierati!

D’altra parte ho anche sempre pensato di esser stata molto fortunata. Quando io ero piccola, non si sentivano tutte le brutture che oggi ci tempestano sui giornali, la televisione, internet. Allora quasi non si credeva possibile che qualcuno potesse far del male ai bambini. E così ho vissuto la mia infanzia molto liberamente, e questo mi ha insegnato ad essere autonoma già da piccola.

Oggi alla luce di quanto si sente, si direbbe che i miei genitori siano stati irresponsabili. Sono convinta, infatti, che la differenza tra allora ed oggi  non stia in un degradamento dell’umanità, ma in una mercificazione dell’aberrazione umana. Prima ci si vergognava anche di raccontare certe iniquità. Oggi non solo si raccontano, ma si sostengono interi programmi televisivi su questi temi, alimentando paura ed avvilimento nello spettatore inerme. Forse una via di mezzo, sarebbe stata ottimale!

Ma poi alla luce di quanto ho studiato sul coaching per adolescenti, devo dire che ho capito tante cose. Il modo migliore per crescere un figlio è lasciarlo libero. Nelle sue scelte, giuste o sbagliate, ma lasciargli la possibilità di fare, di sbagliare e di pagare le sue conseguenze. Forse solo cosi diventerà un adulto degno di questo termine. Capace di assumersi le responsabilità delle sue azioni e di esser consapevole di se stesso.

Credo che i genitori debbano essere per un figlio un grande punto di riferimento, una guida, ed un esempio. Anche di felicità. Non ho figli miei, ma immagino che possa essere difficile, poi. applicare questo nella vita di tutti i giorni. Ma credo anche che crescere un figlio non significhi proteggerlo a tutti i costi dai mali del mondo, ma insegnargli la capacità di prevederli, di evitarli, o, nel caso peggiore, affrontarli. Ma sempre facendo, mai subendo la vita.

Il coaching per adolescenti credo che sia una disciplina incommensurabilmente fruttuosa.

Perchè abituare una persona, nella sua fase più delicata di creazione della sua identità, a costruire la sua vita secondo i suoi talenti e le sue inclinazioni, credo sia un progetto meraviglioso. Ed un progetto capace di trasformare completamente la vita di quell’adolescente.

Ma quanto dura l’adolescenza? Una volta si pensava dai 13 ai 18 anni, poi questo periodo temporale si è allungato, fino ai 23. Ma in realtà io credo che chiunque neghi le sue responsabiltà, probabilmente, ancora non è riuscito a crearsi una sua identità e maturità da adulto. Ed ho conosciuto uomini e donne over 40, cosi!

Donne x Milano, Milano x le Donne

“Quando la vita ci chiede di ripartire, facciamoci trovare pronte!

Invito

L’associazione “Ricomincio da Me” ha deciso di aderire alla Call della delegata alle pari opportunità del comune di Milano, Francesca Zajczyk, in merito al progetto “Donne x Milano, Milano x le Donne”.

Milano è una città che sta ripartendo da se stessa. E così le Donne che vi ci abitano che forse, prima di tutti, hanno capito che il mondo sta cambiando e loro stesse hanno bisogno di avere tutti gli strumenti per poter cambiare.

Il primo e più importante strumento, è la consapevolezza di se stesse e di quanto possono fare ed avere dalla propria vita. Auto-realizzarsi, per le Donne, oggi non è una scelta o un’opportunità. Ma un desiderio, un bisogno sempre più forte ed impellente. Una forza capace di smuovere il vento del cambiamento.

Il 13 e 14 giugno, in una location molto bella e suggestiva, nel cuore storico di Milano, con sale a volta, un grandissimo auditorium, ma soprattutto un cortile ed un giardino molto suggestivi, si terrà il primo evento per le non associate di Ricomincio da Me. Una vera e propria “Full Immersion” nel mondo della Rinascita.

Nella prima giornata del sabato, si esporranno tutti i temi della rinascita, per condividere l’importanza e la validità degli strumenti e dei metodi utilizzati.

Si partirà con una descrizione dell’associazione “Ricomincio da Me”, le sue finalità, la sua essenza. E quindi ogni professionista avrà l’occasione di raccontare un po’ di se stessa e della sua personale rinascita, per poi illustrare, anche con esempi pratici e divertenti, i principi alla base della propria area professionale e delle proprie competenze.

Si parlerà, così, di coaching umanistico, teatro esperienziale, metodo Calla Twilly, consulenza di immagine, nutrizione, yoga e meditazione per “vincere” lo stress quotidiano (MY No Stress). La giornata del sabato finirà con la spiegazione dei quattro temi che animeranno la giornata successiva del 14 giugno!

Quattro temi, per quattro percorsi differenti: Ascoltati, Valorizzati, Esprimiti, Allenati. Il primo laboratorio a circuito, in cui si succederanno laboratori esperienziali differenti. In tutti i percorsi, così come in Ricomincio da Me, il filo conduttore sarà sempre il coaching. Perchè non si può davvero e profondamente ripartire, senza aver cambiato anche il nostro modo di essere e rivolgerci alla vita!

A questo punto, prima di andar via, ad istinto, senza pensare troppo, scegliete il Vostro tema, ed iscrivetevi. L’istinto vi guiderà a scegliere quello più vicino alla vostra essenza ed al vostro desiderio profondo del momento.

Ed eccoci giunte alla domenica 14. Le partecipanti saranno suddivise in quattro location differenti, sulla base dei temi prescelti. Ed in questa location, si succederanno laboratori differenti e tematici.

Ascoltati: un circuito di laboratori pensati per imparare ad ascoltarci nel
profondo, a capirci, ad assecondare il nostro corpo, conoscendoci! Coaching, Nutrizione, Teatro Esperienziale e MY No Stress, in sequenza nel corso della giornata

Valorizzati: basta concentrarci sulle nostre debolezze e rovinarci la vita! Con questo laboratorio a circuito, impareremo a tirar fuori il meglio di noi stesse! Coaching, Consulenza di immagine, Calla Twilly e Nutrizionista ci insegneranno come fare!

Esprimiti: Liberiamoci dalle zavorre ed impariamo ad esprimerci al meglio mettendo in atto le nostre potenzialità. Coaching, Teatro esperienziale, Calla Twilly e Consulenza di immagine si seguiranno per insegnarci a farlo!

Allenati: Tonifichiamoci! Ma non solo con lo sport! Ma oltre ad un’ora completa di Calla Twilly, Coaching, Nutrizione e MY No Stress!

Abiti comodi, tanta voglia di sorridere e di imparare e mettersi in gioco, anche conoscendo probabili future amiche di rinascita: questo sarà il workshop di giugno!

100 i posti disponibili, eccezionalmente, una quota di partecipazione simbolica di 50 euro per entrambe le giornate di corso! Invito rivolto solo alle Donne (non ce ne vogliano i maschietti!)

Dunque, per ogni ed ulteriore informazione, per il modulo di iscrizione o semplicemente per conoscerci, non esitate a scrivere a

info@ricominciodame.org

Vi aspettiamo!

LA FIDUCIA NEL PROSSIMO

“Mi fido di tutti. Non mi fido del diavolo dentro di loro.”
(Troy Kennedy-Martin)

fiducia

Ormai sono parecchi giorni che mi chiedo se aver scelto per il mio futuro lavorativo, di credere nel mio prossimo, al punto da fondare un’impresa sociale, sarà una scelta che mi ripagherà, o mi porterà alla delusione più completa.

Anche nei momenti peggiori, ho sempre creduto che la prevaricazione, l’opportunismo, la falsità fossero eccezioni, fossero quel diavolo nel cuore del prossimo. Ma che il mondo, poi, avesse voglia di vicinanza, serenità, sostegno e supporto.

Ultimamente ho paura di dover prendere atto che non sia così, che non sia l’eccezione. Ma la regola. Che l’egoismo, il centrare il mondo sui propri bisogno, la ricerca del vantaggio a dispetto del prossimo sia comune alla maggior parte dell’umanità.

Ed allora quale dovrebbe esser la soluzione? Diffidare, sempre. Attaccare, per primi, Essere disponibili, mai. Adeguarsi, insomma.

E per chi, come me, non ha mai saputo farlo? Imparare. In fretta, per non esser calpestati dal prossimo.

Mi sono resa improvvisamente conto che il mondo del lavoro dipendente mi aveva sempre “protetta” da una realtà ancora più triste ed aberrante di quella che c’è all’interno del contesto aziendale. Mi è stato detto che devo cambiare. Che devo imparare a diffidare degli altri. Cominciare ad usare il mio prossimo. E soprattutto, capire ed individuare chi cerca di usarmi, di manipolarmi, di avvantaggiarsi a scapito della mia persona, e chiuderlo fuori dalla mia vita.

Come si fa a cambiare e diventare cosi, mentre si stà investendo ogni forza, entusiasmo ed euro in un’impresa che ha lo scopo di aiutare il prossimo?

Io non credo che riuscirò a cambiare. Ma credo che proprio per questo sarò soggetta ancora a mille e mille delusioni. Crescerò, cambierò? Può darsi. Sarà un bene? Chissà!

Per il momento ho solo tanta tristezza dentro. Una tristezza che mi svuota l’anima.

L’ATTESA DELLA FELICITA’

“Se si costruisse la casa della felicità, la stanza più grande sarebbe la sala d’attesa.”
Jules Renard

L’esperienza mi ha insegnato che esistono veramente due tipi di attesa. Una che amo, una che odio.

sognareL’attesa che amo è quella di un evento felice, previsto, sognato, immaginato. Godere dei momenti in cui semplicemente mi prefiguro la felicità, la gioia che ne verrà, sono momenti di pura gioia in se stessa. Ho imparato a godermi l’impazienza, la speranza, il cuore che trema, persino la paura che qualcosa vada male. Perché quelle emozioni sono quelle che mi mancheranno dopo, quando l’evento sarà avvenuto e sarà un bel ricordo (si spera!). Quando questo mi accade, provo a concentrarmi sull’attimo presente, provo a vivere col massimo dell’intensità il momento, a bloccarlo nella mia testa, fissando intensamente tutte le emozioni che sto sentendo. Quest’attesa, a mio parere, è parte integrante dell’evento che sta per succedere.

Poi esiste un’attesa che odio. guardare la pioggia

E’ l’attesa passiva che “qualcosa accada”, quella dell’inattività, della paura che blocca ad agire, dello stand by che può durare poco o tanto, ma è sempre inutile. In quei momenti, quando non si agisce ora, ma si rimanda, ci si costruisce un alibi, più o meno convincente, ma pur sempre un alibi.

“in questo momento non ci sono le condizioni migliori”, “Sicuramente domani troverò la determinazione giusta”, “c’è la crisi, meglio evitare”, “magari non ho considerato tutti gli aspetti”.

Quando si ha chiaro, dentro il proprio cuore, cosa è giusto e cosa è sbagliato, attendere significa solo sprecare vita. Per questo motivo, l’attesa di qualcosa che dipende solo da noi, ma si porta fuori da noi, è un’attesa che odio.

Io vivo quotidianamente tutte e due le attese, come tutti. Ma ho imparato ad essere forte ed impietosa con me stessa. Cercando di sfuggire gli alibi, ridendo di me stessa quando provo a costruirmene. Questo è il frutto di un lavoro di conoscenza e crescita che non si ferma, ma che continua, giorno dopo giorno. Ma saperlo riconoscere, credo sia già un bel traguardo.

LA SEDE DI RICOMINCIO DA ME

“Chi vuole avere la frutta, deve arrampicarsi sull’albero”

Thomas Fuller

palazzo

C’è stato un momento in cui ho dubitato della mia capacità di affittare uno studio. Poi ho capito che è proprio il mercato immobiliare che si è complicato!

Sapevo che doveva essere Milano. Perché occorreva partire dalla città italiana che, in questo momento, stà scommettendo di più su se stessa. E Milano lo stà facendo, grazie all’occasione dell’EXPO. Un fermento grande agita la città ed i milanesi. Sentirsi al centro dell’attenzione, li inorgoglisce (come dovrebbe inorgoglire l’intera Italia) e li fà sentire finalmente parte del mondo. La globalizzazione, ma quella positiva, costruttiva e di condivisione.

E Milano è una città europea, vitale, vissuta, che stà facendo anche lo sforzo di diventare una città più verde e vivibile.

Ho speso sei mesi a cercare e negoziare la sede giusta per “Ricomincio da Me”. Ne ho viste tantissime. Ma cercavo, oltre che la zona giusta di Milano, anche il buon rapporto qualità/prezzo, dovuto in tutte le iniziative che stanno nascendo e, pertanto, non sostenute se non da risparmi personali, vanno curate con attenzione anche da questo punto di vista.

La sede che alla fine ho scelto, è situata in un luogo particolare. Molto particolare, a mio parere.

Immersa nella zona universitaria di Milano, città Studi, una zona piena di giovani, di potenzialità che lavorano per esser messe in atto. Un quartiere, che rappresenta quindi, la forza costruttrice del domani, fatta di talenti, di studio, di fatica, ma anche di risultati, di soddisfazioni e di speranze.

Ed è difronte all’istituto nazionale dei Tumori di Milano. All’inizio ero scettica davanti a quest’evenienza. Ma poi ho capito che non poteva esserci location migliore. Come se questo, fosse il segno del destino. Perché per ricominciare da se stesse, occorre avere fiducia e speranza in un futuro migliore. In un futuro che, soprattutto, ci sarà. E allora quale posto, a Milano, può esser più pieno di speranza di un ospedale oncologico? Dove si studia, si lotta e spesso si vince, il nemico forse più temuto che al giorno d’oggi abbiamo.

Io ho vissuto l’esperienza di leggere un mio referto medico con su scritte le terribili parole “neoplasia al pancreas”. So cosa si possa provare quando realizzi, all’improvviso, di non essere “immortale” come avevi creduto di poter essere, solo perché giovane, ed innamorata della vita. E so quanta gratitudine si possa provare nei confronti della vita, quando si può pensare a questo, come a qualcosa che appartiene al passato.

E allora “Ricomincio da Me” avrà la sede più giusta. Perché sia di monito a chi si distrugge da sola l’esistenza, richiudendosi da sola in gabbie sempre più asfissianti. O ricercando la propria felicità nell’apparire, nell’avere e non nel vivere, nell’essere. E, perché no, per quelle Donne che hanno, purtroppo, vissuto la tragedia di vedere la propria vita vacillare (come è successo a me) ed hanno trovato la forza per combattere e vincere la battaglia più difficile.

Venerdì scorso, dunque, pur senza alcuna busta paga, o fidejussione, sono riuscita a convincere la proprietà di questo studio di quanto di buono e sano ci poteva essere in quest’idea. Per ora è un’idea. Che coinvolge molte altre meravigliose professioniste e Donne.

Ma dal 1 maggio, quest’idea ha anche un posto dove esprimersi e vivere. E questo mi rende orgogliosa.

Ho lottato e sofferto per arrivarci. Ma come diceva Fuller, non ci sono vertigini che tengano, quando si spera di godere dei frutti più dolci e succosi del mondo. No? 😉

Le cose nuove

C’è sempre un’emozione particolare nell’aprire una cosa nuova. Quando compriamo un abito, o un libro, o un qualsiasi oggetto e ce lo rimiriamo per le prime volte, cercando di trarre una soddisfazione da quel senso di scoperta, di non ancora violato, di non famigliare che possiede solo il nuovo. Pur sapendo che saremo altrettanto grati, poi, a quell’oggetto, quando ci sarà noto, quando sapremo riconoscerne i dettagli, prima di toccarli. Ci sembrerà famigliare, imbatterci in esso. Quasi rassicurante. Sarà nostro. Un’estensione di noi.

Ecco, io ora, mentre scrivo, ho questa sensazione. Unita alla speranza che un blog più personale, che sia più il “mio blog” possa interessare chi legge.

Chi ha letto “menocentogiorni” sa che la mia vita ha preso le direzioni più varie, più diverse, anche le più sbagliate (col senno di poi, facile dirlo, no?). A volte mi sono fatta condizionare da chi pensavo ne sapesse più di me. Molte troppe volte ho sbagliato mettendo davanti al cuore, la testa. Molte altre ho ugualmente sbagliato, mettendo il cuore davanti a tutto. Fino a diventare cieca delle evidenze che non volevo in alcun modo accettare.

Ma sempre, in ogni caso, mi sono assunta la responsabilità di quanto ho scelto. E questo è un motivo di grande orgoglio per me. Troppe persone ho conosciuto incapaci di farlo. E le ho trovate puerili. Irrisolte.

“La coerenza è l’ultimo rifugio di chi ha poca immaginazione”, diceva Oscar Wilde.

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Non confondiamo mai, la coerenza con l’integrità. Essere coerenti significa non cambiare idea. Ma le idee sono foglie al vento. Vivono nell’ambiente in cui nascono e ne sono figlie. L’integrità è altro. Viene dalla profonda essenza, Dal nostro più profondo essere e sentire.

Elena dunque, è integra, ma non coerente. Mi spiace… ma è così! 🙂

Ricominciamo con questo blog. Come un nuovo inizio. Ma spero di portare con me chi mi ha seguito su menocentogiorni. E magari qualche amico in più… che ne dite? Vi pare una buona idea?

Se sì, buona lettura!

La felicità non è la meta del viaggio. La felicità è il viaggio.