Archivi tag: crescere

Le fasi dell’evoluzione individuale (prima parte)

“L’evoluzione è molto più importante che il vivere. 
ERNST JÙNGER

 

Il nuovo business del terzo millennio che stà invadendo “le società evolute occidentali” è diventato appunto “business”, laddove era solo approccio culturale alla vita in oriente. 

“Occidentali’s karma” docet. 

Ma proviamo a capire cosa significhi concretamente fare un percorso di crescita personale e quali sono le fasi che vengono più comunemente attraversate. 

Viviamo immersi nel bisogno. C’è chi come Maslow ha creato una “gerarchia dei bisogni” molte decine di anni fa. 

Ma cosa spinge allo sforzo per soddisfare quei bisogni, il sintomo che induce la tensione al soddisfacimento del bisogno? 

Sui bisogni primari la risposta è semplice: abbiamo fame e sete, dunque ci “attiviamo” per procurarci cibo ed acqua. Dobbiamo proteggerci e dunque ci “attiviamo” per avere un tetto sotto cui vivere. 

Ma  nella crescita personale, cima della piramide maslowiana, qual è il “sintomo” che induce lo sforzo atto a soddisfarlo? 

Spesso non si conoscono nemmeno alla lontana i concetti di crescita ed evoluzione personale per l’ambiente sociale frequentato, per temperamento personale, per l’urgenza di bisogni più basilari da soddisfare. Difficilmente si “avverte” il semplice e diretto sintomo legato al bisogno di realizzarsi. 

Ma quasi sempre si avverte un disagio personale. 

A volte legato a fatti contingenti che accadono nella vita: la fine di una relazione, un lutto, una malattia, difficoltà relazionali con parenti o amici, difficoltà economiche e via dicendo. 

Altre volte legato ad un generico malessere psico-fisico, somatizzazione di un’insofferenza non ben circostanziata ma forte e tale che se trascurata, molto spesso innesca uno stato d’animo profondamente invalidante, a volte persino bloccante della propria esistenza. 

Tutto ciò attiva processi di vario genere: ascese religiose, migrazioni tra discipline mediche diverse, passando sempre più spesso per scienze olistiche fino, a volte, a lambire i mari della parapsicologia e discipline sempre più imponderabili e, a mio avviso, discutibili quali preveggenze di imbonitori di vario ordine e genere. 

Sappiamo tutto dell’istinto di sopravvivenza con il quale ci garantiamo di rispondere ai bisogni primari. Ma spesso trascuriamo che esiste anche un istinto alla felicità e piena realizzazione delle nostre vite. Tanti hanno deciso di smettere di voler sentire questo istinto per svariate motivazioni, ma il prezzo che si finisce per pagare è assai caro ed il conto, purtroppo, viene presentato poco prima di scendere da questa grande giostra della vita. 

Se “tutti” avvertono e capiscono quanto scritto, solo una parte di “tutti”arriva a capire il profondo senso di necessità ed urgenza di operare una crescita personale a fronte di tutto ciò. La maggior parte, avvertendo questo disagio, trova soluzioni palliative, temporanee più o meno gravi sulla base di quanto riescano a compensare (di solito poco) e quanto, ahimè, distruggano del resto della vita (di solito “troppo”). Ed ecco tutte le varie patologie compulsive che sempre di più vanno ad affliggere individui e distruggere famiglie: gioco d’azzardo, shopping compulsivo, disturbi dell’alimentazione, work alcoholism solo alcuni dei compensativi più noti e distruttivi. 

Ma allora quali alternative concrete sono a suggerire con questo mio nuovo articolo? 

Continua…. 

Annunci

Il motore del sè

yyyyyyy

Mi guardo intorno, vedo tante persone che vivono la loro vita, si relazionano, agiscono, sperano, scelgono, pensano e mi chiedo: qual è il motore di tutto questo?

Intendo dire: cosa alimenta il motore delle persone.

Ho spesso sentito dire che i motori possono essere solo due: l’amore o la paura. Ma devo dire che non sono d’accordo.

Ci ho riflettuto e Vi sottopongo questa ipotesi: se a muovere gli individui ad agire fosse solo il bisogno di riconoscere se stessi al di fuori di sé?

Al di là dei bisogni primari, forse c’è la necessità di specchiarci negli altri, soprattutto nelle persone che stimiamo ed amiamo. Lo facciamo infatti, spesso, nelle relazioni con il partner, amici, parenti, genitori, figli. Sentiamo il desiderio di essere imprescindibili, di avere da loro attestazioni di affetto e stima. Ci animiamo quando ci sentiamo cercati, voluti. Se ci interpellano per un consiglio, se ci invitano e cercano la nostra compagnia, ancor di più se ci attestano la loro considerazione ed il loro amore.

E così nel lavoro.

Gli uomini, forse ancor più delle donne, arrivano ad identificarsi totalmente nella loro professione, anche quando questa  non corrisponde esattamente ad una passione, ma costituisce semplicemente un modo per avere introiti economici e vivere. E da qui discendono le frustrazioni di ambizioni frenate, l’attesa del giudizio de capo, la ricerca della benevolenza del cliente, l’attestazione dell’imprescindibilità della nostra presenza. E con essi le competizioni, i malumori, le ansie e tanti dei mali che ci affliggono e ci tormentano.

E nei figli.

Nei figli amiamo intercettare, leggere qualcosa di noi. Sono la più naturale e realizzata prosecuzione del nostro essere e, come tali, devono rivelarsi. Amando ciò che amiamo, con l’indole che ci appartiene ed i punti di forza che ci riconoscono tutti.

E nelle cose.

In oggetti di cui desideriamo circondarci. Vogliamo che l’auto che guidiamo racconti chi siamo. Uomini di successo o donne di classe. Gli abiti che indossiamo. I gioielli che portiamo. A volte, più pateticamente, i luoghi che frequentiamo ed i partner cui ci accompagniamo. Ovviamente inutile dire che tutto ciò è sfruttato possentemente dai media che ci  sanno suggerire le forme più facili e convenienti affinché l’immagine che vediamo nello specchio, sia la più “invidiabile” possibile.

Nessuna scelta profonda ed in completa armonia col nostro essere. Ma la cieca volontà di riconoscersi fuori da sé, secondo il giudizio “universalmente condiviso” di valido, vincente, forte e bello.

E facendo così… abbiamo finito per non riuscire nemmeno più a capire ed ascoltare cosa desiderare, chi volere accanto, cosa fare nella vita e persino chi amare e come amare.

E se fosse così? Cosa significherebbe? Quali conseguenze comporterebbe?

Aspetto opinioni e suggerimenti nei commenti qui sotto!

Le mie personali risposte nei prossimi articoli!